il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

CRINIERA/3: la riqualificazione delle accuse … sempre le stesse !!

Aldo Bianchini

SALERNO – Come sempre ho atteso qualche giorno prima di scrivere sulla conferenza stampa tenuta da Alberico Gambino, presso lo studio del suo avvocato Giovanni Annunziata, presente anche l’avvocato Alessandro Diddi. Ho atteso qualche giorno perché il caso, squisitamente tecnico e in punta di diritto, andava studiato in ogni suo dettaglio prima di scrivere pochi stralci di cronaca che non danno l’esatta dimensione del caso stesso. La vicenda che comunque sta travolgendo due personaggi politici importanti dell’intero agro nocerino-sarnese, Alberico Gambino e Massimo D’Onofrio e in parte anche Giovanni Pandolfi Elettrico, può essere definita a giusta ragione “un caso giudiziario complesso” che comprende una lunga sequela di indagini preliminari dalla fine del 2009 fino al 15 luglio 2011 (giorno dell’arresto di Gambino ed altri); altre indagini collaterali e complementari a quelle iniziali; un processo “Linea d’Ombra” finito con una sentenza di assoluzione quasi completa per Gambino (la posizione di D’Onofrio era stata tenuta fuori dal processo, ma in caldo come vedremo !!); un processo a carico della segretaria generale del Comune di Pagani dott.ssa Ivana Perongini finito con una assoluzione piena; altro processo intentato da un dipendente del Comune sempre contro la Perongini e finito anch’esso con un’assoluzione piena; un  processo a carico dell’addetto stampa di Gambino, dott.ssa Annarosa Sessa, finito in stand-by; un processo di appello richiesto sia da Gambino che dalla Procura e tuttora in corso; e dulcis in fundo potremmo anche aggiungerci il processo tuttora in corso per lo scandalo INPS diviso in almeno tre tronconi con il coinvolgimento di personaggi già inseriti in Linea d’Ombra e dai quali la DDA di Salerno preleva a tratti riferimenti utili alla continuazione delle indagini da parte dei pm Rosa Volpe e Vincenzo Montemurro che non si sono mai interrotte. Tutto questo coacervo intricatissimo di indagini, di arresti in carcere e ai domiciliari, di perquisizioni, di rinvii a giudizio e di processi dà la chiave di lettura di quello che in gergo giudiziario è stato definito il “Sistema Pagani” volendo intendere la commistione di affari e di malaffari tra imprenditoria – istituzioni locali regionali e nazionali – politica – malavita organizzata. Se non si ha ben chiaro il Sistema Pagani che tiene in scacco un’intera città da diversi anni non si capisce e non si spiega il palese presunto accanimento giudiziario della DDA di Salerno nei confronti di Gambino e D’Onofrio che, in un certo senso, hanno rappresentato e rappresentano le punte di diamante della politica innovatrice e, forse, soffocante attuata dal leader Edmondo Cirielli. Ma non stiano tranquilli quelli che almeno all’apparenza e per quanto ne sappiamo si trovano oggi nella condizione di “uomini liberi e incontaminati”; le future evoluzioni delle inchieste sullo scandalo INPS nelle mani del pm Roberto Lenza sono, per certi versi, molto più devastanti di quelle nelle mani della Volpe e di Montemurro. Detto tutto questo è necessario incominciare a fare subito dei distinguo di tipo squisitamente tecnico e in punta di diritto, come si suol dire. Il processo “Linea d’Ombra” era nato sulle denunce chiare e circostanziate (ma mai concretamente provate !!) di un solo imprenditore che risponde al nome di Amerigo Panico, il quale nel bene o nel male si era assunto la responsabilità di quello che aveva denunciato ed ha già in parte pagato (fallimento di una delle sue aziende e arresto per presunta bancarotta fraudolenta) nell’attesa del resto (così dicono gli imputati di Linea d’Ombra). L’accusa più importante di Linea d’Ombra era di “scambio politico-mafioso” previsto dall’art. 416/ter (e varie modificazioni) con l’applicazione delle circostanze aggravanti per reati connessi ad attività mafiose (art. 7 del D.L. 152/91). Trattandosi di denunce sporte da una sola persona e non provate o non sufficientemente provate l’art. 7 era  stato parzialmente strattonato dalla Cassazione anche se aveva già provocato il frettoloso azzeramento dell’Amministrazione Comunale per infiltrazioni mafioso-camorristiche. Per questa ragione, ma non solo per questa, il Tribunale di Nocera Inferiore (collegio giudicante presieduto da Anna Allegro) si era trovata davanti la strada spianata per la cancellazione dell’art. 7, l’assoluzione dal reato di scambio politico-mafioso e la liberazione degli imputati tratti in arresto il 15 luglio 2011; lo stesso Gambino era stato costretto a subire ben 21 mesi di carcerazione preventiva. Dopo la sentenza ineccepibile del Tribunale di Nocera la DDA di Salerno vede il suo castello di accuse frantumarsi in un cumulo di macerie; doveroso quindi il ricorso in appello. E qui arriva la prima novità, se vogliamo chiamarla tale. Alla prima udienza di appello il pm Vincenzo Montemurro chiede di poter far entrare nel processo nuovi elementi atti a riqualificare l’accusa ed a fortificarla (secondo il suo punto di vista assolutamente legittimo) grazie  alle dichiarazioni-delazioni di alcuni pentiti, richieste che la Corte (presieduta dall’esperto Claudio Tringali) accoglie quasi in pieno. Nel novembre 