il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Dossier Salerno/14: le tracce del cambiamento … dal sogno alla dura realtà del potere.

Aldo Bianchini

SALERNO – In ogni “sistema di potere” degno di questo nome c’è sempre una modulazione nell’oggettivo cambiamento che è senza dubbio connaturato allo stesso esercizio del potere. “Il potere logora chi non ce l’ha”; è questo, senza alcun dubbio, l’aforisma più celebre fra quelli di Giulio Andreotti. Anche se la frase non è sua, bensì, sentenziano gli storici, del celebre politico e diplomatico francese del Settecento, Charles Maurice de Tayllerand. Un paio di secoli dopo Andreotti la ripropone e da quel momento, imprecisato per la verità, la frase diventa sua. E diventa un frase-aforisma che meglio di ogni altra cosa rappresenta in maniera plastica la nascita, lo sviluppo, la crescita, le deviazioni e la fine del potere quando viene esercitato in maniera assolutistica, quasi dittatoriale.

Il potere di Vincenzo De Luca era nato nel lontano 1993 probabilmente quando, nel periodo compreso tra il mese di marzo e quello di maggio, ci fu una riunione a tre (Carmelo Conte, Paolo Del Mese e Vincenzo De Luca) in casa dell’ex ministro dove i tre si erano incontrati per le condoglianze in seguito alla morte della mamma di Conte. Probabilmente il quella occasione fu deciso di affidare il mandato di sindaco a De Luca anche al fine (così sussurrano le cronache !!, quelle vere di marciapiede) di rallentare l’azione furente della magistratura; quell’accordo venne sacralizzato e storicizzato la notte tra il 22 e il 23 maggio 1993 con l’elezione, per un solo voto, di De Luca a sindaco di Salerno. Non ci sono, e non ci saranno mai, prove concrete in grado di confermare che forse in quell’incontro a casa di Conte l’astuto Vincenzo De Luca capì che quella era la sua grande occasione e che presto poteva farli fuori entrambi (politicamente, s’intende !!), così come accadde di lì a qualche mese con l’arrivo di altre inchieste tumultuose, passando per l’arresto immotivato – forzato e brutale di Vincenzo Giordano la sera del 31 maggio 1993, dopo che lo stesso ex sindaco era stato a casa Conte che voleva forse convincerlo a recedere dalle dimissioni, ed era stato avvertito da De Luca dell’imminente arresto che lui, Giordano, su suggerimento dei suoi avvocati difensori (Lorenzo De Bello e Angelo Di Perna) sperava di evitare appunto con la reiterazione delle dimissioni. Nasce così l’epopea e il mito di Vincenzo De Luca che da quel momento non presterà più il fianco a nessun rapporto di amicizia reale con i due grandi avversari politici, salvo a ripescare Paolo Del Mese una decina di anni dopo per motivi da ricercare tutti nel crac del “gruppo Amato Pastificio” che continua, ancora oggi, a sconvolgere la cronaca giudiziaria. De Luca, nel 93, preferì dimettersi nei primi giorni di luglio per poter essere rieletto il 5 dicembre 1993, dopo il ballottaggio con  

Pino Acocella e dopo che la sera del 3 dicembre aveva richiamato a se, nell’Hotel La Lucertola di Vietri sul Mare, tutte le forze imprenditoriali della città che furbescamente e lestamente mollarono le cordate di appartenenza (Conte e Del Mese) divenendo “gole profonde di tangentopoli” in danno della classe dirigente caduta in disgrazia e sostenendo saldamente e convintamente il nuovo astro nascente. E Vincenzo De Luca, diciamocelo con chiarezza, ha saputo esercitare nel migliore dei modi quel potere insinuandosi in tutti gli spazi lasciati vuoti, loro malgrado, da tutti quelli che vennero investiti a torto o ragione dalla tempesta di tangentopoli; quelli intorno a lui sono spesso caduti nell’oblio del non corretto esercizio del potere e sono stati subito e brutalmente buttati fuori da quello che oggi in tanti chiamano “il cerchio magico” che circonda ogni uomo di potere, e circonda soprattutto De Luca. Il primo mandato da sindaco, dal 1993 al 1997, è stato comunque un eccellente periodo organizzativo anche dal punto di vista delle idee progettuali e di raccolta di tutti quei talenti o semplici volontari e volenterosi che erano rimasti nudi e senza una guida illuminante o un punto di riferimento, proprio in quegli anni nel corso dei quali doveva essere rifatto tutto, compreso la città e la sua urbanistica sotto l’impulso del mitico catalano

Oriol Bohigas, delle sue APU e dell’Ufficio di Piano all’uopo organizzato e con a capo l’ingegnere Ercole Di Filippo, amico caro dell’urbanista spagnolo e suo vicino di casa nelle isole “Canarie”. Il sistema sembra funzionare alla perfezione e soltanto in favore della città; tecnici, amministratori, collaboratori accorrono da ogni parte della città per prendere parte al “nuovo e interessante disegno politico progettuale” di Vincenzo De Luca. Presto, però, in tanti si accorgono che qualcosa comincia a tracimare da quel solco che direttamente il capo aveva imposto a tutti ed anche a se stesso. Come già scritto ci furono momenti di grande esaltazione collettiva, tutti credevano nella originalità e nella trasparenza di quel disegno e dedicavano tutte le loro energie impegnandosi notte e giorno, ben al di là dei normali orari di lavoro. Del resto il capo era sempre schierato in prima linea e si sacrificava più di tutti gli altri nell’esecuzione di un lavoro massacrante che, a volte, impegnava giorni e notti consecutivamente; soprattutto nel bunker dell’Ufficio di Piano situato in pieno centro storico. Ma con l’avvio della seconda consiliatura, quella dal 1997 al 2001, ecco aprirsi le prime crepe in quel sistema, innovatore e progressista, in cui moltissimi avevano creduto e in tanti si erano buttati a capofitto sicuri di poter partecipare al vero e radicale cambiamento non solo della città ma di tutti i sistemi che fino a pochi anni prima avevano rallentato e insabbiato ogni tentativo di sviluppo e di crescita. E venne fuori “il potere per il potere” mentre, sull’altro versante, montavano gli scontri tutti interni alle varie sigle del PD tra Vincenzo De Luca e Andrea De Simone, prima, e con l’allora governatore della Campania

Antonio Bassolino, poi. Ecco come dalle colonne de “Il fatto quotidiano” del 2 febbraio 2010 l’on. Isaia Sales riassume il momento storico-politico: “De Luca è il politico campano più in sintonia con la concezione della politica come gestione di un sistema di potere, al suo confronto Bassolino è un dilettante”. Si scivola lungo gli anni, De Luca va in parlamento e posiziona Mario De Biase sulla poltrona di sindaco, iniziano le grandi inchieste sul Sea Park e sulle MCM a dimostrazione dell’inversione di tendenza dello splendore del cosiddetto “quadriennium deluchianun”, ma non mancano le presentazioni megagalattiche dei PUC, del Lungomare, di Piazza della Concordia e di Piazza della Libertà. Si stacca dal gruppo storico anche l’architetto

Fausto Martino (più di dieci anni assessore all’urbanistica), anzi passa tra quelli che attaccano duramente e giudiziariamente il potere del sistema De Luca. E rapidamente arriva il 2 febbraio 2009 quando scoppia il caso della “Lista Pessina”. Ma chi è, o meglio cosa è la Lista Pessina. Lo vedremo nella prossima puntata di lunedì 11 luglio 2016.

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