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direttore: Aldo Bianchini

Orizzonti di mezzanotte: Michele Ingenito parla !!

Aldo Bianchini

Lunga intervista con Michele Ingenito, autore del romanzo giunto alla terza edizione

Si fa strada a larghe bracciate il romanzo Orizzonti di mezzanotte di Michele Ingenito a pochi giorni dal suo esordio in 3° edizione, per i tipi di Officine Zephiro.

Dopo l’intervista con l’autore del 4 giugno scorso a Maiori, nell’ambito della rassegna letteraria Incostieramalfitana e la successiva presentazione del 10 luglio ad Amalfi, l’opera sarà oggetto di  dibattito nel programma delle manifestazioni SCALA INCONTRA NEW YORK del prossimo 8 settembre 2011.

Del resto, visti i temi specifici del romanzo ispiratosi direttamente alla distruzione delle “Torri Gemelle” di New York dell’11 settembre 200 e da cui ha preso spunto l’edizione di quest’anno di SCALA INCONTRA NEW YORK nel decennale di quella tragica ricorrenza, un dibattito su questo romanzo di Ingenito appariva scontato.

Abbiamo posto, quindi, dieci domande all’autore sulla sua opera, destinata ormai a salire sempre di più nei consensi generali.

 

 

D1 Qualcuno ha scritto che, prima o poi, il tuo romanzo è destinato alla ribalta nazionale e, quindi, ad esplodere.

 

R. Preferirei che fosse destinato alla ribalta delle coscienze.

 

D2. Perché?

 

R. Perché sono le coscienze a fare gli uomini. Vedi, un romanzo o una poesia o un testo drammatico sono veicoli di cui si serve l’autore per divulgare un messaggio, un’esperienza, un evento. Purché sia qualcosa che nasca dal di dentro, dalla sua capacità di interiorizzare e trasmettere le esperienze della vita, le cose semplici che poi semplici non sono. Le cose di tutti e di tutti i giorni; dell’uomo della strada, soprattutto. Cioè dell’uomo comune, di cui è maggioranza il nostro universo: i  deboli, gli indifesi, il popolo insomma.

 

D3. Più o meno le cose a cui si ispirava un grande scrittore popolare inglese dell’Ottocento…

 

R. Dickens!?

 

D4. Esatto, proprio Charles Dickens. Ti sei ispirato a lui?

 

R. Non direttamente, ma hai colto comunque nel segno. Dickens scriveva nel pieno dell’Inghilterra vittoriana. Un paese proiettato alla conquista del mondo e, quindi, al suo impero. Ma era anche l’Inghilterra del proletariato urbano, dello sfruttamento nelle fabbriche e nelle miniere e, quindi, di una classe operaia che si andava formando, con tutti i suoi problemi sociali e umani. L’ideale per un grande scrittore come Dickens per rappresentare il malessere individuale e collettivo fatto di ingiustizie attraverso l’arma impietosa del romanzo. Tra tutti e su tutti, penso, ad esempio, ad Oliver Twist.

 

D5. Torniamo ai tuoi Orizzonti. Qual è il suo inno e chi è e cosa deve essere lo scrittore oggi?

 

R. Guarda, personalmente sono diventato scrittore, sia pur assai modesto, quasi per caso. E, comunque, per rispondere più propriamente alla tua domanda, invertirei l’ordine della risposta. Lo scrittore non ha nulla di speciale rispetto ai propri simili. Forse, la cosa che lo differenzia dagli altri  è la maggiore sensibilità che, di fatto, equivale anche ad una maggiore fragilità. Ma proprio per questo egli è  paradossalmente più spontaneo e immediato e, quindi, più libero. Quanto all’inno dei miei Orizzonti, beh, trattasi effettivamente della voce di un singolo individuo, di un individuo libero, però, e non portavoce di una classe o di un partito o di determinati gruppi di potere.

 

D6. Nella tua narrazione, semplice e accattivante, prevale comunque un intreccio assai complesso e problematico. Un intreccio che associa al ritmo impressionante della narrazione una articolazione inattaccabile circa le moderne problematiche di politica internazionale. A ciò si associa anche una analisi profonda dell’io dei protagonisti e dei loro problemi esistenziali.

