il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

SANITA’: Aborti d’oro, nuova bufera sulla sanità !!

Aldo Bianchini

SALERNO – Un nuovo caso sembra travolgere il mondo della sanità pubblica con l’ennesimo medico caduto con tutte e due le mani nella tagliola dei video e delle intercettazioni ambientali e telefoniche messe in atto dalla Guardia di Finanza di Sapri. Sto parlando del caso giudiziario che, almeno all’apparenza, potrebbe travolgere la lunga carriera professionale del medico dott. Bruno Torsiello, ginecologo e primario, e della sua assistente Rosa Vomero (ostetrica originaria di Santa Marina), entrambi in servizio da molti anni presso il presidio ospedaliero di Sapri nell’ambito della ASL Salerno. Una carriera lunghissima ed una professionalità indiscussa, quella dei due professionisti; tutto mandato all’aria per un’accusa di “peculato, falso in atto pubblico e violazione dell’art. 5 – c. 4 della legge sul’interruzione volontaria della gravidanza”, per il medico e soltanto di peculato per l’assistente. Se non fosse per il fatto che le indagini sono state coordinate dal Procuratore della Repubblica di Lagonegro Vittorio Russo (attento magistrato che stimo molto) potrei concludere subito questo mio intervento dicendo che si tratta dell’ennesima bufala, utile soltanto per rimescolare sempre di più le già torbide acque della sanità pubblica e rilanciare sul piano nazionale (se ne stanno occupando tutti i media) l’immagine di un procuratore della repubblica; conoscendo il modo di operare di Russo (fatta la giusta tara sull’entità dell’irruenza che fa sempre parte dell’essere di un pubblico ministero !!) mi astengo da un facile e affrettato giudizio e mi accingo, invece, ad una serena e seria meditazione sull’intera vicenda che sembra essersi dipanata nel corso di uno spazio-tempo più o meno lungo. In punta di diritto sembra che l’accusa si regga su veri e propri cavilli investigativi inerenti i famosi sette giorni di riflessione che ogni gestante dovrebbe praticare prima di decidere di abortire; sette giorni che dovrebbero essere calcolati dal momento in cui il medico effettua la prima visita. Capirete subito che su questo la difesa del medico Torsiello potrà operare con tutta la tranquillità possibile. Da questo deriverebbero anche le presunte “false certificazioni” finalizzate all’agevolazione di scelta delle pazienti. Poi c’è la sempre più discussa situazione dell’intramoenia di cui il primario si sarebbe avvalso ai sensi di legge per avere la possibilità di “effettuare prestazioni fuori del normale orario di lavoro ospedaliero utilizzando le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’ospedale di Sapri a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa destinata in percentuale all’ASL”. In questo irrisolvibile problema della sanità si sarebbe, infine, insinuato anche il reato di peculato per avere, il medico, probabilmente incassato somme di denaro a lui non dovute. Un caso che, nell’ottica del detto napoletano “facite ammuina”, come sempre accade è servito alla stampa per riempire paginate intere dei loro giornali, sia di carta stampata che online, e dei vari telegiornali; naturalmente nessun approfondimento della vicenda ha accompagnato le infinite colonne e i vari titoli di prima pagina, anzi a tutta pagina, con le foto del medico già condannato prima ancora delle decisioni della magistratura che, mi piace ricordare, vanno attese fino all’ultimo grado di giudizio. Ricordo benissimo quando i tg nazionali, ogni sera, mandavano in onda le immagini degli arresti clamorosi nell’epoca di tangentopoli; nessuno mai si pose il problema di un esame di coscienza relativamente al combinato-disposto della richiesta e della concessione che ha da sempre distinto i rapporti tra gente comune e politici e tra pazienti e medici. E’ come un gatto che si morde la coda e che va ben oltre il reato di carattere penale che rimane intatto in tutta la sua intoccabilitàà. E’ per questo che tutti dovremmo chiederci se la Guardia di Finanza di Sapri alle oltre 250 pazienti-gestanti del saprese ha chiesto se sono state loro a bussare alle porte del “disponibile” medico o se sono stati compulsati dal medico e/o dalla sua assistente; sarebbe interessante fare una media statistica delle risposte per capire l’entità della colpevolezza del dott. Torsiello che potrebbe anche essersi mosso su insistenti e pressanti richieste della controparte e nella perfetta osservanza delle regole; da qui anche le eclatate raccomandazioni di riservatezza del sanitario verso le pazienti. Non ergiamoci, quindi, a furiosi paladini della legalità e della giustizia senza prima esserci chiesto quante volte ognuno di noi si è servito anche del proprio medico di base per l’ottenimento di false certificazioni sanitarie attestanti l’invalidità temporanea al lavoro. E quante volte ognuno di noi al primo tentennare della propria salute ha cercato di raccomandarsi per scavalcare le famigerate liste di attesa promettendo regalie, prebende e lauti compensi. Tutta l’Italia probabilmente dovrebbe essere rivoltata come un calzino (mi perdoni il magistrato Piercamillo Davigo per aver osato riportare una sua affermazione). Se ci sono precise responsabilità penali è giusto che i responsabili paghino fino in fondo, ma prima di condannare una persona mi sembra anche normale tenere conto dei dati su una specchiata carriera che aveva portato il dott. Torsiello alla direzione del servizio di IVG (interruzione volontaria gravidanza) in una zona del territorio che spesso viene dimenticata dalle leggi e anche da Dio. Non conosco il medico Bruno Torsiello e neppure la sua assistente Rosa Vomero e prima di esprimere un qualsiasi giudizio tranciante credo sia giusto aspettare. Anche se il racconto fin qui emerso del “caso Sapri” sembra darmi ragione per l’ennesima volta, almeno su un punto: dovunque un primario viene coinvolto in una vicenda giudiziaria c’è sempre una assistente che gli fa compagnia. Qualche settimana fa ne ho parlato illustrando il caso del dott. Rotunno (cardiologo di Roccadaspide) e come avevo promesso non mancherò di analizzare, quanto prima, anche questo aspetto strano delle intricate vicende giudiziarie legate alla sanità.

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