il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

GRECO: ma quale atto di accusa !!

 

Aldo Bianchini

SALERNO – L’altro giorno sfogliando la solita mazzetta dei giornali la mia attenzione è stata attratta da un titolo a tutta pagina: “Greco: atto di accusa“.   Lascio subito gli altri giornali e leggo soltanto “Cronache del Salernitano“; stupito dal titolo e dall’occhiello mentre cerco di leggere penso che Alfredo Greco, noto e storico magistrato della nostra circoscrizione, deve essere rapidamente impazzito dopo poche settimane di pensionamento e dopo, soprattutto, oltre quarant’anni di eccellente lavoro al “servizio del servizio della giustizia“. Continuo a non credere ai miei occhi, la prima pagina mi sconvolge e manda all’aria tutto quello che ho sempre pensato dell’uomo prima e poi del magistrato Alfredo Greco; poi a pagina quattro scopro il misfatto e ritorno ad un giudizio più pacato e razionale. Mi rendo conto che l’ex procuratore Greco non ha depositato alcun testamento nelle mani di nessuno ed ha semplicemente espresso in piena libertà il suo pensiero sulla cosiddetta “crisi della giustizia” che il nostro Paese sta vivendo sulla propria pelle e su quella di tutti gli italiani; un pensiero che io personalmente condivido parola dopo parola; da magistrato super collaudato Alfredo Greco ha soltanto risposto per vie assolutamente generali ad una richiesta giornalistica astenendosi da qualsiasi e possibile correlazione della sua vicenda e delle sue vicissitudini personali di magistrato con la situazione complessiva che è sotto gli occhi di tutti. La lettera di Greco, sotto questo profilo, è per quanto possibile una sorta di “trattato scolastico” per chiunque volesse affrontare e risolvere i problemi che assillano la nostra giustizia. Difatti l’ex magistrato non si limita ad un esame obiettivo e condivisibile dell’attuale crisi della giustizia ma partendo dalle radici della stessa offre anche uno spaccato risolutivo che Egli ama descrivere come “un mio sogno“. E scrive di una giustizia come “funzione sociale al sevizio della comunità” non nascondendo che il “sistema giustizia” si espone anche a fatti negativi come quando “la causa e il processo vivono di privilegi, di santuari e di raccomandazioni“; e sogna una giustizia con uno Stato capace di comprendere l’individuo, una giustizia senza discorsi e formule strane, senza burocrazia e con la corretta applicazione delle leggi, senza il bilancino del farmacista ma con la bilancia simbolo nell’immaginario collettivo, senza il bisturi del chirurgo, senza l’ingegneristica composizione di sistemi legislativi e neanche con il tintinnio delle manette. La giustizia, secondo Greco, deve essere amministrata sempre e solo con la saggezza e la disponibilità di chi dimostra di volerti ascoltare e non di farsi soltanto ascoltare. E dove sarebbe, in tutto questo, il “testamento che avrebbe simbolicamente depositato” nelle mani dell’anonimo giornalista “pierre” che, devo riconoscere, con grande astuzia e mestiere ha letteralmente stravolto il contenuto della lettera del magistrato accostando alla stessa la descrizione, forse anche puntuale e precisa, di tutte le angherie e le ingiustizie che innanzitutto come uomo lo stesso Greco è stato costretto a subire soprattutto negli ultimi anni di una lunga e gloriosa carriera. Un gioco giornalistico (che prima ho definito misfatto) che ha reso, a mio sommesso avviso, un duplice cattivo servizio: prima all’uomo e magistrato Alfredo Greco e poi anche alla comunità che ha letto una rappresentazione della giustizia diversa dalla visione di Greco; probabilmente è stato fatto in assoluta buona fede,  ma pur comprendendo le esigenze giornalistiche non capisco la brutalizzazione e l’effetto devastante che, comunque, il titolo a tutta pagina ha sicuramente avuto sul lettore comune che facilmente, senza il doveroso approfondimento, ha subito pensato ad uno sfogo collerico di un uomo che non ha mai pensato, neppure per un momento, di poter infangare quel mondo della giustizia che, invece, ha amato profondamente e con tutto se stesso. Io ho ricordi molto doversi, ricordi che affondano le radici nella gelida mattina del 16 marzo 1978. Verso le ore 9.00 di quel giorno mi trovavo a Vallo della Lucania nel bar di fronte il tribunale e stavo centellinando un caffè con il pretore Alfredo Greco quando arrivò la notizia del rapimento di Aldo Moro e dell’uccisione della sua scorta; ci guardammo attoniti, poi dopo qualche secondo di silenzio con la sua solita imperturbabile sicurezza mi disse: “Caro Bianchini, da questo momento cambia davvero tutto, ci aspettano anni di incertezze e di insicurezze“. Parole assolutamente veritiere anche se la mia conoscenza di Alfredo Greco non finisce quì.  Ho sempre presente le sue clamorose inchieste su Raffaele Cutolo e sull’uccisione di Giancarlo Siani, come quella su Edoardo Agnelli (figlio del mitico avvocato Gianni) per la vicenda Niki-Niki, senza dimenticare la resa dei malavitosi De Feo e D’Alessio (assassini dei carabinieri Arena e Pezzuto a Pontecagnano) che si consegnarono soltanto nelle sue mani evitando una sicura strage. E come dimenticare la commozione dell’uomo Greco nel momento in cui la Corte d’Assise di Salerno decretava l’ergastolo per i due predetti assassini. E quando, superando se stesso, all’indomani dell’arresto del sindaco Vincenzo Giordano, rivolgendosi alla stampa disse “Giordano è un signore e non doveva essere maltrattato così, messo tra due poliziotti in manette per le fotografie di rito“, precisando fin da quel lontano 31 maggio 1993 quale fosse la sua visione globale della giustizia nel nostro Paese. Ma c’è  ovviamente di più; la mattina del 2 febbraio del 2013 a margine di un convegno a Torraca (organizzato dall’ottimo avv. Giovanni Falci) il relatore avv. prof. Sergio Perongini (già magistrato) pronunciò le seguenti parole: “Il mio primo giorno di magistrato-uditore lo passai con Alfredo Greco. Tra le tante cose ricordo perfettamente che mi disse di stare sempre attento a che le inchieste giudiziarie non apparissero mai cucite addosso all’indagato“. Questo l’uomo Alfredo Greco lo ha fatto sempre, dal primo all’ultimo giorno della sua luminosa carriera di “magistrato che legge, ascolta, guarda negli occhi ed è capace di comprendere con saggezza e disponibilità l’individuo, ogni individuo che è sempre presente nell’indagato“. Questa, amici lettori, è la giustizia di Alfredo Greco, una giustizia verso cui tutti dovremmo propendere; altro che testimonianza testamentaria contro chi amministra la giustizia e la sua crisi. Naturalmente prima di scrivere questo mio approfondimento ho sentito il dovere di chiamare il giudice Alfredo Greco, tra le altre cose mi ha manifestato tutto il suo disappunto per essere stato travisato e mortificato nei sentimenti verso ciò che ha più amato nella sua vita: la magistratura.

