CALCIO: parla Imborgia

Da Luca Esposito
CAVA de’ TIRRENI – Secondo l’operatore di mercato Antonio Imborgia la tecnologia non può che essere di aiuto agli osservatori all’opera per individuare possibili giovani calciatori in prospettiva, e lo scouting avrebbe bisogno di essere migliorato. In occasione del corso per osservatori di calcio programmato per il 6 settembre all’Holiday Inn di Cava de’ Tirreni Imborgia fungerà da relatore per raccontare la sua esperienza, spiegando che non sempre si può scegliere il calciatore che più piace, ma una partita di calcio può essere l’occasione per vedere anche altri possibili talenti. Intervistato da TuttoMercatoWeb.com il dirigente racconta quella che è a suo parere la situazione italiana nell’osservazione dei calciatori.
“Purtroppo in Italia lo scouting deve subire ancora un’accelerazione e uno sviluppo, perché a esso viene data poca importanza. Invece nel resto d’Europa ci sono società che sono già ben strutturate per la ricerca, una è il Porto, che difatti ha messo a segno una plusvalenza importante con la Juventus – quella relativa al brasiliano Sandro – Ma il Porto tutti gli anni fa plusvalenze importanti, è la società che ha più osservatori in giro per il mondo, oltre cento. Questo secondo me è il percorso. Chi in Italia sta facendo meglio tutto ciò è la Juve tra le grandi, e anche l’Udinese lo fa bene”.
La FIGC ha indetto dei corsi per osservatore, uno dei quali è terminato da poco. È un passo in avanti secondo lei?
“Sì, perché questo qualifica la figura dell’osservatore, più o meno come negli anni scorsi è successo che i vari corsi hanno qualificato la figura di direttore sportivo e di segretario. Viene dato un riconoscimento a una figura che deve essere secondo me basilare e centrale: la ricerca è determinante nel calcio. Al di là del prendere o non prendere un giocatore, serve per fare anche scelte diverse. Non è che si può scegliere sempre il calciatore che più piace, ma si ha un’idea di quello che si può scegliere. Se non conosci e non sai, è come se un marinaio non sapesse fare una rotta: la nave non andrebbe tanto lontano”.
Il software che presenterà Enrico Maria Amore è Love Football Scouting. Lei lo conosce?
“Lo conosco, lo uso anche io. Ma c’è una leggenda, secondo me bisognerebbe chiederla a Enrico Maria Amore perché non so se sia una sua battuta o no: se questa idea nasce dalle mie continue richieste fatte a lui mentre era in giro a vedere i giocatori per me. Io volevo nell’immediatezza sapere com’era il giocatore, era un’esigenza mia, e in pratica una difficoltà di Enrico Amore potrebbe averlo spinto a produrre questo software”.
Lei è stato in un Paese come il Belgio che esporta ogni anno molti giocatori importanti in giro per l’Europa, ed è stato anche il presidente della squadra belga dell’Eupen. Che differenze ha riscontrato tra Belgio e Italia?
“Il Belgio calcisticamente è un posto ideale perché basta percorrere duecentocinquanta chilometri in macchina e ti ritrovi in Olanda, in Francia e in Germania. E prendendo un treno da Bruxelles sei a Londra in un’ora. All’epoca feci quel tipo di scelta per l’aspetto logistico, e rifarei quest’esperienza. La squadra che avevo io era l’esempio che con poco siamo riusciti a vincere un campionato, e portare in massima serie una squadra che era stata per più anni in terza serie che nella seconda”.
Sulle retrocessioni d’ufficio e sulle esclusioni di altre squadre come Varese e Parma che idea si è fatto?
“Sono tutte cose diverse. A proposito del Varese non mi va di parlare. Del Catania ho già detto quella che è la mia idea: tutto ciò che è accaduto è figlio di un pensiero, che comprare il meglio di tutto quello che si poteva comprare (parlo tecnicamente) permetteva di vincere. Non è così: dietro ci deve essere il lavoro della settimana e tante cose che non tutti i club hanno capito che devono fare, e questo ha prodotto un’ansia che ha portato certe persone a commettere sciocchezze. Il Catania non aveva bisogno di mettere nessuno in giro per salvarsi, la squadra era talmente forte secondo me che non poteva non salvarsi… Non mi va di parlare più di tanto nemmeno del Parma, perché sono sempre le stesse cose. Purtroppo i dipendenti sono rimasti senza lavoro, anche io ho perso tanti soldi ma in qualche maniera me la cavo. Mi preoccupo per quelli che devono pagare i mutui. Quando ci si assume delle responsabilità bisogna anche saperle rispettare: c’erano più di cento persone tra inservienti e altre persone che lavoravano allo stadio. Bisogna pensare bene quando si fanno leggerezze come quelle che sono state fatte a Parma”.

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