il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

PORTO: la casta dei pontili


Aldo Bianchini

SALERNO – La sentenza del TAR (Tribunale Amministrativo Regionale), sezione di Salerno, presidente Francesco Riccio, referendario ed estensore Rita Luci e Maurizio Santise, con cui ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Marcello Fortunato per conto della “Luigi Soriente srl” ed annullato il provvedimento dell’Autorità Portuale che aveva respinto l’istanza di ampliamento della concessione demaniale marittima imponendo anche lo sgombero degli apprestamenti per l’ormeggio, sintetizza in pieno quello che non dovrebbe mai essere il compito della magistratura, sia essa ordinaria o amministrativa. Mi spiego meglio; la magistratura non dovrebbe mai applicare la giustizia distributiva ma limitarsi a quella commutativa; è un principio inconfutabile che se derogato ci porta inevitabilmente ad una giustizia a due pesi e due misure. La notizia ha avuto ampio risalto sui giornali e sui video-media locali che hanno preferito, tutti, limitarsi alla descrizione dello scontro che vede sulla scena ben quattro attori: Procura della Repubblica, Tar, la Soriente e l’Autorità Portuale. Qualcuno ha aggiunto maliziosamente anche il nome di Agostino Gallozzi insinuando che la sua holding sarebbe stata ingiustamente avvantaggiata dal provvedimento della Procura che aveva accettato la decisione dell’Autority nel respingere la richiesta di ampliamento avanzata dalla Soriente. Qualcuno l’ha ritenuta una supposizione intelligente, è soltanto una insinuazione di bassa lega suggerita da chissà chi. Io, sinceramente, non so cosa ci sia sotto il palco o dietro le quinte, non mi interessa, sono portato a guardare più avanti del mio naso ponendomi e ponendovi una domanda: “Ma a Salerno che cosa vogliamo, la barca di qualche pseudo magnate locale ben ormeggiata o un maggiore sviluppo delle attività portuali con conseguente aumento dell’occupazione e della resa commerciale, un bene necessario per tutti”.
Per dirla tutta affermo che Agostino Gallozzi non mi è tanto simpatico, è una sensazione che avverto a pelle, e lo dico perché il fatto di non aver mai avuto cointeressi con Lui (né personali né con la testata giornalistica che dirigo) mi pone oggettivamente nella posizione più libera possibile di esprimere una mia opinione. Detto questo, però, devo anche dire che l’eventuale espansione della holding Gallozzi (con tutte le sue sfaccettature) è un bene primario per tutti noi per le ragioni prima esposte; che poi Gallozzi da questa espansione ci possa anche guadagnare fa parte del gioco e così deve essere accettato. Mi chiedo sempre perché la stampa non approfondisce gli argomenti e questo mi dà da pensare che sono fatto male e che non conosco le regole fondanti del giornalismo; non fa niente, conosco le regole poste alla base dello sviluppo e della crescita di un territorio, un bene che deve andare ben oltre la presunta amicizia di Gallozzi con la Procura o con Andrea Annunziata.
Anche perché la presunta amicizia con il presidente dell’autorità portuale se finalizzata allo sviluppo ed alla crescita del nostro porto è bene che ci sia, anzi che venga addirittura ampliata; ma questo la stampa sibillina non lo dice. Non è colpa dei giornalisti ma delle testate che loro rappresentano; testate che sono legate a questo o quel personaggio da interessi che si muovono nell’oscurità (l’ultima querelle tra il presidente della Federcalcio -Carlo Tavecchio- e il direttore di Soccerlife -Massimiliano Giacomini-, che avrebbe registrato segretamente la conversazione con il presidente e l’avrebbe utilizzata dopo sei mesi perché -secondo Tavecchio- non aveva avuto finanziamenti dalla FIGC e non era stato autorizzato ad utilizzare la federazione come veicolo per ottenere finanziamenti europei, ne è l’esempio lampante); questo giornalismo non mi è mai piaciuto e non l’ho mai praticato. Poi c’è l’altro aspetto della inquietante vicenda: la gestione dei pontili che è andata avanti senza regole certe e con inquietanti e imbarazzanti collusioni. Possibile, mi sono chiesto leggendo i vari report giornalistici, che in questa città non c’è nessuno in grado di dire che quella dei pontili è una vera e propria casta con varie diramazioni che viaggiano sul filo del rasoio tra la legalità e l’illegalità; nessuno è in grado di dire che in questa città per avere un ormeggio sicuro è necessario rivolgere le opportune preghiere al mammasantissima di turno. Ecco se almeno noi giornalisti, dall’alto della nostra presunta indipendenza – autonomia e imparzialità, non troviamo la forza di raccontare la verità facciamo un cattivo giornalismo e forniamo un pessimo servizio alla collettività. Ma cos’è questa “casta dei pontili” ? Lo chiarii abbondantemente in un articolo del 17 aprile 2015 dal titolo “Porto: Annunziata tra diportismo e sindacato”, scritto all’indomani della forte polemica tra Sindacati – Procura e Autority nel cui contesto affermavo che: –Se tutti gli antichi gestori di pontili all’interno dell’area portuale ammettessero la loro antistorica presenza potremmo salutare la conquista da parte dell’Autorità Portuale di numerosi altri spazi da mettere al servizio dell’occupazione e della commercializzazione oltre che del crocierismo. Del resto anche lo spazio d’acqua ormai ristretto tra il nuovo molo (quello della Stazione Marittima) e il molo principale potrebbe essere asservito alle esigenze portuali se solo i “gestori dei pontili” accettassero di trasferire, rinnovando, le loro strutture poco più in là ed avere a disposizione tutto lo spazio tra la spiaggetta di Santa Teresa e il Masuccio Salernitano. Anzi all’altezza dell’imbarcadero si potrebbe attivare un servizio a basso costo di navette del mare per tutta l’area della costiera in modo da stimolare la gente verso l’attività diportistica. Ovviamente queste sono soltanto congetture giornalistiche e niente più; difatti non esiste una vera e propria pianificazione da parte dell’Amministrazione Comunale per quello spazio di mare che alla semplice vista appare come un laghetto tra le due banchine, insomma un cazzotto in faccia che rischia di bloccare per chissà quanto tempo ancora il preordinato sviluppo dell’attività portuale che sembra battere soste impreviste a causa della mancanza di spazi. Ma per questo bisognerà aspettare, forse, la conclusione dell’inchiesta giudiziaria–. Anche questo dovrebbe essere il compito di un giornale o di una tv locale, suggerire idee per possibili soluzioni; ma dobbiamo aspettare, forse, tempi biblici.

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