il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

VASSALLO: il film, gli errori di Dario, le polemiche e … l’attacco di Tarallo

Aldo Bianchini

SALERNO – Forse il fil-tv dedicato al “sindaco pescatoreAngelo Vassallo, andato in onda su Rai/1 in prima serata lunedì 8 febbraio 2016, non era neppure finito che già le polemiche divampavano.  Polemiche sterili che denotano la perfetta ignoranza in merito alla trasposizione ed alla trasformazione filmica di un avvenimento o di una storia. Il racconto filmato, per forza di cose, dovendo comprimere in pochi minuti una storia di anni deve necessariamente ridurre al minimo indispensabile lo stesso racconto ed a volte deve trasformarlo, scandalizzando così chi ha vissuto quel fatto o quella storia. Il caso più eclatante è stato quello riprodotto nel grandioso film “Troy” (la storia della guerra tra i greci e i troiani) in cui addirittura il re Menelao viene ucciso da Ettore in un duello (mai neppure ipotizzato da Omero che di fantasia ne aveva da vendere) e in uno stravolgimento storico senza precedenti, stravolgimento dovuto a specifiche esigenze di copione e di filo filmico da narrare. Ma la reazione dei diversi personaggi sul contenuto del film “Il sindaco pescatore” mi ha lasciato non dico sorpreso ma assolutamente basito. Soprattutto la dichiarazione di Dario Vassallo contro Sergio Castellitto che è stato il protagonista del docu-film della Rai; purtroppo Dario Vassallo riesce a collezionare errori su errori.  Le scomposte reazioni sono la dimostrazione plastica di come era controverso e, per certi versi, anche malvisto il personaggio Vassallo nella sua globalità. Era un personaggio scomodo e questo l’ho scritto fin dal primo giorno dopo il suo assassinio; un delitto che rimane ancora nel buio più totale perché, ripeto, è stato commesso d’impeto da una sola persona che riesce, tuttora, a custodire il terribile segreto nei meandri della sua coscienza. Non c’entra nulla la droga, non c’entra nulla Bruno Humberto Damiani, non c’entra il fratello Stefano, così come non c’entrano i fratelli Augusto e Walter Materazzi; quattro “personaggetti” che gravitano nel mondo della droga e che andranno a giudizio presso il Tribunale di Vallo della Lucania giusta ordinanza del gup Bruno De Filippis su richiesta del pm antimafia Marco Colamonici che ha indagato sulle minacce che i quattro avevano rivolto al loro amico Francesco Avallone (già fidanzato con la figlia di Angelo Vassallo) alla vigilia della sua testimonianza contro Bruno Humberto. E’ proprio in questo ambito, lo ripeto per l’ennesima volta, che le indagini dovrebbero essere approfondite, non tanto per arrivare all’assassino ma per capire quali fossero i rapporti dei quattro con la figlia di Vassallo e se lo stesso Vassallo si era mosso per difendere la figlia caduta, forse, involontariamente in mezzo ad un gruppo poco raccomandabile, e non per una lotta alla droga in generale tanto da meritare il titolo di eroe moderno. Ma questa è un’altra storia, il delitto secondo me non c’entra. Ma è stata sufficiente la notizia del rinvio a giudizio dei quattro e la proiezione del film per scatenare le feroci polemiche prima citate. Quella che più di tutte mi ha, nuovamente colpito, è stata la dichiarazione resa alla stampa (fonte Il Mattino del 9 febbraio 2016) da Giuseppe Tarallo attraverso la sua pagina FB con queste parole: “”La figura di Angelo, alla quale mi piacerebbe tanto credere, la si sta costruendo come una favola che si autoalimenta, e che ormai prescinde quasi del tutto dalla sua base storica e reale … È una favola, un mito, che così come raccontato non può che far bene in un paese come il nostro dove la politica, la brutta politica e i suoi personaggi, ai vari livelli, sono sempre peggiori, inguardabili, quasi da ribrezzo. Mentre esempi di bella politica è raro trovarne … i miti reggono, ma prima o poi possono anche crollare, alla luce di verità scomode, o neanche sospettate o preventivate … pensare che sia stato solo rose e fiori è un errore madornale, una mistificazione che non potrà reggere sempre””. Le parole in grassetto, ovviamente, sono quelle più pesanti perché collegabili ad un’altra dichiarazione fatta da Tarallo su Il Mattino del 28 agosto 2015 che recitava così: “Occorre parlare un linguaggio di verità e avere il coraggio di uscire dalla mitizzazione di Angelo. Eravamo amici ma capitava di essere in disaccordo. Come su Pioppi. Ma occorre andare avanti e serve fare correzioni: quella della lottizzazione a pochi metri dal fiume è folle”.  Le parole “come su Pioppi” sono pesantissime, molto più di un grosso macigno, perché alludono a quella speculazione edilizia voluta da Vassallo a pochi metri dal fiume e dal mare che Tarallo definisce “folle”. Io in definitiva la penso come Giuseppe Tarallo, in tutto e per tutto, ma non riesco a capacitarmi perché proprio Tarallo quando, all’indomani del delitto, io da solo parlai della speculazione di Pioppi e delle piste (anche quella anarchica) che gli inquirenti dovevano seguire, venni brutalmente aggredito con un commento davvero durissimo. Cosa è accaduto da quel momento per convincere Tarallo a cambiare decisamente posizione ed a infilare nella vicenda dei dubbi molto pesanti che hanno, comunque, ottenuto un primo risultato: il silenzio di Dario Vassallo, fratello di Angelo,  che si è ben guardato dall’intervenire e dal contestate tutte le dichiarazioni dell’ex presidente del Parco Nazionale ? Non è dato sapere e, forse, non si saprà mai. Intanto rivediamoci il film, almeno finchè siamo in tempo; i miti e la mistificazione, dice Tarallo, possono cadere da un momento all’altro.  Ma Tarallo ha detto anche di più come riferisce Infocilento.it. Alla prossima

