il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Caimangate: la “decadenza” da Pericle a D’Alessio … passando per il “virus” !!

 

Aldo Bianchini

 

SALERNO – Sincerità per sincerità non vorrei affatto trovarmi nei panni dell’avvocato Antonio D’Alessio, presidente del Consiglio Comunale di Salerno, chiamato per legge a fissare la data dell’adunanza per ratificare la decadenza di Vincenzo De Luca. Capisco che fa parte di quello sparuto drappello di consiglieri comunali “eroi senza tempo” (Provenza, De Pascale, Telese, D’Alessio e Torre) che non sottoscrissero il melanconico appello contro la decadenza del caimano, ma ora bisogna tirar fuori davvero gli attributi. I tempi sono strettissimi, se l’assise viene convocata entro il 20 febbraio (ma si parla anche del 13 o del 16 febbraio !!) si fa in tempo a spianare la strada per il ministero dell’interno che dovrà sciogliere il consiglio e mandare a nuove elezioni con le prossime regionali di maggio. In caso contrario il consiglio rimane in carica e si andrà al voto alla scadenza naturale della consiliatura, cioè nel 2016; poi si dovrà vedere se con un sindaco f.f. o con un commissario. La prefettura ha già sollecitato il presidente del consiglio ed ora tutti attendono le sue decisioni. Voglio soltanto sperare che non vada in scena “la pessima figura da quattro soldi”che si verificò nel consiglio comunale del 30 dicembre 2013 quando alcuni consiglieri fuggirono dal salone dei marmi e si nascosero, mettendosi carponi, alla vista del presidente per non essere conteggiati e far saltare l’assise per mancanza del numero legale. In quella occasione accadde anche un fatto molto buffo ma inquietante al tempo stesso, me lo raccontò un amico del palazzo molto ben informato: Uno di questi consiglieri della maggioranza, secondo il racconto dell’amico, per non farsi vedere dal Presidente Antonio D’Alessio che incominciava a chiamare per nome i singoli consiglieri, si sarebbe piegato in avanti su se stesso ed avrebbe cominciato a camminare carponi per uscire dal salone da una delle due porte laterali. Non abituato a tale posizione sarebbe andato a sbattere con la faccia contro il piedistallo di una scultura posta proprio all’esterno (sul lato sinistro uscendo) di quella porta di sicurezza; siccome era girato verso il salone per controllare se il Presidente lo scorgesse avrebbe battuto la faccia destra procurandosi una lesione con fuoriuscita di sangue. Cosa non si fa per assecondare il padrone; una vergogna assoluta. Ma torniamo alla posizione difficilissima di Antonio D’Alessio, stretto nella morsa tra le farneticanti richieste del capo supremo e  la sua riconosciuta onestà intellettuale; alta tensione tra i due vertici, raccontano i bene informati. Ho detto che non vorrei essere nei panni di D’Alessio e lo ribadisco. Nel 430 a.c. i saggi (senatori) di Atene dovevano decidere circa la decadenza del loro “Pericle” (un De Luca in chiave mitologica !!) che aveva dominato la città e la Grecia per oltre trent’anni; l’accusa era pesante e riguardava il suo fedele Fidia che aveva malversato i fondi per la costruzione del Partenone; uno dei saggi (anonimo !!) consigliò a qualche senatore di abbandonare l’aula alla chetichella (come accaduto a Salerno l’anno scorso); ma fu tutto inutile, Pericle fu dichiarato decaduto per la sua dissennata “politica di lavori pubblici ed opere faraoniche”. Il compito del nostro D’Alessio è più difficile del consigliere di Pericle anche perché il sindaco dei sindaci è sempre lì al suo posto a dettare tempi e condizioni in barba a tutte le sentenze ed a disdoro delle leggi; solo dopo il consiglio potrà essere sfrattato, anche a forza se occorre. Il compito di D’Alessio è difficile perché in questa città sembra che tutto si fermi dinanzi al nome di De Luca, potrà sembrare assurdo quello che dico ma è così, finanche il presidente della Corte d’Appello è apparso abbastanza morbido con la sua dichiarazione (poteva evitare di parlare !!); neanche Luigi De Magistris ha avuto la faccia tosta di rimanere seduto sulla sedia di sindaco di Napoli dopo la sentenza di decadenza e trovò subito la maniera per fare “il sindaco in strada” nel rispetto di una delle regole fondamentali della democrazia che è la piena osservanza dei provvedimenti amministrativi e giudiziari. Qui da noi l’impenitente De Luca si è divertito, e si diverte, a sbeffeggiare tutti dall’alto della sua autoproclamata posizione di ”sindaco emerito”. A questo punto il bravo avvocato Antonio D’Alessio deve raccomandarsi soltanto “al Dio virus” perché proprio dalla metà di febbraio in poi è previsto il picco dell’influenza e molti consiglieri potrebbero essere improvvisamente colti dal morbo e mettersi a letto con tanto di certificato medico anche a prova di escursione giudiziaria ad opera dello “squinternato Penna” che si guarderà bene dal cadere nel sospetto del “fumus persecutionis”; solo così anche D’Alessio salverebbe la faccia senza colpo ferire e senza fare i conti fino in fondo con la propria coscienza. Ricordo a tutti che in quel “consiglio supremo” del 430 a.c. anche la peste non riuscì a fermare i consiglieri; quindi a buon intenditor poche parole !!  Ma dalla parte di D’Alessio c’è almeno una certezza, quella che nelle file del centro destra regna la confusione assoluta e nessuno gradirebbe andare a votare per le amministrative cittadine congiuntamente alle regionali. I tempi sono troppo stretti e figurarsi se i confusionari della destra, che non hanno ancora deciso con chi stare e chi appoggiare alle regionali, gradirebbero infilarsi in un tunnel comunale senza sbocchi. Si navigherà, quindi, a vista e tutti sapranno e vorranno mettere in campo le strategie più incredibili per non far saltare il banco. Il resto lo faranno gli altri appuntamenti giudiziari che pendono sul capo chino di Vincenzo De Luca che ormai è assediato da tutte le parti. Anche se Lui con prode fierezza continua ad andare avanti imperterrito ed a dichiarare ”Sono l’azionista di riferimento di Renzi” in quella che, secondo me, è la sua ultima grande boutade, la gaffe finale della quale scriverò nel prossimo approfondimento. La penta stellata onorevole Silvia Giordano l’anno scorso parlò dei consiglieri comunali dicendo che sono “personaggi come zombie e privi di ogni dignità”; e come darle torto se uno di questi va addirittura a sbattere contro il piedistallo di una impassibile scultura pur di ingraziarsi il padrone ancora per poco e continuare a “godere degli avanzi della tavola del signore” come umili  “servi sciocchi” del caimano salernitano. Alla prossima.

