il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Il Primo Presidente della Corte di Cassazione incontra gli studenti del Liceo Tasso

Di Giovanna Naddeo

SALERNO – “Con il penale si gioca sulla carne, sulla pelle, sulle ossa delle persone.” (Giovanni Canzio). Sorriso bonario, calorose strette di mano, qualche pacca sulla spalla. Occhi commossi. Eppure il dott. Canzio ha lavorato e lavora tuttora dietro i più prestigiosi “banchi” d’Italia. Eppure, per un uomo come lui, non c’è cosa più commovente che ritornare dietro i banchi…di scuola! Ai ragazzi: “ Fatemi tutte le domande che volete. Non ho fretta di andare via.” Giovedì 21 aprile. Il dott. Giovanni Canzio, primo Presidente della Corte di Cassazione, nonché ex-allievo del Liceo Tasso, varca i cancelli del suo Liceo per tenere una Lectio Magistralis rivolta agli studenti sul tema: “ L’indipendenza e l’autonomia della Magistratura nello Stato di diritto “. Salernitano, classe 1945, il dott. Giovanni Canzio frequenta le scuole medie, il ginnasio e il liceo presso l’istituto di Piazza San Francesco. Laureatosi all’Università di Napoli, nel 1966 entra in magistratura prestando servizio in diverse città italiane. Dal 1995 al 2009 svolge funzioni di consigliere in Cassazione ed è componente delle sezioni  unite penali. Nel 2009, subito dopo il terremoto, approda in Abruzzo, a L’Aquila, ed è nominato Presidente della Corte d’Appello, poi a Milano.Dal 22 dicembre 2015 è il Primo Presidente della Corte di Cassazione. Seduti al tavolo accanto al Magistrato, nella storica Aula Magna dell’Istituto, il Dirigente Scolastico, prof.ssa Carmela Santarcangelo, e l’Avv. Roberto Mignone, Presidente dell’Associazione “Ex-Allievi Liceo Tasso” e organizzatore dell’incontro. Presenti i vertici della Magistratura salernitana quali la dott.ssa Iside Russo, Presidente della Corte d’Appello di Salerno, il dott. Giovanni Pentagallo, Presidente del Tribunale di Salerno, il dott. Corrado Lembo  Procuratore della Repubblica, il dott. Matteo Casale, già Presidente della Corte d’Appello. Dopo una breve autobiografia in cui riaffiorano i bellissimi momenti della vita liceale e la sua vocazione a “civil servant”, Canzio ripercorre con un veloce excursus la storia dell’Unità d’Italia fino a oggi, sottolineando l’evoluzione della giurisdizione negli ultimi due, tre secoli: dalla sottomissione al potere regio al forte controllo dell’Esecutivo durante il regime totalitario di Mussolini per poi arrivare alla nostra Costituzione del 1948. Il Presidente si sofferma a lungo sull’importanza e la valenza dell’articolo 101 (“La giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge.”). Un’eccezione al principio democratico. Canzio analizza  così il nostro sistema, che esclude la magistratura dalle volubili maggioranze popolari, e il sistema anglosassone e americano, sistema di “Common Law”, in cui è la giuria popolare a emettere il verdetto, Eppure, continua il Presidente Canzio: “Più è basso il basso di livello di partecipazione democratica della magistratura rispetto al popolo, più deve essere alto il tasso dei doveri della magistratura verso la legge”. Da qui l’invito rivolto a tutti i magistrati attuali e futuri al rispetto del ruolo che si ricopre, nonché ad acculturarsi e a studiare sempre, spaziando dall’economia alla finanza, dalla scienza alla letteratura. “Attingere ai casi della vita e dare soluzione ai casi della vita.  Forte autorevolezza, no superficialità. “Infine, rispondendo alle numerose domande degli studenti, il Presidente si sofferma sulla crescita del potere creativo del giudice e della sua necessaria partecipazione alla formazione della legge, dinanzi anche a un legislatore poco attento, e sul necessario nuovo ingresso di giovani magistrati. Attenzione: magistrati sì preparati, ma che, al di là degli eccellenti risultati e del voto di laurea, coltivino il rispetto per i diritti della personalità, per il lavoro e per il grande potere che ricoprono, andando “a indagare, a scavare e a cambiare la vita dei consociati.”

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