il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Sala Consilina. Con le piogge autunnali è allarme frane.

 

                                                 

Antonio Citera

VALLO di DIANO – Le prime piogge autunnali, hanno segnato in maniera evidente il pericolo delle frane dovuto essenzialmente ai tanti roghi boschivi che nella passata estate hanno interessato il Cilento ed il Vallo di Diano. Fenomeni franosi hanno interessato nei giorni scorsi alcune strade del territorio. Dal responsabile DFC Vallo di Diano Gaetano Rubino, arriva la denuncia verso la Regione . “ E’ mancato un piano antincendio adeguato alla prevenzione dei numerosi focolai che hanno distrutto parte del Territorio” Allarme frane nel Cilento e Vallo di Diano, dopo un’estate rovente caratterizzata dalle fiamme che hanno distrutto centinaia di ettari di vegetazione. Già con le prime piogge, abbiamo assistito al fenomeno , infatti, nei giorni scorsi, due frane hanno interessato alcune aree del Comprensorio, in entrambi i casi fortunatamente solo paura per le persone che si trovavano nei paraggi. Un allarme sottolineato a gran voce in più occasioni da Democrazia Federalista Campania, che già nei mesi scorsi, aveva allertato la Regione del pericolo incombente, accusandola di non aver attuato un piano antincendio efficace e funzionale. -Una situazione che mette seriamente a rischio l’incolumità delle persone- così il responsabile comprensoriale DFC Gaetano Rubino commenta l’emergenza – . Un’estate calda , la siccità, sicuramente sono stati fenomeni naturali che hanno contribuito all’insorgere dei roghi devastanti che nei mesi scorsi hanno bruciato le montagne del territorio- continua Rubino – ma è anche vero che l’emergenza andava prevista  e monitorata sotto tutti i punti di vista. – Altre annate torride, ( 1997, 2001,2003, 2007,) non hanno mai fatto registrare sul piano degli incendi boschivi, una situazione così drammatica come quella verificatasi quest’anno- continua- . La colpa è della Regione che nonostante il tanto vantato piano antincendio da 13 milioni di euro, non ha saputo fronteggiare il problema alla radice . Il fenomeno incendi- continua – va combattuto con la prevenzione, l’avvistamento,  il coinvolgimento dei cittadini, bisogna evitare che i singoli focolai si trasformino in poco tempo in incendi di grosse dimensioni, difficilmente controllabili e difficili da domare. Ora il problema sono le frane – conclude Rubino – che interesseranno le varie zone del territorio mettendo in serio rischio l’incolumità pubblica.  Ancora accuse dunque al Presidente Caldoro da parte di DFC , che con il suo leader Antonio Lubritto mette a nudo le lacune della pubblica amministrazione verso problematiche  ambientali, economiche, sociali. – Una cattiva gestione che si ripercuote sulla popolazione inerme di fronte ad un sistema politico che ha fallito nel suo essere- , queste le parole di Lubritto che chiede un cambiamento  ed esorta i cittadini  a prendere atto dello sfascio in corso, bocciando di fatto questa classe politica che no risponde al binomio fondamentale del vero amministratore “ Capacità- Onestà.  Un problema quello delle frane post incendio messo in evidenza anche dagli esperti della protezione civile,che spiegano il fenomeno dal punto di vista tecnico. – la copertura vegetale degli alberi – ci dicono -svolge un ruolo fondamentale nella protezione del suolo, ostacolando i processi di mobilizzazione del terreno dovuti all’acqua, al vento e ad altri processi erosivi. Il bosco, soprattutto quando la copertura vegetale è continua, svolge due azioni principali: una regimante e una antierosiva. La prima consiste nella capacità di ridurre il ruscellamento superficiale e la portata di piena dei corsi d’acqua. La vegetazione limita lo scorrimento dell’acqua sul terreno per due vie: intercettando le precipitazioni con le foglie e frenando la velocità delle gocce d’acqua. Questa azione – continuano – è molto importante, se consideriamo che un bosco può arrivare a intercettare il 30-40% delle precipitazioni annue. La funzione antierosiva viene svolta, invece, attraverso un’azione frenante nei confronti dell’acqua di scorrimento superficiale che, scorrendo verso il fondovalle, incontra degli ostacoli, perde velocità e, quindi, diminuisce il potere erosivo. La vegetazione, soprattutto se costituita da alberi ad alto fusto, impedisce anche i fenomeni di erosione dovuti al vento. Infatti, la forza del vento viene ridotta del 30% dietro un frangivento arboreo, fino a una distanza pari a dieci volte l’altezza degli alberi. Tutte queste azioni, con l’aggiunta dell’azione stabilizzante dovuta alle radici, sono molto importanti, perché contribuiscono a rendere stabili i pendii.  Senza la copertura vegetale  - concludono -l’evapotraspirazione e l’infiltrazione dell’acqua nel sottosuolo sono notevolmente ridimensionate e, quindi, l’azione predominante è quella di ruscellamento, che comporta erosione e possibilità di fenomeni franosi.

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