Violenza sessuale: l’intervento fuori luogo di Gerardo Calabrese

 

Aldo Bianchini

SALERNO – “La ricerca di parole politicamente corrette di fronte a una cruda violenza di questo genere è solo la ricerca delle piccole menti che vogliono trovare delle giustificazioni”; con questa espressione Vittorio Sgarbi ha, secondo me, stoppato qualsiasi tipo di strumentale polemica in danno del quotidiano “Le cronache del salernitano” e del suo direttore Tommaso D’Angelo. Lo scontro tra lo stesso direttore D’Angelo e il direttore de La Città, Stefano Tamburini, ha offerto la possibilità a tanti sciacalli che dalle pagine di FaceBook si sono lanciati in maniera famelica contro il direttore di Cronache additandolo come un essere spregevole e capace di infangare l’onorabilità (ammesso che ci sia !!) di tanti onesti omosessuali solo perché aveva definito “froci” quegli esseri infami capaci di usare violenza sessuale nei confronti di un minorenne di Cava de’ Tirreni dentro le mura di un centro benessere e/o massaggi. Il pensatore Sgarbi riporta tutti alla cruda realtà e ci fa riflettere sulle varie definizioni linguistiche che indicano la caratterizzazione sociale dei tanti “onesti omosessuali” (contro i quali non ho assolutamente nulla) sotto il nome di “gay”. A me personalmente non sono mai piaciute, e non piacciono, le forzate esterofilie; ebbene per dirla in termini di dizionari linguistici la parola gay è un termine di origine inglese, sinonimo di omosessuale. E basta andare sulle enciclopedie nazionali per capire velocemente che nel termine “omosessuale” vengono raggruppati tutti coloro che esternano un comportamento umano che comporta l’attrazione sentimentale e/o sessuale verso individui dello stesso sesso, genericamente indicati come “froci” e/o “ricchioni”; termini ben presenti nei vocabolari. Dunque il malcapitato Tommaso D’Angelo ha soltanto utilizzato, o meglio rispolverato, una terminologia che seppure desueta (forse !!) è l’espressione italiana (e non inglese) più corretta. Ma su questo aspetto della vicenda si potrebbe scrivere all’infinito e ci si potrebbe scontrare perché le varie associazioni gay sono riuscite (bontà loro !!) a far passare nell’immaginario collettivo la terminologia straniera ed a relegare le parole italiane, ancora esistenti e mai cancellate, come offensive ed omofobe. Niente di più falso. Nella rete della confusione rabbiosa sono caduti tanti corretti o scorretti commentatori del web che ogni giorno di più assurgono a censori e moralizzatori della vita pubblica e fortemente stimolati a guardare il pelo nell’occhio degli altri invece di guardare la trave nei propri. Ma se nella rete cadono i tanti aspiranti giornalisti del web, al di là del fastidio a pelle, poco importa; interessano, invece, i casi i n cui personaggi pubblici e riconosciutamente perbene precipitano fragorosamente nella predetta rete. Mi dispiace molto, lo dico in tutta sincerità, commentare il giudizio crudele ed assolutamente fuori luogo postato su FB dall’ex assessore delle ultime due giunte deluchiane, avv. Gerardo Calabrese, che dalle recenti elezioni amministrative è uscito pesantemente penalizzato e relegato, in termini di consensi, in una delle posizioni di inquietante retroguardia; ma clamorosamente beneficiato, poche settimane dopo l’insuccesso, da due nomine in altrettante società a partecipazione pubblica. Mi spiace veramente ma, dopo aver scritto più volte in maniera molto positiva ed averne elogiato le sue professionali peculiarità, non posso non commentare la sua caduta di stile partendo proprio dalle due nomine che qualcuno ha già definito (leggasi Severino Nappi, vice coordinatore regionale di Forza Italia) come massima espressione del “nominificio deluchiano” nel segno del silenzio che, probabilmente, ognuno dei graziati dovrà osservare nella evoluzione delle inchieste giudiziarie in cui si ritrovano coinvolti insieme al kaimano. Sono rimasto molto deluso da Gerardo Calabrese, devo riconoscerlo, non mi sarei mai aspettato da lui una sottomissione così pesante che autorizza a credere che il “sistema di potere” è in grado di travolgere tutto e tutti. Non mi è piaciuta nemmeno, per dirla tutta, la spavalderia pseudo mediatica esibita da Calabrese all’indomani della rivelazione (è stato Cronache ?) delle due nomine doverosamente retribuite (almeno così risulterebbe, ma aspetto smentita !!), quasi come se le stesse fossero arrivate a conclusione e/o a premiazione di una lunga e positiva attività politica. Ma l’etica, si sa, appartiene al passato ed a quella repubblica che tutti amano calpestare per coprire le nefandezze del presente. Ebbene etica normale avrebbe voluto che Gerardo Calabrese si impegnasse a spiegare compiutamente sul piano politico la necessità dell’attribuzione alla sua persona delle due nomine;

invece no, è rimasto in attesa, come in agguato, della prima occasione per scagliarsi con tutta la sua violenza verbale contro il giornale il cui direttore (Tommaso D’Angelo) aveva in passato soltanto esercitato probabilmente il suo ruolo di libera informazione. Il dubbio è pesante ed anche giustificabile; vuoi vedere, mi sono detto, che Gerardo Calabrese ha preso lo spunto dalla parola “frocio”, che non riguardava lui e nessuno del suo presunto partito, per scaricare su Cronache del Salernitano una violenza verbale d’altri tempi per vendicare vecchi rancori; una violenza che, badate bene, mette in evidenza tutto il male della nostra informazione locale che è pesantemente appiattita agli ordini del sindaco o degli assessori di turno (tanto per fermarci a loro); un ruolo di subalternità, quello dell’informazione locale, che Tommaso D’Angelo (a volte sbagliando ed a volte enfatizzando) ha da sempre cercato di sovvertire garantendo sul suo giornale la massima libertà d’espressione anche quando questa (come nel caso denunciato da Calabrese) poteva essere intesa alla stregua di una calunniosa accusa mediatica. Sarà la magistratura ordinaria ad accertare la realtà dei fatti lamentati da Calabrese, certo spetta soltanto alla magistratura decidere, e Calabrese non ci speri molto. Ma che cosa c’entra questo con la pubblicizzazione a scoppio ritardato di una pregressa denuncia e, meglio ancora, con la minaccia (tutta da “sistema di potere”) di non inviare più comunicati stampa a Cronache; quasi come se Cronache avesse necessità per sopravvivere delle veline di Gerardo Calabrese che con la sua minaccia, comunque, apre una brutta ferita nel corpo dell’informazione ridotta al rango di raccoglitore di veline. E la minaccia, stoltamente, è continuata chiamando in causa anche i cosiddetti “figli delle chiancarelle” additandoli come semplici e squallidi ondivaghi (leggasi post di Calabrese su FB) capaci di smentire se stessi. Ma il capolavoro Calabrese, forse ottenebrato da una strana ed inusuale rabbia, lo compie quando scrive (nuova minaccia !!) di aver sollecitato l’Ordine dei Giornalisti per un pesante intervento sulla deontologia professionale di un giornalista chiedendone addirittura “la radiazione dall’Albo”. A Salerno non è mai accaduto un fatto del genere, probabilmente il “sistema di potere” è impazzito. E quando qualcosa inerente il potere impazzisce vuol dire che lo stesso sistema incomincia a battere i primi colpi a vuoto, grazie anche a Cronache del Salernitano e del suo sibillino direttore che con una parola assolutamente lecita (frocio) è riuscito a rompere un equilibrio che sembrava inattaccabile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *