il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

TRIBUNALE SALA C.: è stato giusto chiuderlo ?

Aldo Bianchini

SALERNO – E’ stato giusto chiudere il tribunale di Sala Consilina ? Se si pensa unicamente al fatto che per una sentenza civile ci sono voluti ben 33 anni, la risposta è certamente “SI“, è stato giusto chiuderlo. La notizia è apparsa secca sul quotidiano online Ondanews.it, senza alcun tipo di commento da parte del redattore. Sempre dallo stesso quotidiano ho appreso che ci sarebbe ancora un altro giudizio civile che naviga a vista da ben 28 anni, proveniente dallo stesso tribunale di Sala Consilina. Insomma, come dire che il tribunale di Lagonegro è riuscito a fare ciò che quello di Sala non era riuscita a fare per circa trent’anni. Giornalisticamente parlando verrebbe da fare subito una prima domanda: “Ma allora nel tribunale di Sala Consilina non si lavorava o si è lavorato male ed a scartamento ridotto ?“, ma sarebbe troppo semplicistico e riduttivo, ed anche per certi versi offensivo nei confronti di chi nello stesso tribunale ha lavorato alacremente, fermarsi su uno o due casi per metterli tutti in riga e mandarli definitivamente a casa per “insipienza lavorativa“. Però quando si scrivono le notizie, anche di un certo spessore, bisognerebbe sempre pensare alle conseguenze ed alle variegate interpretazioni che potrebbero derivare da quella notizia, quando poi dagli stessi giornali locali non si fa altro che promuovere la battaglia contro la chiusura. Mi viene, sinceramente, il dubbio che tutto venga fatto solo perché il caso è di tendenza e che per questo va trattato. Il fenomeno è naturalmente molto più vasto ed andrebbe analizzato nel suo complesso, a 360 gradi, partendo proprio da questi due casi al limite del paradosso. Non si può difendere per partito preso (cosa forse anche giusta !!) il tribunale di Sala e chiedere la sua riapertura se prima non si fa uno studio attento e meticoloso di tutte le cause (in una relazione del 2010 l’ex presidente Luciano Santoro le indicava specificamente, ma nessuno si è mosso in tempo) che hanno portato al suo accorpamento con quello di Lagonegro che agli occhi dei ministeriali appariva, forse, capace di risolvere gli atavici problemi salesi e di velocizzare i tempi della giustizia in genere. Se il caso della sentenza civile dopo 33 anni fosse capitato nelle mani del prof. Pietro Ichino (autore del libro “I nullafacenti” della pubblica amministrazione) sarebbe successa la fine del mondo; invece nella fattispecie che ci interessa non è accaduto assolutamente nulla e nessuno (almeno per quello che si sa) si è preso la briga di segnalare il caso agli Organi competenti (ivi compresa la stessa Procura lagonegrese) per gli accertamenti e i conseguenti provvedimenti del caso, anche di natura disciplinare. Invece non accade nulla perchè il nostro sistema pubblico è perverso; da una parte c’è chi sfrutta il caso per fare pubblicità alla sua azione di velocizzazione dei tempi della giustizia e dall’altro c’è chi mostra il pollice verso per giustificare un accorpamento che non sta nè in cielo e nè in terra. In pratica per un fascicolo che è stato “nascosto” per una trentina di anni nei cassetti dei misteri non sarà mai possibile individuare e punire i colpevoli. Alla luce di tutto questo mi sembra abbastanza difficile ed azzardato difendere a spada tratta una causa, quella del tribunale a Sala, ormai persa per una serie incredibile di ragioni che saranno inestricabili per chiunque volesse mettere mano ad una situazione sfuggita a tutti, politici ed amministratori locali. E neppure per i magistrati ci sono giustificazioni che tengono, dal “metodo partecipato” all’assegnazione pro-capite per finire all’indicatore di 100 sentenze annue per magistrato. Il presidente del tribunale di Lagonegro, Matteo Claudio Zarrella, ha già vinto la sua battaglia, almeno sul piano mediatico che conta moltissimo, per essere riuscito in un paio di anni a fare ciò che a Sala Consilina non sono stati capaci di fare in trentadue. Difatti nel 2015 si è avuta una riduzione della metà circa dei procedimenti di antica iscrizione a ruolo e si è passati da 227 a 112 processi pendenti negli anni che vanno dal 1983 al 2004; il processo più “anziano” si è chiuso nel 2015 dopo 32 anni. Infatti, come detto, era stato iscritto a ruolo nell’ex tribunale di Sala Consilina nel 1983, attualmente invece il processo più datato che ancora è in attesa di sentenza è del 1988. Basterebbero questi dati, da soli, a consacrare la defintiva chiusura del Tribunale di Sala Consilina e ad assolvere dalle loro responsabilità tutti quelli che in maniera scellerata hanno deciso di chiuderlo ed anche quelli che pur potendo fare qualcosa non hanno mosso un dito.

1 Commento

  1. La chiusura del tribunale di Sala Consilina è stata sacrosanta!
    In quel Tribunale non c’era un numero di processi che rendesse produttiva la struttura.
    In più, a fronte di un carico di lavoro assolutamente scarso, sono maturate centinai e di prescrizioni di reati.
    Ciò avveniva per l’avvicendamento continuo di Magistrati che appena potevano “scappavano” da Sala Consilina.
    I processi iniziavano con una composizione del Collegio e poi, per il trasferimento di uno dei componenti, il processo doveva ricominciare di nuovo; dopo un altro periodo cambiava l’altro iniziale componente e, dunque, punto e a capo; ancora dopo, il terzo iniziale componente andava in pensione oppure veniva trasferito e quindi, da capo dall’inizio.
    Iniziavano i Giudici A,B,C. Finivano i Giudici X, Y, Z.
    Lo stesso testimone veniva sentito anche tre volte e alla fine trascorrevano i termini di prescrizione del reato.
    Allora il problema non è la modifica dei termini di prescrizione di cui oggi si parla, il problema è l’efficienza del processo da parte dell’Amministrazione.
    Ad un problema amministrativo si vorrebbe porre rimedio con una legge che incide sui diritti di libertà del cittadino.
    E’ un po’ come dire: poiché Il Comune è in deficit, aumentiamo le tasse e non tagliamo le spese inutili e superflue.
    Facciamo le Sagre, spariamo i fuochi di artificio, aumentiamo i compensi degli amministratori, e cambiamo l’aliquota sui fabbricati, aumentiamo la tassa sullo smaltimento dei rifiuti etc.
    La polemica e le proteste dopo la chiusura sono solo sterili dispute a difesa di piccoli privilegi “paesani”.
    Non c’è bisogno di avere il Tribunale “sotto casa”; è più importante avere un pronto soccorso “sotto casa”.
    Il processo, la causa, sono eventi di cui non si muore; possono aspettare, possono essere fatti anche a 30 Km di distanza.
    Giovanni Falci

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