“nuovo” lavoro?: nella Ristorazione, in agricoltura e nell’edilizia specializzata

da ANCE Salerno

SALERNO – Nel difficile contesto del mercato del lavoro campano emerge la mappa dei profili professionali più richiesti: addetti nella filiera della ristorazione (bar e ristoranti soprattutto); artigiani ed operai specializzati nel comparto delle costruzioni; agricoltori qualificati.

È il quadro evidenziato dal Sistema Informativo Excelsior (Unioncamere e Ministero del Lavoro) in relazione alle previsioni di assunzione formulate dalle imprese dell’agricoltura, dell’industria e dei servizi per l’anno in corso.

I dati sono stati elaborati dal Centro Studi ANCE Salerno, che ha approfondito il quadro delle dinamiche nelle 5 province della Campania.

Emerge – spiegano gli analisti del Centro Studi ANCE Salerno – una situazione molto fluida dove influisce nettamente l’indicatore della stagionalità, a conferma di percorsi lavorativi precarizzati e legati sostanzialmente ai trend riferibili al mercato turistico ed alla rotazione delle colture nel settore primario. Va, inoltre, segnalata – aggiungono gli analisti del Centro Studi ANCE Salerno – la domanda sempre consistente, anche se deteriorata dalle condizioni generali di crisi, di professionalità ad alta qualificazione artigianale, a conferma di una inadeguata correlazione tra circuito delle scuole professionali e tessuto produttivo.

«In Campania – si legge nel bollettino Excelsior Informa – risulta stabile la quota di profili intermedi, mentre aumenta quella delle professioni operaie, che guadagnano quasi 3 punti». Se si guarda alle professioni richieste dalle imprese campane «si rileva che oltre il 60% delle assunzioni programmate è concentrato in solo sei figure. In pole position si collocano o i profili intermedi tipici del turismo e della ristorazione (ossia cuochi, camerieri e baristi), con 8.390 assunzioni, e le professioni non qualificate nelle attività commerciali e nei servizi (6.790 unità). Queste sono professioni – specificano gli analisti Excelsior – caratterizzate da un’elevata rotazione del personale, che spesso viene assunto con un contratto a termine».

I movimenti occupazionali

Complessivamente i lavoratori in ingresso in Campania si attestano a 60.190 unità; quelli in uscita sono 70.270 con uno sbilancio negativo di -10.080. Se si entra nel merito delle specificità dei contratti, i lavoratori alle dipendenze in entrata sono stimati in 54.410, ai quali vanno aggiunti 3.130 collaboratori con contratto a progetto e 2.650 lavoratori non alle dipendenze.

Dal punto di vista delle uscite i lavoratori dipendenti sono 60.230, ai quali si sommano 3.150 collaboratori con contratto a progetto e 890 non alle dipendenze.

A livello provinciale gli ingressi complessivi più consistenti sono previsti nel Napoletano (34.500); nel Salernitano (13.100); nel Casertano (6.650); nell’Avellinese (3.610); nel Beneventano (2.330).

Sotto il profilo delle uscite i saldi negativi di maggiore rilievo si prevedono in provincia di Napoli (-4.870); Salerno (-1.760); Caserta (-1.320); Benevento (-1.130); Avellino (-1.000).

I profili professionali

Esercenti ed addetti nelle attività di ristorazione; addetti alle vendite; addetti alle attività ricettive; addetti alle attività commerciali; agricoltori ed operai agricoli specializzati; artigiani ed operai specializzati nelle costruzioni; operai specializzati nel metalmeccanico, nell’industria estrattiva, nell’industria alimentare e nell’industria del legno: sono questi i profili in ingresso più richiesti che è possibile dedurre dall’analisi delle specifiche tabelle relative alle cinque province della Campania.

I flussi in ingresso più positivi riguardano, in particolare, due macroaree di riferimento: le professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi; artigiani, operai specializzati e agricoltori.

I numeri confermano che è proprio in questi due bacini di utenza professionale che si registrano i maggiori ingressi in tutte e cinque le province della Campania.

In provincia di Napoli il numero dei contratti previsti entro la fine del 2014 nell’ambito delle attività della ristorazione sono 5.530; altri 3.330 gravitano nel circuito degli addetti alle vendite.

In provincia di Salerno i contratti preventivati nelle attività di ristorazione sono 1.680, mentre quelli nell’area vendite 910.

In provincia di Caserta 650 nella ristorazione e 580 nelle attività commerciali. In provincia di Benevento 220 nella rete commerciale e 170 nella filiera delle attività ricettive e nella ristorazione. In provincia di Avellino 350 nella ristorazione e 250 nel commercio.

Se si scende nel dettaglio dell’analisi dei flussi contrattuali riferiti ad artigiani, operai specializzati ed agricoltori, in provincia di Napoli sono stati previsti 1.620 contratti per artigiani e operai specializzati nelle costruzioni ed altri 1.310 per operai agricoli.

In provincia di Salerno nel settore primario saranno 1.230 i rapporti di lavoro attivati, mentre si attesteranno a quota 610 quelli riferibili alle specializzazioni nelle costruzioni. Nel Casertano 510 contratti per artigiani e operai specializzati nell’industria estrattiva e nell’edilizia; 260 contratti per artigiani e operai metalmeccanici.

Nel Beneventano 230 contratti per artigiani e operai specializzati nell’industria estrattiva e nell’edilizia e 150 per operai specializzati nell’industria alimentare, del legno e del tessile-abbigliamento.

In Irpinia 280 contratti per artigiani e operai specializzati nell’industria estrattiva e nell’edilizia e 220 contratti per artigiani ed operai metalmeccanici specializzati.

il presidente DI ance salerno antonio lombardi: «E’ indispensabile rafforzare il legame tra istituti tecnico-professionali e filiere produttive»

«Il quadro che emerge dall’analisi di Unioncamere – dichiara il presidente di ANCE Salerno, Antonio Lombardi – evidenzia che i profili professionali di operai specializzati da un lato e le figure richieste dalla filiera della ristorazione e della ricettività dall’altro, si configurano come riferimenti occupazionali di primaria importanza per gli asset produttivi più competitivi della regione: turismo, commercio, agroindustria e manifatturiero di qualità».

«È evidente – ha aggiunto ancora Lombardi – che nel rafforzamento auspicabile dei processi di qualificazione di queste categorie di lavoratori giocherà un ruolo sempre più preponderante l’attivazione di meccanismi strutturali in grado di implementare le relazioni virtuose tra gli istituti tecnico-professionali ed il mondo delle imprese».

«L’analisi dei fabbisogni occupazionali – ha concluso Lombardi – ribadisce che non è più rinviabile un piano organico di interventi istituzionali mirati a rendere più efficace l’incrocio dell’offerta e della domanda di skill professionali. In un momento così difficile le opportunità reali e non calate dall’alto di sbocchi lavorativi per tanti giovani in cerca di occupazione vanno non solo incentivati, ma adeguatamente supportati».

 

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