il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

RECUPERARE IL SACRO

Alfonso D’Alessio

Nella vita sovente capita d’incontrare persone che, anche se apparentemente lontane dalla nostra sensibilità di fede e di comprensione della vita, lasciano il segno. Infondo ogni uomo è accomunato dal desiderio di ricerca della Verità e, quando si riesce ad andare oltre gli schemi che il diffuso e mediocre pensare impongono, si scoprono strade e punti di convergenza inimmaginabili ma belli. In un tempo non lontano, attraverso un comune amico ho conosciuto Nando Frattini, uomo dalla vita intensa ma soprattutto capace di pensare oltre le apparenze e il politicamente corretto di stampo farisaico. Usa il vero garbo che è quello di rispettare l’interlocutore. Sono nati così dei colloqui, avvolti dal clima di piacevole amicizia, che riproducono nel piccolo lo stile della “corte dei gentili”, quei luoghi culturali dove si incontrano credenti e non. Qualche sabato or sono il discorso è caduto sul sentire il sacro e su quanto oggi questo, anche per i credenti, sia difficile. Sono molteplici i fattori che ne rendono ardita la percezione. Alcuni sono voluti e strategicamente pensati, come il parlare sempre meno della religiosità relegandola alla sfera privata e intimista. Come se la fede non avesse ricadute nella vita quotidiana e non fosse un fatto pubblico. Altre volte si usa qualsiasi pretesto per arruolare detrattori della chiesa, come il caso di chi, docente universitario che farebbe il pelo a quattro ad uno studente che non ricorda un termine inglese riportato alla pagina 763 del testo di 1000 pagine che ha consigliato di studiare, si imbarca in commenti giornalistici su argomenti di cui non ha letto nemmeno il riferimento testuale di base. Ma il mondo è bello perché vario e allegro. Ma dov’è finito quel profumo di sacro, quell’aria di preghiera che imponeva d’inginocchiarsi anche quando la fede barcollava, quel senso di mistero trascendentale che avvolgeva le chiese d’un tempo? Per trasmettere il sacro occorre viverlo, altrimenti assume il sapore di un atteggiamento falso. La responsabilità è anche di noi uomini di chiesa. Dovremmo, per esempio, evitare che gli edifici sacri si possano fregiare di nomi altisonanti di architetti che però, in modo evidente, applicano conoscenze nozionistiche non sorrette da un vissuto di fede. Vengono così fuori “panettoni”, “cubi” e quant’altro, forse pregevoli per l’arte ma indubbiamente freddi e carenti di una delle principali funzioni, quella catechetica. Per non parlare della liturgia, valorizzata dal Concilio e a volte deturpata dalle comunità. Di tanto in tanto guardare al passato con intelligenza sarebbe auspicabile e non vorrebbe significare di essere conservatori, qualificazione già di per se stolta. Recuperare il bello aiuta a respirare il sacro-

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