2 Commenti

  1. Gentile Direttore,
    mi permetterà di dissentire su quanto da Lei scritto nel pur ottimo articolo.
    Come Lei sa sicuramente meglio di me, scomodo Fellini , non per la qualità del prodotto (pessima), ma per ricordarci che il film è finzione , per definizione……la verità è un’altra cosa ………sempre.Nel caso specifico, anche la finzione era alla insegna del “pressapochismo” più disarmante.Un modello da consegnare a chi studia del come “non fare una finction”.
    Sfido,quale personaggio “storico”, sottoposto ad un esame radiografico-biografico passerebbe indenne da qualsiasi ombra.Nessuno.E’ sempre esistita una “pubblica virtù” e “vizi privati” più o meno veniali o incoffesabili (non mi riferisco al film), che scava ,scava , vengono fuori .Nessuno è indenne. No si sta certo parlando della biografia di Francesco di Assisi, si è cercato di parlare di un uomo, e sottolineo un “uomo” di cui si è voluto enfatizzare alcuni aspetti “positivi” e non evidenziare ,eventuali altri aspetti (sempre che veramente c’è ne siano) che si sono ritenuti non importanti (punti di vista degli autori) si sono sottaciuti o neanche accennati.Sindaco “sceriffo”, despota, con i modi di fare a volte “sopra le righe”? Ma ha fatto…..a modo suo, discutibile o meno , ma ha fatto.Troppo presto per definirlo “eroe contemporaneo” ? D’accordo……….ma un esempio virtuoso di come si possa essere “amministratore pubblico”,sicuramente………Pioppi permettendo.
    Un tempo, si diceva, che la storia, per avvicinarsi, un poco alla verità, dovevano trascorrere almeno 50 anni dai fatti descritti ,così dicono o dicevano gli storici.
    Si può fare una “fincton” su fatti che retrodatano solo sei anni? Dove molti protagonisti sono ancora vivi? Si può fare una “sceneggiata” e come tale dovrebbe essere vista e eventualmente criticata.
    Ormai non mi meraviglio più di nulla……….si è voluto fare il film sulla vita di Papa Francesco, per le ovvie regole di “mercato”………non si poteva fare una specie di film sulla vita del “sindaco pescatore”? Chiaramente , con tutte le “licenze” del caso e le ovvie “distrazioni” volute (libera interpretazione degli autori)?
    Oltre i pro e i contro scatenati (a torto o a ragione), mi sarebbe piaciuta più una critica al film (si fa per dire) in se.
    Messa da parte la velleità di poter essere un film “storico” (sei anni), a me non è piaciuto proprio il film. Scialbo, senza pretese, nella sceneggiatura e nella regia.Un film inutile che oltre a poter aver soddisfatto (forse) gli appetiti di un pubblico televisivo “generalista”, non è servito assolutamente ribadisco a nulla. Non è servito, secondo me, ne alla famiglia del Sindaco, che si sono visti consegnare la figura di un congiunto, ancora troppo viva nella loro mente, in modo didascalico……..scontata , lontana , sicuramente,mille anni luce dalla realtà. Non è servito, con uno sforzo di approfondimento possibile, a “evidenziare”, se possibile, altri aspetti di una vicenda che era e resta oscura. Non si è scavato in niente. Si è fatta una foto e la si postata. Come tutte le foto c’è a chi è piaciuta e a chi no.
    Devo dire, e lo dico con convinzione che questo “sceneggiato” non meritava l’interessamento di tanti che non hanno resistito dal dire la loro (potevano farlo….sarebbe stato meglio)………giusta o sbagliata che sia………hanno dato troppo importanza ad un prodotto televisivo veramente mediocre (e credo di essere buono).
    Mi chiedo,invece, come sia possibile che un attore del valore di Castellitto abbia voluto consegnare alla sua personale carriera quella che per me resta , al momento, la peggiore interpretazione.Saranno state le esigenze di produzione? La regia super superficiale? La sceneggiatura “senza anima”? Io ,a quelle condizioni, non avrei accettato il ruolo (chiaramente punti di vista).
    In tutto questo “luogo comune”, mieloso, tentato nella rappresentazione del film (chiamiamolo film televisivo…..finction), due sole cose mi sono piaciute :
    La Segretaria Comunale era una “furbetta del cartellino”? E il Sindaco “sceriffo” non la licenziava? Si sa almeno questa verità? Come è finita?
    La scena finale : nove colpi di pistola del buio , la stesso buio dove si muove ancora l’Autorità Inquirente. Un monito a chi ha sentito………. e non parla.Chi si poteva stare zitto, se non altro per rispetto della famiglia, parla e forse sparla…..chi dovrebbe parlare o potrebbe parlare………zitto.

