il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Villani: tre righe per il paradiso !!

Dopo undici mesi di arresti domiciliari sono stati sufficienti tre righi per reinserirlo nella vita sociale e nella quotidianità. Ci sono casi in cui, invece, con tre righi si va in galera come nel caso di Giordano, Bonavitacola e Salzano.

 

Aldo Bianchini

La collega Angela Cappetta, molto intelligentemente, ha stigmatizzato l’atteggiamento della giustizia salernitana nei confronti dell’ex presidente della Provincia Angelo Villani ristretto agli arresti domiciliari fin dal 2 novembre 2010. Dopo undici mesi sono stati sufficienti tre righi dattiloscritti per comporre il provvedimento con cui i giudici della seconda sezione penale del tribunale hanno rimesso in libertà,probabilmente a seguito di un sussulto di coscienza, il personaggio che più di tutti era stato comunque bistrattato da una Procura che, invece, nel caso di Amato ha ritenuto di dover utilizzare un altro metro di giudizio. Ma di questo ho già ampiamente scritto parlando di “doppiopesismo” e non vorrei qui ripetermi. Da sabato 8 ottobre scorso, quindi, Angelo Villani è ritornato libero, finalmente!! Credo che a breve anche il resto della famiglia Villani tornerà a respirare l’aria della libertà. Perché comunque sia la libertà e libertà ed a nulla vale la possibilità (come è stato per Angelo!!) di trascorrere la carcerazione preventiva nella villa di famiglia con giardino e piscina. La libertà non ha prezzo e non può essere scambiata con niente altro che non sia la certezza di potersi muovere a proprio piacimento, e Villani ne sa qualcosa. Mi auguro soltanto di vederlo tra qualche settimana seduto nei banchi del Consiglio Provinciale dopo essere stato restituito al suo legittimo ruolo politico. Tre righi, dicevo, per rimettere in libertà una persona. Una magra soddisfazione dopo tanti mesi di sofferenza, ma pur sempre una consolazione ed anche una certa soddisfazione. Altra cosa, invece, è quando con tre righi si va in galera e di casi del genere è piena la letteratura giudiziaria, almeno di questi ultimi venti anni del dopo tangentopoli. Per rimanere nel nostro orticello del Distretto Giudiziario di Salerno vorrei ricordare a tutti il caso più clamoroso che si è registrato proprio nella Procura cittadina. Gli attori sono di primo piano: Michelangelo Russo (pm), Mario Porcelli (ispettore capo di PS) e Giovanni Giannattasio (architetto, imputato). E’ la sera del 16 febbraio 1994, sono le ore 18,10, quando comincia l’interrogatorio dell’architetto Giannattasio che era stato prelevato dai domiciliari dove era stato ristretto dopo un periodo in carcere, la stanza è quella del pm Russo al terzo piano del palazzo di giustizia. Il clima è gelido, la durezza degli inquirenti altrettanto, il timore di una nuova carcerazione per Giannattasio è immanente. A precisa domanda del pm risponde: “Posso dire con tutta certezza, ed impegno la mia professionalità trentennale, che il progetto base del comune di Salerno, non era assolutamente progetto esecutivo, ma un semplice tracciato che si sovrapponeva tout court al tessuto edilizio esistente”. Tre righi, soltanto tre righi ma estremamente utili all’accusa che depositerà il verbale d’interrogatorio nelle mani del GUP che pochi giorni dopo manderà a processo Vincenzo Giordano, Fulvio Bonavitacola e Aniello Salzano (più alcuni tecnici) dopo una <carcerazione preventiva e assurda, ancora più assurda del processo che rimarrà negli annali della stori8a giudiziaria salernitana come un vero e proprio colpo di mano della magistratura contro il potere politico dell’epoca. Decine e decine le udienze processuali, le spese di danaro pubblico, il supplizio degli imputati per risultare “estranei ai fatti” dopo diversi anni. Posso sbagliarmi ma ho sempre ritenuto che senza quelle tre righe della dichiarazione di Giannattasio probabilmente il GUP non avrebbe neppure rinviato a giudizio gli imputati e, forse, si sarebbero aperti scenari diversi nella storia di questa città. Ovviamente mi son o sempre chiesto come fu possibile ritenere fondate, al di là di ogni ragionevole dubbio (e di dubbi ce n’erano tantissimi!!), le poche parole di Giannattasio a fronte di decine e decine di faldoni progettuali che dimostravano il contrario. La risposta, ovviamente, non arriverà mai e tutto sprofonderà nell’oblio del tempo.  Per chiudere, ci sono anche tre righi che non sono mai serviti a nulla; interessante l’interrogatorio fatto dall’attuale ministro Francesco Nitto Palma al defunto pseudo-camorrista Giuseppe Cillari. Ma questo le vedremo in una prossima puntata.

1 Commento

  1. … lo scritto è anche in parte condivisibile.. ma il provvedimento di scarcerazione di villani è di quattro (4) pagine, non tre righe..

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