1 Commento

  1. Io, invece, credo che il centrodestra salernitano abbia un’occasione unica per spodestare De Luca. Dovrebbe insistere per le elezioni comunali a maggio, contemporaneamente a quelle regionali, per due motivi:
    1) a quel punto, credo che De Luca debba optare per una sola candidatura, o come Presidente della Regione o come Sindaco.
    Non credo che le leggi consentano una doppia candidatura né, in ogni caso, converrebbe a De Luca giocare su due tavoli dopo la recentissima e penosissima vicenda del “doppio incarico”,
    2) qualora le elezioni comunali dovessero slittare al 2016, le cose si metterebbe male per il centrodestra, perchè si permetterebbe a De Luca di partecipare alle elezioni regionali e, in caso di sconfitta, di ripresentarsi come candidato Sindaco nel 2016.
    Sembra assurdo anche a me, ma in più interviste lo stesso De Luca ha detto che “tecnicamente” potrebbe ricandidarsi a Sindaco nel 2016, perchè la decadenza è retroattiva, ecc.
    In sostanza, potrebbe ricandidarsi, di fatto, a Sindaco per la 3° volta di fila, in barba alla legge che pone il limite di 2 mandati consecutivi. Non mi stupirei che una cosa del genere avvenisse, dato il livello di cavillosità delle leggi italiane.
    In quel caso, il centrodestra sarebbe nuovamente sconfitto, perchè il consenso deluchiano a Salerno, sebbene sia calato rispetto al famoso “75%” della scorsa tornata elettorale, è ancora maggioritario.

    PS: Direttore, le vorrei consigliare di creare un account su Twitter.

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