il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

I tumori in Campania e l’eroico Gianuario

Renato Messina (renatomessina87@gmail.com)

 NAPOLI – Il 21 luglio sono rimasto molto colpito da una notizia; l’Huffington Post, con un articolo di Salvatore Barbera (direttore di Change.org), riportava la storia di Gianuario Cioffi, un ragazzo campano di 21 anni. Gianuario è uno studente di medicina originario di San Felice a Cancello ed ha lanciato una petizione proprio su Change.org (sito specializzato in questa tipologia di attvità, raccogliendo numerose adesioni) per chiedere al Ministro della Salute di intervenire dopo la sentenza della Corte Costituzionale, la quale ha negato alla Regione Campania di istituire il registro locale dei tumori. Gianuario (e tutti i cittadini della sua zona) hanno ottime ragioni per sostenere questa causa perché, come riporta Barbera,  già due rapporti ufficiali (uno del ministero stesso e uno della Protezione Civile) testimoniano una incidenza di tumori oltre la media in quella zona. Essendo campano e giovane come Gianuario (ho pochi anni più di lui) ho voluto approfondire. La sentenza in questione è la n°79 del 2013 e la decisione in essa contenuta non è campata in aria. Premetto che condivido totalmente l’opera di Gianuario e invito tutti a firmare la sua petizione ma, sfortunatamente, la politica spesso riesce a rendere grigie anche le questioni che dovrebbero essere semplicemente bianche. Per istituire questo registro La Regione Campania ha adoperato i soliti metodi di moltiplicazione degli incarichi e della spesa pubblica, favorendo il ricorso dell’Avvocatura dello Stato. Il ricorrente (il governo) ha avuto gioco facile appuntando alcune norme che, come cita il testo della sentenza, “disponendo che la gestione di ogni registro tumori sia affidata ad unità operative dedicate e strutturate presso ciascun dipartimento di prevenzione delle ASL e della Regione, istituiscono nuove strutture organizzative, così interferendo con l’attuazione del Piano di rientro dal disavanzo sanitario affidata al Commissario ad acta e menomando le sue attribuzioni.” In pratica, a dispetto del piano di rientro, ci sarebbe stato l’ennesimo allargamento di strutture e aumento di personale che, avendo noi Regione Campania un deficit sanitario abnorme, ci è vietato.  Il secondo punto è ancora peggiore del primo (e di questo dobbiamo ringraziare la suprema corte), perché riguarda la nomina dei sette (si avete capito bene sette) responsabili dei registri tumori provinciali, sub provinciali, di quello infantile e del coordinatore. Il governo mette in evidenza che “le norme … riservano all’assessorato regionale alla sanità la nomina dei sette responsabili dei registri tumori provinciali e subprovinciali, del responsabile del registro tumori infantili e del funzionario del centro di coordinamento, senza precisare le procedure attraverso le quali debbano essere effettuate tali nomine e se esse riguardino o meno il personale già dipendente dal servizio sanitario regionale; le norme in questione pertanto – sempre secondo il ricorrente − contrastano con i principi di buon andamento ed imparzialità della pubblica amministrazione nonché con il principio del pubblico concorso di cui all’art. 97 della Costituzione”. La Regione stava quindi per nominare senza bando pubblico e senza specificare se fossero state nuove assunzioni. In fine c’è la causa principale del giudizio di incostituzionalità delle norme inerenti il registro dei tumori; ovvero lo stanziamento ad hoc di un milione e mezzo di euro, proporzionalmente divisi tra le ASL della regione per la costituzione dei registri. Su questo argomento la Corte si esprime così, citando un caso simile sempre in Regione Campania: “Lo stesso Commissario ad acta con delibera del 14 settembre 2012 ha ritenuto di dover adottare un’analoga iniziativa, utilizzando però le strutture amministrative esistenti ed il personale in servizio; ed è significativo che abbia anche avuto cura di indicare l’esistenza di una pregressa e vigente copertura finanziaria per il funzionamento degli uffici in questione, precisando «che per le attività del presente decreto non sono previsti oneri aggiuntivi a carico del bilancio regionale»”. Semplicemente la Corte si è chiesta perché ora si sarebbe dovuto spendere questa cifra se, poco tempo prima, era già stata fatta una cosa simile a costo zero. Non è stato piacevole scrivere questo articolo, il buonsenso ci dice che un registro tumori sia necessario. Sono anche convinto che sia normale pensare che, per argomenti come questo, valga la pena spendere tutti i soldi che siano necessari; ma è proprio su questi temi che non possiamo permetterci speculazioni, assicurando massima serietà e completezza di analisi. Dedico quindi l’articolo a  Gianuario che è un leone, anche se noi continuiamo ad essere governati da iene.

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