il Quotidiano di Salerno

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Balvano: la tragedia dove morirono 35 cavesi, ricordata in una emozionante serata

Da Livio Trapanese

CAVA de’ TIRRENI – La proiezione di un medio metraggio di 33 minuti per non dimenticare quanto accaduto la notte del 3 marzo 1944, oltre settant’anni or sono, nella galleria delle Armi, posta tra Balvano e Bella di Muro Lucano di Potenza. Venerdì 27 marzo 2015, in un’uggiosa serata, nell’ampio salone del Club L’Orizzonte di Passiano, del presidente Raffaele Narbone, si è tenuta la proiezione dell’emozionante film che ha ripercorso, con scene d’ogni giorno (per quei tempi), racchiuse in micro storie, con un finale drammatico, la macro storia dell’ecatombe ferroviaria mondiale dei primi anni quaranta del novecento.
Il treno 8017, costituito da una motrice e quarantasette vagoni merci, partito da Napoli alla volta di Potenza. A Salerno, stante la non elettrificazione della tratta, vennero poste a traino due locomotive a vapore, una delle quali destinata alla stazione di Potenza.Alle zero/cinquanta di venerdì 3 marzo 1944, ben oltre quattordici lustri fa, nella ripida “galleria delle Armi”, lunga 1.968 metri, sita tra Balvano e Bella di Muro Lucano (Potenza), per la forte umidità sui binari, le ruote delle motrici slittando, sebbene spinte al massimo, non riuscirono a far uscire i vagoni dalla tunnel, intossicando, uccidendoli perché intossicati dal monossido di carbonio, 521 passeggeri (di cui 35 cavesi), 8 militari e 7 ferrovieri. Un film mozzafiato, che ha fatto accapponare la pelle a tutti gli spettatori, che in assoluto silenzio hanno faticato a trattenere le lacrime.
L’applauso finale ha rotto l’incantesimo e le testimonianze di Giuseppe Esposito, autore della filmata rievocazione, quella del passianese Saverio Di Salvatore, che quella “maledetta notte” perse due suoi fratelli: Antonio e Vincenzo, entrambi recatisi nel potentino per approvvigionarsi di alimenti per la famiglia, e quella dell’attrice cavese Carolina Damiani, che ha magistralmente interpretato la struggente scena della giovane Maria, morta anch’essa intossicata dalla venefica esalazione, e nel breve prologo del noto attore Carlo Croccolo, ha consentito ai vertici del dopolavoro Ferroviario di Salerno, presenti in sala, di confermare il loro impegno nel proseguire nella divulgazione del film: “Volevo solo vivere”, perché non sia dimenticata la più tragica pagina di storia ferroviaria del mondo

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