il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Comunali 2016: la precisazione di Antonio Roscia

 

Aldo Bianchini

 

SALERNO – Il segno tangibile che qualcuno, in gran parte addetti ai lavori, legge questo giornale non per essere semplicemente informato ma per partecipare ad un dibattito democratico e costruttivo, è arrivato con il commento del dottor Antonio Roscia (già coordinatore cittadino di Forza Italia). E’ entrato a gamba tesa in un discorso molto complesso, quale quello di attribuire a Vincenzo De Luca la patente di “asso pigliatutto” (meglio sarebbe “kaimano”) e di “insipienti” a tutti i vertici dei vari raggruppamenti di centro destra che hanno dissipato un patrimonio politico elettorale di dimensioni gigantesche. Qualche giorno fa avevo scritto un articolo dal titolo “Comunali 2016: Vincenzo pigliatutto o folle trasmigrazione” nel contesto del quale avevo precisato che “Chi parla del “dopo De Luca”, cianciando di una perdita di potere del kaimano sulla città di Salerno, non dice la verità, o perché non ha capito nulla o perché fa soltanto finta di non aver capito nulla. In entrambi i casi è in malafede e sarebbe meglio che stesse zitto. A cominciare dai tanti esponenti del centro destra cittadino, provinciale, regionale e nazionale; questi personaggi hanno almeno la grandissima colpa di non aver saputo mettere in piedi in tanti anni una opposizione degna di questo nome”. A questa mia considerazione, fatta in piena autonomia e distaccata dagli interessi di bottega che contraddistinguono, purtroppo, tutti i partiti, ha risposto così Antonio Roscia “Il problema vero è che, a differenza di De Luca, i leader del centrodestra cambiano uno ogni due anni. Dunque non c’è tempo e modo per costruire una alternativa reale. Aggiungo che diventa difficile coinvolgere i rappresentanti della società, quando sanno che di lì a poco il leader di turno del centrodestra sarà un altro: nessuno si espone contro De Luca se non sa di poter avere almeno le spalle coperte per un lungo respiro”. Anche questa è una considerazione alquanto accettabile, ma che impallidisce al cospetto delle migliaia di volte in cui la gente (e io stesso) si è chiesta come mai in venticinque anni non è stato individuato il bandolo della matassa nell’attribuire ad uno, o più di uno, la leader schip e come mai ogni qualvolta che uno l’ha conquistata subito gli altri si sono rizelati e allontanati. E come mai, ancora, tutto il centro destra non ha mai capito che bisognava parlare alla gente in maniera fissa, ripetitiva e con fare quasi asfissiante, così come fa il kaimano ogni venerdì da una televisione salernitana; eppure il centro destra salernitano avrebbe potuto avere la grande occasione comunicazionale e mediatica con la presenza dell’on. Mara Carfagna che di televisione e di comunicazione dovrebbe intendersene. Tempo fa posi questa problematica allo stesso Antonio Roscia che candidamente mi rispose che le cose sarebbero presto cambiate; era l’epoca in cui Antonio “flirtava politicamente” con la Carfagna e nonostante questo gli effetti devastanti della mancata comunicazione li abbiamo visti e verificati giorno dopo giorno. Ma è il solito ritornello; ad ognuno che si avvicina alla Carfagna io dico sempre che non è il caso, che lei non conosce i fondamentali elementi della politica locale, ma nessuno mi crede e si lascia andare al massacro. Sembra strano ma è così. Il problema, caro Antonio, non è che non c’è tempo di costruire una alternativa reale perché il leader cambia ogni due anni; il problema è tutto nel fatto che anche quelli che vengono scelti come leader all’atto pratico non lo sono affatto. E’ triste, ma è così. Ma la cosa più grave consiste nel fatto che il cosiddetto “berlusconismo” si è suicidato da solo per la semplice ragione che ha ingenerato in tutti la convinzione che ognuno possa e debba andare per fatti suoi alla corte del re e che ognuno possa e debba combattere aspramente contro tutti gli altri; insomma non è mai esistita nel centro destra un minimo di disciplina di partito perché “un partito di centro destra non c’è mai stato”. Ecco perché assistiamo alle vergognose compravendite dell’ UdC (solo per fare un esempio) che mantiene in scacco epiche maggioranze e blocca i processi di rinnovamento che pure vengono richiesti da più parti, ed ai gravissimi voltagabbana che vendono al diavolo anche il prodotto che non hanno, cioè i voti. Probabilmente Antonio Roscia, che è e rimane un puro, pur conoscendo tutte queste cose non ha creduto fino in fondo che fossero vere e ci è caduto dentro con le sue stesse mani, scottandosi ovviamente. Nel citato articolo dicevo anche che se gli ultimi due competitor di De Luca (elezioni comunali del 2006 e del 2011) si siano ravveduti sulla via di Damasco ed abbiano deciso di traslocare armi e bagagli verso il kaimano, se non proprio alla sua corte almeno nei suoi possedimenti inclusi nel perimetro del sistema deluchiano, una ragione valida deve pur esserci che non può essere individuata soltanto nel fatto che si è, forse, trattato di un “travaglio compensato” (dichiarazione di Gaetano Amatruda, ndr !!), piuttosto deve essere ricercata nel più ampio assetto del centro destra che ha dato vita al completo abbandono dei valori (non dico ideali !!) che almeno sotto il profilo personale dovrebbero comunque essere presenti in ogni personaggio politico. Una volta il salto della quaglia era impensabile ed automaticamente tagliava fuori il protagonista dalla scena politica ovvero quando il salto riguardava l’ambito dello stesso partito e si passava da una corrente all’altra ci volevano anni e anni per riprendere quota ed aspirare agli incarichi che anche allora venivano distribuiti a destra e a manca. Oggi, alla faccia del rinnovamento e del ringiovanimento, i protagonisti dei salti vendono la propria appartenenza e semmai i voti che non sono i loro al miglior offerente pur di rimanere in quota e continuare a gestire qualche piccolo orticello di potere. E i giovani tanto decantati fanno ancora peggio che di peggio non si può. Ma potrebbe esserci anche un’altra spiegazione al disastro del centro destra salernitano, oltre all’intransigenza militaresca del suo capo Edmondo Cirielli, una spiegazione che potrebbe essere individuata nella ragnatela di potere e di connivenze che purtroppo quasi tutti i rappresentanti di detto schieramento hanno portato come pericoloso bagaglio personale da altre sponde su quella del PdL e che l’ultimo capo in ordine di tempo (Cirielli, ndr !!) ha scoperto, contestato e punito severamente. Di questo, però, avremo tempo e modo di parlare.

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