  2. Direttore,
    andata come andata, il film è stato visto da circa 7.000.000 di persone……..certo non è il numero di persone che vede un film che ne decreta la “qualita”, altrimenti ,con tutto il rispetto, “quo vado” dovrebbe essere da oscar e sappiamo,fortunatamente, che non è così.(nulla contro Zalone e se lo va a vedere).
    Oltre il merito (l’unico), di aver riportato al centro una discussione sulla “fine barbara” di un Sindaco, di cui, a distanza di sei anni, non si conoscono i veri motivi, i mandanti e gli esecutori, per il resto :nulla. Messaggio non pervenuto.
    Si è persa una bella occasione per dimostrare che si poteva uscire fuori da certi stereotipi “triti e ritriti”del Mezzogiorno da “becera cartolina”. Il Sindaco pescatore……..sognatore, paladino della correttezza e della trasparenza amministrativa e che chiaramente (secondo gli stereotipi) non può che soccombere alla delinquenza organizzata …………l’assenza della Pubblica Amministrazione ( la figura surreale della Segretaria Comunale……..il Prefetto)………..l’opposizione politica che fa comunella con la “camorra”, e tanti altri ,pessimi, luoghi comuni.
    Il Cilento non è Napoli. Meritava maggiore capacità di discernimento l’approccio ad una storia completamente diversa.
    Il Cilento non è “Gomorra” e la piazza del paese del Sindaco pescatore non è una piazza di Scampia.
    Si è preferito andare sul sicuro………..non osare nulla………fermarsi , da osservatori acefali, a descrivere quello che tutti si aspettavano che si rapressentasse? Al di la dei 7.000.000 di telespettatori , per conto mio ,potevano benissimo evitare. Volevano consegnare alla memoria delle “nuove generazioni” il ricordo di un uomo che si è battuto contro i mulini al vento…..degli interessi……della speculazione…………della droga……..della assenza quasi totale dello Stato (leggi sempre Segretaria Comunale), forse un fatto dovuto e doveroso alla “memoria”, sicuramente meritorio, ma fatto salvo questo far passare il Cilento come il resto della Campania ( non tutta fortunatamente), stile “casalesi”, questo non è stato un buon servizio reso, ne alla memoria di Vassallo ne ai cittadini del Cilento.
    Lei scrive ,Direttore, di sposare in pieno le esternazioni del dottor Tarallo (che non conosco e cito solo perché da Lei citato), anzi dice che ha parlato da antesignano della “folle” speculazione di Pioppi………..inascoltato…..non dai Cilentani ma dalle Autorità (questo non lo so………quando Vassallo è stato ucciso avevo quindici anni e non utilizzavo, se non per la scuola il PC) e se non fosse questo il motivo? Intrigante sicuramente ma se non fosse questo, perché schizzare di fango una persona che ribadisco non si sa perché è morto, chi eventualmente l’ha mandato ad uccidere e chi materialmente l’ha ucciso.
    Per quel che ho letto io (opinabile), non vi è stato Sindaco “capatosta” Cilentano che possa vantarsi di avere fatto tanto per il proprio paese come Vassallo. E’ falso? Non l’ho conosciuto ne il film me l’ha fatto conoscere e forse il suo “carattere” era “ruvido” ma questo non giustifica il cancellare quello che di buono ha fatto. Meritava, secondo me, un film diverso.Nemmeno la bravura di Castellitto è riuscita a coprire le gravi lacune della sceneggiatura e della regia. Immagino che cosa abbiano potuto pensare gli spettatori Piemontesi……Lombardi……..Liguri…….Trentini : la solita storia di “camorra”………non è così.Anche Lei, Direttore, al di la dei “distinguo” Pioppesi, spero che non la pensi come quelli del Centro-Nord.Lo spero.

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.