il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Qualità delle Istituzioni, Toscana al top In coda alla classifica le regioni del Sud. Salerno passa dall’81° al 70° posto, Benevento dall’84° al 73°.

Da Ernesto Pappalardo

Dir. Resp. Salernoeconomy.it

SALERNO – Da qualsiasi prospettiva si analizza lo scenario sociale, economico ed istituzionale (dal punto di vista dell’efficienza dei servizi offerti e della garanzia effettiva dei diritti di cittadinanza), emerge in maniera sempre più evidente la presenza di due Italie. Non si tratta semplicemente di prendere atto di un Paese a due velocità sotto il profilo della capacità produttiva e della competitività del tessuto aziendale, ma di constatare che il contesto generale – e, quindi, anche quello incentrato sulle “filiere istituzionali” – è da ritenersi, ormai, incanalato in due percorsi differenti. In altre parole: quello che lo Stato assicura ad un italiano del Centro/Nord non è in grado di assicurarlo ad un italiano del Sud. Con tutto quello che ne consegue in termini di pari opportunità nei più disparati ambiti della vita sociale e relazionale. A descrivere questa situazione di netta disparità è la Svimez attraverso lo studio “Measuring Institutional Quality in Italy” di Annamaria Nifo e Gaetano Vecchione pubblicato sulla “Rivista Economica del Mezzogiorno” (Ed. Il Mulino). Si è proceduto all’analisi delle performances di regioni e province italiane negli anni 2004-2012 mediante l’IQI (Institutional Quality Index), “un indice – spiega una nota della Svimez – costruito ad hoc dagli autori sulla base del WGI (World Governance Indicator) della Banca Mondiale”. L’IQI “raccoglie 24 parametri riferiti a cinque ambiti: partecipazione (che a sua volta raggruppa fenomeni tra cui associazionismo, acquisti in libreria, partecipazione al voto); efficacia dell’azione di governo (ad esempio: deficit sanitario, raccolta differenziata, dotazione strutture sociali ed economiche); qualità della regolamentazione (mortalità e qualità della vita delle imprese, dipendenti pubblici); certezza del diritto (tra cui tempi dei processi, evasione fiscale, sommerso); corruzione (reati contro la PA, commissariamento dei comuni, ecc).  Ne deriva un indice sintetico compreso tra 0 e 1 che conferma la presenza di un forte gap tra le regioni del Centro-Nord (che hanno valori compresi tra 1 e 0,7/0,6) ai primi posti e le regioni del Sud agli ultimi (con valori compresi tra 0,4 e 0).  La qualità delle istituzioni nel 2012 per regione. Toscana in testa, l’Abruzzo sale dal 12° al 9° posto. Otto anni dopo la prima rilevazione, la Toscana si conferma la regione italiana con la qualità delle istituzioni più alta con un valore di 0,8 , quasi a pari merito con il Trentino Alto Adige, che sale dalla 5° alla 2° posizione. L’Emilia Romagna “scivola dal terzo all’ottavo posto, con 0,72, a pari merito con la regione Abruzzo”. Giù anche la Lombardia, dal secondo al decimo posto (0,71).  Le regioni del Sud si confermano ancora in coda: la Sardegna al 14° posto (0,45), la Puglia al 15° (0,41) con la Basilicata, seguiti dalla Campania (0,36), Molise (0,25), Sicilia (0,22) e Calabria (0).  La qualità delle istituzioni nel 2012 per provincia. Teramo e Chieti passano nelle prime venti province, sempre in coda Sicilia e Calabria. Nella top ten troviamo sempre province toscane: Firenze mantiene il primo posto con il massimo valore (1), seguita da Livorno (0,98) che scalza Pisa e Siena (0,87). Trento sale da 27° a 5°. Come già nel 2004, nelle prime trenta posizioni si confermano soprattutto le province emiliane, lombarde e venete. Quanto alle province del Mezzogiorno , oltre alle ottime performance di Teramo e Chieti, pressoché invariata è la posizione di Pescara (dal 62° al 63° posto), mentre L’Aquila perde cinque posizioni e arriva al 66° posto con un valore di 0,6. Si concentrano nelle ultime trenta posizioni tutte le province meridionali.
Salerno passa dall’81° al 70° posto, Benevento dall’84° al 73°. Anche Sassari guadagna dieci posizioni, dall’85° al 75° posto . Al 76° resta invariata la posizione di Matera, prossima capitale della cultura, come Brindisi al 79°. Anche le grandi città del Mezzogiorno si trovano nelle ultime trenta posizioni. Bari in particolare scivola dal 68° all’81° posto. Più contenuti i cali di Napoli (dall’89° al 91°) e Palermo (dal 95° al 97°). Tra le altre province da segnalare il salto di Nuoro dal 94° al 78°. Perdono invece Potenza (da 73° a 83° posto) e Cagliari (da 75° a 84°). In coda con valori prossimi allo 0 Caltanissetta, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Catanzaro e Crotone.  La Svimez: Interventi differenziati Nord/Sud e utilizzo fondi politiche di coesione 2014/2020 per la riforma della P.A. al Sud. Secondo la Svimez “l’obiettivo di ridurre i divari e riavviare un processo di sviluppo non può essere perseguito senza avere istituzioni di qualità in tutto il territorio e una Pubblica Amministrazione ispirata a criteri e valori di equità, trasparenza, responsabilità, efficacia ed efficienza”. Il gap Nord-Sud “in questo ambito incide in misura significativa sulle reali potenzialità di sviluppo economico e aggrava le condizioni di disuguaglianza e sofferenza sociale, tra le aree del Paese”. Per la Svimez “occorre investire su un processo ampio di riforma, che punti a cambiamenti strutturali e all’eliminazione dei nodi che rallentano il miglioramento del contesto in cui operano le imprese e che condiziona la qualità della vita per i cittadini”. La recente Delega al Governo “potrebbe innescare un processo riformatore potenzialmente assai positivo per il Mezzogiorno a condizione di prevedere interventi , per usare le parole della Banca d’Italia di qualche anno fa, di intensità differenziata seconda della distribuzione territoriale dei problemi da affrontare”.  La Svimez individua nelle “politiche di coesione 2014-2020 un decisivo supporto del processo di riforma in atto, con il rafforzamento della capacità amministrativa, soprattutto nelle regioni meridionali (che sono destinatarie delle maggior quota di risorse)”. “Non va però dimenticato che il compito di costruire una buona pubblica amministrazione con la garanzia dei diritti di cittadinanza su tutto il territorio nazionale non spetta alle politiche aggiuntive – rimarca la Svimez – ma alle politiche pubbliche ordinarie e generali”.
(Fonte: Com. Stampa Svimez/13.01.2016)

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