1 Commento

  1. L’argomento che tratto ha poco a che vedere con il dottor Alfredo Greco, ma trattandsi di “Giustizia” ho colto l’occasione per alcune riflessioni sul tema.

    Illustre Direttore,
    dopo la farsa dell’approvazione della “ responsabilità civile dei Giudici”, mi sarei aspettato un suo autorevole intervento nel merito.
    Ho usato la parola “farsa” perché ,sia pure qualche piccola cosa sia cambiata, sulla carta , e abbia risparmiato alle nostre tasche una sonora ammenda Europea, sostanzialmente non è cambiato nulla, e anzi prevedo un ulteriore incattivimento dei Magistrati che oggi si sentono feriti.
    Illustre Direttore,i giudici non si limitano ad applicare le leggi; a volte le distorcono le ignorano, le travolgono, le disapplicano, sempre impunemente, e noi qualche esempio a Salerno, purtroppo lo teniamo.
    Bisognerebbe farla finita con la farsa dell’obbligatorietà dell’azione penale.
    «È chiaro che l’odierna organizzazione della pubblica accusa è una follia. Oggi ogni sostituto procuratore può fare quel che vuole, ma si tratta di uomini come gli altri. Gente ,non tutti per fortuna, alla ricerca dello scoop mediatico, che si ripete tutti i giorni : ‘Perché non fai mai qualcosa di importante, che ne scrivano i giornali… ’. E via, avviano inchieste su inchieste ,che ingolfano i palazzi di giustizia e si concludono spesso con un nulla di fatto».
    Anche il Presidente Napolitano nel suo discorso di commiato ha detto : ……no ai P.M. protagonisti.
    Il nuovo Presidente Mattarella, di recente a Firenze ha detto :…..no ai magistrati burocrati o protagonisti.
    Tutta la Magistratura ,anche quella inquirente,dovrebbe partire dal presupposto che in cima a tutto vi dovrebbe essere un sistema che tuteli gli innocenti e la legalità nel suo complesso, e l’arma fattiva di questa tutela non possono essere solo gli organi giudicanti, intesi come quelli di primo grado e quelli di appello.
    Ci sarebbe bisogno di maggiore ponderatezza quando si ricorre alla richiesta della carcerazione preventiva.
    Occorre distinguere fra accuse vere e documentate ed accuse artefatte o comunque false.
    Molti P.M. dovrebbero riflettere sul fatto che Il tritacarne mediatico macina anche la dignità della persona.
    A questa condizione di strapotere dei pm si aggiunga che i provvedimenti giudiziari passano al vaglio di giudici che non soltanto fanno parte dello stesso ordine togato, ma stanno negli uffici accanto a quelli dei pm e hanno funzioni intercambiabili rispetto ai pm, poiché un pubblico ministero durante la carriera può diventare giudice e viceversa. In quante occasioni si è notato che il rinvio a giudizio del Gup o la carcerazione preventiva concessa dal Gip non sono altro che copia-incolla delle richieste del pm?
    A prescindere dalla buona o cattiva fede del singolo magistrato, è vero che in teoria spetta ai gip decidere sulla custodia cautelare degli imputati e ai giudici il giudizio nel processo, ma con un intreccio mediatico-giudiziario i Pm sono in grado di orientare i giudizi facendo leva su un’opinione pubblica completamente disorientata.
    Abbiamo una produzione di leggi e regolamenti assolutamente “fluviale”. Anzi: alluvionale! Nel ns. paese ci sono dalle 8 alle 10 volte le leggi che esistono in Francia o in Germania. Eppure non c’è assolutamente legalità. Anzi: ce n’è di meno. Come mai? Innanzitutto le leggi debbono essere poche, semplici e chiare, per non prestare il fianco a cavilli e interpretazioni più o meno “creative” da parte di giudici . Così invece non è; le ns. leggi sono tantissime, caotiche e scritte malissimo. Con infiniti rimandi a altre leggi, regolamenti attuativi, commi, chiose e schiocchezze assortite. Tanto che neppure gli esperti sono d’accordo nell’interpretarle. In definitiva un sistema levantino-borbonico, buono per mettere in croce le persone oneste, condannare duramente (non sempre!) i “ladri di polli” e fornire infinite scappatoie a ricchi e potenti. Come sempre…. E ci meravigliamo che la gente non ne può più?

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