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direttore: Aldo Bianchini

Cava: Servalli nella trappola di Frà Gigino che sarà … sindaco subito

Maddalena Mascolo

CAVA de’ TIRRENI – Frà Gigino, il mitico rettore del Convento di San Francesco (al secolo Luigi Petrone), le tenta tutte e spesso qualcuno ci casca pesantemente. L’ultimo in ordine di tempo che è cascato nella trappola di Frà Gigino, dispiace dirlo, è il nuovo sindaco di Cava de’ Tirreni Vincenzo Servalli il quale nonostante le esperienze vissute dai suoi predecessori c’è cascato come un pollo. Frà Gigino quando vuole raggiungere un risultato eclatante sotto il profilo dell’immagine e del riverbero che quest’ultima può avere sull’immaginario collettivo della gente, cosa fa ? Fa esattamente il contrario di quanto farebbe una persona normale e incline al ragionamento ed alla concertazione, come dovrebbe fare una persona avvolta in un saio monacale. Ma lui no, spara le sue richieste ben sapendo che difficilmente potranno essere accettate, come è accaduto per l’ultima che va ben al di là della festa religiosa e della buona fede della popolazione; di sacro, di religioso e di misericordia non hanno proprio nulla. In pratica Frà Gigino ha chiesto al comune di montare una megastruttura luminosa in Piazza San Francesco dal 5 maggio al 30 giugno prossimi con conseguente inevitabile blocco di tutto il parcheggio comunale, e in più ha chiesto lo sparo dei fuochi pirotecnici dalla collina del Monte Castello (che notoriamente da secoli è riservata ai festeggiamenti del SS. Sacramento come previsto dall’apposito statuto comunale). Basta soltanto immaginare il blocco di un ampio parcheggio all’entrata della città per due mesi per capire subito cosa potrebbe accadere, non soltanto per i cittadini metelliani, se le spericolate richesta del frate venissero accolte. Il sindaco boccia le richieste ed insorge la minoranza che chiede ed ottiene un consiglio comunale ad hoc; apriti cielo, lo show del frate cappuccino continua nell’aula consiliare con truppe cammellate schierate alla bisogna e con cori da stadio inneggianti al Santo di Padova (il povero Sant’Antonio, naturalmente, non ci azzecca niente !!), truppe che anche non volendo il frate stimola alla rivolta postando su FaceBook “I legali hanno espresso desiderio che non prenda parte in modo che le cose possono essere viste con serenità e per evitare spiacevoli incidenti che potrebbero sorgere per attriti e rancori personali”. Per chi, anche appena appena, ne capisce un po’ di comunicazione è intuibile che un simile messaggio scatena ancora di più e difatti così è stato. Tanto da indurre l’intrappolato sindaco a dichiarare: “Tengo a precisare che non mi sarei mai sognato di vietare la festa ma ho chiesto un progetto più limitato, coerente per la nostra città e soprattutto più attinente allo spirito francescano. In queste settimane sono stato seppellito da infamità ed accuse da chi veste un saio, con atteggiamenti arroganti e inqualificabili”. Parole grosse quelle del sindaco Servalli (fonte Il Mattino), poteva tranquillamente evitare di pronunciarle perché quando si parla di infamità bisognerebbe poi dare un seguito alle parole; ma le trappole, si sa, quando scattano afferrano e fanno male. E faranno male anche a tutti quelli dell’opposizione che oggi gongolano e, forse, soffiano sul fuoco delle polemiche; statene certi, prima o poi, anche loro saranno travolti dall’incalzare senza pietà del monaco metelliano. Tanto lui, Frà Gigino, va avanti spedito per la sua strada come un treno ad alta velocità, sa in cuor suo che prima o poi, più prima che poi, sarà portato a spalle fin dentro il Comune da una folla osannante che lo acclamerà come nuovo sindaco della città.

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