REGIONALI: Federico, figlio d’arte


Di M. Ingenito

SALERNO – Lo ha detto papà-Carmelo, con i suoi occhi lucidi che frenavano il pianto, seduto in prima fila al battesimo ufficiale della candidatura del primogenito.
Quando si è figli d’arte davvero in virtù di eredità raccolte in maniera sana e disciplinata, nel rispetto delle regole della formazione e del conseguente processo di maturità che automaticamente ne deriva, si può e si deve essere sereni e pronti a sostenere chi di tutto ciò ha saputo fare tesoro.
Federico Conte giunge alla politica attiva in ritardo, se vogliamo. Ma un ritardo consapevole e per scelta, fino a quando, almeno, l’illustre genitore è rimasto alla ribalta della scena politica nazionale e locale.
Tutto ciò gli fa onore e rende merito ad un ‘ragazzo’ che abbiamo conosciuto sin da piccolo, che a suo tempo ci siamo portati oltre Manica per un salutare corso di formazione nella lingua della Regina, che di politica ha sempre masticato e digerito il meglio, dall’alto di un insegnamento che del socialismo ha saputo introitare e diffondere a suo tempo i principî dell’amore e della solidarietà per la propria terra e per il proprio paese.
Il ragazzo di un tempo è cresciuto in silenzio, formandosi a Roma, entrando a stretto contatto con una qualificata scuola di giurisprudenza che faceva capo a “La Sapienza”, seguendo in maniera attenta l’evolversi anche tempestoso delle vicende politico-giudiziarie paterne, prendendo in mano al momento giusto le redini di un gigantesco castello accusatorio franato impietosamente ai piedi dei tanti ‘direttori di orchestra’ che hanno pilotato da par loro infamie e vendette che nulla sapevano di politica e, tanto meno, di giustizia.
Ora, compiuto il primo ed il secondo percorso – formativo e professionale – Federico Conte si accinge ad intraprendere il terzo, il più delicato e ‘pericoloso’. Quello politico. A suo vantaggio, la grande esperienza di famiglia, la benedizione di papà-Carmelo che passa la mano, ma che, come abbiamo sempre detto e sostenuto più fuori che dentro i salotti, è stato e resta, attualmente, il migliore uomo politico che il socialismo meridionale abbia saputo esprimere dopo le grandi figure del passato.
A Carmelo Conte è mancata un po’ di fortuna storica. Come tutti i big nazionali, è stato catapultato a suo tempo nell’immondezzaio di Tangentopoli. E, si sa, quando scoppiano i tumulti della storia, ci finiscono tutti dentro. A torto o a ragione. Per il semplice fatto di appartenere alla casta di comando. Paradossalmente, la storia ha stoppato la ‘marcia nuziale’ di un leader lanciatissimo, invertendo la rotta di un processo di sviluppo e di rinnovamento di idee e di concretezze politiche.
Un patrimonio di ricchezze progettuali e politiche raccolte a suo tempo dal giovanissimo Vincenzo De Luca, che ha saputo investire sul territorio le ingenti risorse dell’allora rivale craxiano e a cui spetta ora il compito di accogliere tra le sue file il neo-contiano (sic!) Federico Conte.
Corsi e ricorsi storici!
Tangentopoli, già! Fosse servito a qualcosa almeno! Macché. Guardandoci intorno, ci vorranno generazioni prima che questo paese risorga definitivamente dalle sacche compromesse della corruzione e del disordine politico-morale che tuttora lo pervadono.
Davanti a queste generazioni future, di là da venire, servono, perciò, uomini nuovi, al centro di un’età che sia già saggia, capaci di allinearsi ai grandi progetti di rinnovamento, di rilancio dei valori, del merito, delle qualità e delle virtù che pure allignano dietro i percorsi formativi dei tanti giovani meritevoli in cerca di lavoro.
Se tutto ciò non prevale si è già vecchi, sempre vecchi.
Federico è l’uomo giusto, al momento giusto, al posto giusto. Forte di un patrimonio politico e familiare di spessore elevatissimo, di quell’arte che ha meritato di ereditare e che saprà certamente mettere al servizio del bene comune.

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