il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Lasciarsi sorprendere da Dio: la Lectio Divina

Da Luca Roncolato

ROMA – Il tema della giornata odierna degli esercizi spirituali del Papa e della Curia Romana è “Lasciarsi sorprendere da Dio“: più volte, nel corso del proprio magistero, Papa Francesco ha parlato del “Dio delle sorprese“, capace sempre di fare vedere un punto di vista diverso rispetto quello prospettato dalla cultura mondana.

Per lasciarsi sorprendere da Dio è però importante prima di tutto porsi in ascolto di Dio, con animo docile e aperto, iniziare un cammino che apra il cuore al volere del Signore.

Per questo, Papa Francesco, come già Benedetto XVI e Giovanni Paolo II, ha consigliato in più occasioni la Lectio Divina, quale metodologia di preghiera e riflessione ottimale per comprendere la Parola di Dio.

Il termine latino, lectio divina, non deve spaventare: non si tratta altro che della lettura di un testo biblico accompagnato da tre successivi momenti. È una forma di preghiera antichissima, che risale addirittura al primo secolo dopo Cristo e che si compone di quattro istanti differenti: la lectio, ovvero la lettura del brano biblico, la meditatio, cioè la meditazione sullo stesso, l’orazio, ovvero una preghiera inspirata dal testo stesso, e infine la contemplatio, che è la contemplazione del testo.

Grazie alla Lectio Divina, ha detto Padre Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose, e tra i primi nel secolo scorso a riproporre questa antica forma di preghiera che era caduta in disuso, la Parola di Dio diventa nostro cibo. E, per mezzo di questo cibo, le nostre vite cambiano perché nella Lectio Divina il Vangelo ci plasma, ci cambia, ci converte.

Credo che se ciascuno, anche la persona più semplice, quella che lavora nel mondo, la fa per dieci minuti, un quarto d’ora al giorno, un tempo minimo – ha affermato Padre Bianchi –  vede che la sua vita cambia giorno dopo giorno perché è plasmata dalla Parola. Solo se c’è questo ascolto assiduo, noi nutriamo la fede, diventiamo cristiani maturi, cristiani con la statura di Cristo, come dice Paolo, avendo in noi soprattutto i suoi stessi sentimenti“.

 

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