 

R. Mi sembra un bel complimento che non sono certo di meritare. E, comunque, come ha ricordato qualche anno fa il Premio Nobel della letteratura, il cinese Gao Xingjan, la letteratura nasce da quella comunicazione interiore che, aggiungerei, ogni uomo attiva e vive nel corso della propria vita. Essi si trasformano via via in sentimenti, in pensieri, in emozioni, di cui si serve, poi, la lingua per comunicare. Da qui la scrittura sotto forma di trama, trasferita in parole attraverso  la lingua. Lingua e letteratura diventano, così, quel binomio inscindibile di cui si serve lo scrittore per proporre agli altri la propria personale comunicazione.

 

D7. Torniamo ad Orizzonti di mezzanotte. Come ti è vento in testa di prevedere un attentato terroristico al nostro Presidente del Consiglio in Costiera amalfitana.

 

R. Messa così la domanda, sembrerebbe abbastanza semplicistico rispondere. In realtà me  lo hanno chiesto in molti; anche l’altra sera, sullo splendido terrazzo dell’Hotel Residence di Amalfi, a conclusione di un intenso dibattito. Effettivamente ipotizzare un evento terroristico così clamoroso nella zona forse più mite del mondo, sembrerebbe una vera e propria cattiveria. Ma sta proprio lì il ‘segreto’ della mia proposta, la sua chiave di lettura, in un certo senso la sua metafora. Come ho detto quella sera, ho cercato volutamente il paradosso e, quindi, non a caso. Mettere a confronto due realtà, le due grandi realtà che animano la vita e il mondo: il Male (leggi Al Qaeda e la sua maniera di farsi giustizia con l’arma spregiudicata e negativa del terrore) ed il Bene (una parte di mondo purissima ed immacolata – la Costiera amalfitana – a cui nessuno oserebbe mai pensare di fare del male). Il primo mira a distruggere il secondo, quest’ultimo contrappone la propria forza, i propri valori, per neutralizzare e sconfiggere gli elementi negativi di chi lo insidia. Non a caso sono molti i riferimenti biblici all’interno del romanzo.

 

D8. Ci sono anche posizioni assai coraggiose come, ad esempio, la difesa dell’omofobia.

 

R. Beh, sì, ed è stato voluto come netta condanna del pregiudizio dell’uomo verso l’uomo, per giunta all’interno della stessa civiltà. Alì è il personaggio vittima del Male, nonostante la sua battaglia anche a favore di chi lo tradirà: un buon Samaritano musulmano e, quindi, anche cristiano. Non vedo differenze a questo punto.

 

D9. Si annunciano grossissimi calibri della comunicazione, della magistratura antiterroristica islamica italiana e del nostro cinema alla presentazione del tuo libro giovedì 8 settembre prossimo, nell’ambito delle manifestazioni SCALA INCONTRA NEW YORK.

 

R. Se così fosse, sarà tutto merito degli organizzatori.

D10. Per la sua intensità drammatica e per il ritmo incalzante che lo contraddistingue, più di uno paragona il tuo libro al Codice da Vinci di Dan Brown, anche lui professore universitario di inglese a Cambridge. Qualcun altro definisce Orizzonti di mezzanotte un romanzo storico, politico, religioso, ambientale, di costume, e così via. Devo ammettere che un libro di circa 700 pagine scoraggia a prima vista la lettura. Ma, ne sono testimone, una volta iniziato a leggerlo, non ti fermi più. E quelle problematiche, e molte altre, te le ritrovi una per una senza mai stancarti.

 

 

R. Ogni libro ha la propria identità. E, poi, vuoi mettere? Dan Brown è Dan Brown. Io non sono nessuno rispetto a lui nel panorama letterario che conta. Quanto alla seconda parte della domanda, indubbiamente quelle caratteristiche sono certamente presenti in maniera intensa nell’opera. Ma, credimi, a volerle sintetizzare in una battuta, se dovessi, cioè, coagulare in due parole una sintesi globale dell’opera, direi che Orizzonti di mezzanotte è innanzitutto e soprattutto una grande storia d’amore.

 

 

 

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