2014 nel corso dell’ultima udienza dibattimentale incomincia l’ascolto in teleconferenza dei primi pentiti; e qui la seconda novità: non tutte le dichiarazioni vanno nel segno voluto dalla pubblica accusa che comincia a traballare pericolosamente fin dalle fondamenta. Ecco, allora, il colpo di coda della DDA. Vengono rapidamente raccolte altre dichiarazioni di pentiti (forse desiderosi di ottenere benefici di legge !!) e parte la seconda maxi inchiesta denominata questa volta “CRINIERA” quasi a voler meglio significare il tentativo della Procura di riprendere in mano per la criniera il cavallo ormai impazzito dell’inchiesta (i pentiti, pur nella loro diabolicità, sono grandi perché nelle mani dei pm giurano una cosa e dinanzi al tribunale ne giurano quasi sempre un’altra) per ingrossarla con spezzoni già noti e riferibili a tutte quelle indagini che ho citato all’inizio parlando del Sistema Pagani, e riportarla sui binari di una nuova accusa ancora più travolgente della prima: art. 416/bis con l’aggravante dell’art. 110 per la contestazione di un vero e proprio “concorso  esterno di stampo mafioso” per cui anche le semplici telefonate (una di Gambino e un’altra di D’Onofrio) vengono sbandierate come atti di intimidazione da punire severamente con il carcere duro. Andando, cioè, al di là ed al di sopra di quello che sta accadendo nel processo di appello per Linea d’Ombra la DDA di Salerno ha messo insieme un altro gigantesco castello di accuse che almeno secondo i difensori di Gambino deve essere ricondotto nel processo madre e cioè nel processo di appello in corso a Salerno. Ecco perché secondo il GIP Massimiliano De Simone (che non è improvvisamente impazzito !!) i diciannove faldoni della nuova maxi inchiesta costituiscono sicuramente “uno straordinario lavoro di polizia giudiziaria” che rinnovano soltanto in parte le accuse ma non le riqualificano e non possono dar luogo ad un nuovo arresto in carcere per l’on. Alberico Gambino, così come richiesto dai pm inquirenti. Un colpo di mano della Procura, legittimo e trasparente quanto si vuole, che non è stato in grado di trovare completo accoglimento da parte dell’ufficio del giudice per le indagini preliminari. Vista così, sulla punta del diritto, è logico anche esprimersi in maniera favorevole nei confronti della giustizia che evidenzia la sua corretta applicazione dell’indipendenza del giudice terzo che è chiamato a leggere e valutare sia le richieste della pubblica accusa che gli articolati memoriali della difesa. In conferenza stampa Alberico Gambino non ha inteso lanciare alcuna sfida contro la pubblica accusa nel riconfermare la sua intenzione di ricandidarsi alla Regione anche perché sotto un profilo strettamente giuridico Gambino ne ha pieno diritto in quanto non siamo ancora in presenza di una sentenza passata in giudicato e sarà necessario attendere le decisioni della Cassazione. Per chiudere, condivido perfettamente la domanda posta da Gambino: “Perché dopo venti giorni dal mio arresto dei pentiti siano andati a parlare con il pm vorrei capirlo …” e aggiungo che io, non solo da giornalista ma da cittadino, vorrei capire perché la Procura si intestardisce a colpire il presunto rapporto Gambino – Michele Petrosino/D’Auria senza apparentemente chiedersi chi ha messo quest’ultimo nei posti dirigenziali del Consorzio se non il centrosinistra all’epoca in cui gestiva collocamento, concorsi, convenzioni e appalti. Probabilmente gli inquirenti glielo chiederanno adesso a Michele Petrosino-D’Auria chi lo ha inserito ai vertici del Consorzio e se il suo inserimento era giusto e legittimo, perché Michele da qualche giorno si trova nelle patrie galere in quanto spontaneamente costituitosi o catturato (come affermano i Carabinieri). Anche questo aspetto, che non è secondario, bisognerà capire dalla prossime mosse degli inquirenti. Per concludere il lungo ragionamento bisogna, però, aggiungere una notazione che si desume soltanto dopo aver messo insieme le varie inchieste ed aver composto un complesso puzzle, solo così viene naturale una domanda che è anche una risposta: “Se il processo Linea d’Ombra si basava sulle accuse di un soggetto ben identificato ed in partenza credibile, l’eventuale processo CRINIERA sarà basato sul nulla tenuto conto che la credibilità dei pentiti ormai è pari a zero ?”. Per meglio capire va ricordato a tutti che il pentitismo fu il frutto di una “legislazione di emergenza” che andava bene per il terrorismo e per la grande mafia, e quella stagione andava chiusa senza trasfondere quella legislazione di emergenza nella quotidiana applicazione delle indagini tradizionali di una volta. Ora tutto si fonda e si sostanzia soltanto sulle delazioni dei presunti pentiti e sulle intercettazioni ambientali e telefoniche, veramente molto scadente la qualità della giustizia che ne viene fuori. Il “caso giudiziario complesso” si avvia, dunque, a vivere nuove e più accanite battaglie tra accusa e difesa con la speranza che la terzietà dei giudici funzioni sempre come ha funzionato nella fattispecie di cui sopra. 

 

 

1 Commento

  1. …..complimenti….complimenti davvero….ce ne fossero giornalisti imparziali e seri come Lei….con ansia aspetto i V.S. prossimi articoli.Buon lavoro.

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