il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Morti e fantasmi siculi

di Barbara Filippone

Nella di  ”Festa di Ognissanti” e nella festività dei Morti in Sicilia, l’1 ed il 2 novembre, come da tradizione, fiere, mercatini, mostre ed esposizioni vengono fatte in tutta la Sicilia.

In particolare la festa dei morti è una ricorrenza molto sentita, risalente al X secolo, rappresenta l’attaccamento al proprio passato, alla propria storia. I morti vengono concepiti come qualcuno di cui non avere paura, se la paura c’era, veniva alleviata in passato con la condivisione del cibo portato addirittura al cimitero e con la gioia del gioco;  la consuetudine di  far trovare ai bambini un regalo “portato” dai morti era un modo per sentire più vicini e sempre presenti i propri cari scomparsi, un modo per sdrammatizzare la morte. La festa è infatti dedicata ai bambini, che rappresentano la continuità con la vita. In questa tradizione si esprime anche quel concetto forte di “famiglia” che in una cultura siciliana e di “memoria” è antico quanto lo stesso attaccamento alla terra. Purtroppo gli ultimi anni sono stati contrassegnati da una moda diversa di anticipare i festeggiamenti dei morti, con la festa di Halloween celebrata tra la notte del 31 ottobre e del 1 novembre, una festa anglosassone di origini antiche che ha assunto negli Stati Uniti le forme accentuatamente macabre e spesso violente ma trasformatasi in una festa commerciale piuttosto  che nel suo vero significato. Infatti la parola Halloween rappresenta una variante scozzese del nome completo All-Hallows-Eve, cioè la notte prima di Ognissanti e in realtà le due festività sono strettamente legate, anche se col tempo al giorno d’oggi, nel mondo intero, Halloween è la festa più importante dell’anno per i seguaci di Satana. In più il 31 ottobre è l’inizio del nuovo anno secondo il calendario delle streghe. Ma in realtà nulla di questa festività risulta compatibile col significato della festa dei morti, e con le sue tradizioni tipiche. Durante il Giorno dei morti nella visita ai propri congiunti  c’è la volontà di conoscere un passato che non ci appartiene più visivamente ma che fa parte di noi e questa rappresentazione spesso goliardica associata ad Halloween ha oscurato il significato di questa nostra festa che in Sicilia assume anche aspetti gastronomici di non poco conto.. come la vendita della martorana,  un tipico dolce siciliano, precisamente palermitano, famoso nel mondo, vagamente somigliante al marzapane ma notevolmente più dolce e saporito, a base di farina di mandorle e zucchero e confezionato tradizionalmente in forma di frutta. Quello che molti non sanno è che deve il suo nome alla Chiesa della Martorana nei pressi del convento omonimo e a quello di Santa Caterina nel centro storico di Palermo dove le suore lo preparavano e lo vendevano fino a metà del 1900, tradizione oggi abbandonata. Secondo una nota tradizione, la Martorana è nata perché le suore del convento della Martorana, per sostituire i frutti raccolti dal loro giardino ne crearono di nuovi con mandorla e zucchero, per abbellire il convento per la visita del papa dell’epoca. Ma sono tanti e tutti caratteristici i dolci siciliani anche  “i favi a cunigghiu” (fave bollite e condite con olio e origano),  a “murtidda”  (piccole bacche di mirto) e i “cruzziteddi” (castagne secche) . I dolci tipici del “cannistru” sono tanti: i tetù (specie di taralli morbidi, ricoperti di glassa bianca o al cioccolato), le reginelle (biscotti ricoperti di sesamo, che a Palermo chiamiamo cimino), i “taralli”,  le “ossa di morto”,  la “frutta martorana”, e poi c’è la “pupaccena” (pupazzi di zucchero a forma di cavalieri e dame, così chiamati probabilmente perché  celebravano la “cena sacra” dei morti ).

E  concretamente questa festività è stata rivalutata nel suo significato più intrinseco, addirittura nei plessi scolastici, molte insegnanti infatti si sino adoperate affinché i bambini apprendessero la tecnica del fare la martorana. E l’entusiasmo di questa novità, perché nel frattempo non tutte le mamme l’avevano mai fatta in casa, per lo più l’avevano comprata, come me, hai coinvolto i bambini delle classi quinte apprezzando il significato e l’importanza delle tradizioni…

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