il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Dossier Salerno/20: la deviazione del Fusandola

Aldo Bianchini

SALERNO – Il torrente “Fusandola”, dopo 62 anni, ritorna impetuoso al centro dell’attenzione della Città. In verità io personalmente ho scritto spesso sulle pagine di questo giornale ma la mia voce, unica dissidente in un coro di consensi e di omaggi verso il potere, conta poco quando è solitaria. Del famigerato Fusandola, da quella tragica notte tra il 25 e il 26 ottobre del 1954, se ne parla spesso e per tante giuste ragioni; in ordine di tempo è divampata anche la polemica per il suo imbrigliamento del tratto finale per consentire i lavori per la costruzione di Piazza della Libertà (la più grande d’Europa e forse del Mondo, come dice Vincenzo De Luca !!) e del Crescent; ma sulla sua ormai conclamata non pericolosità si sono pronunciati tecnici e soloni, tutti sudditi della corte deluchiana, in una escalation di pareri che hanno rassicurato tutti, anche la magistratura che ha allontanato la sua attenzione dalla estrema pericolosità di quel canalone che rappresenta la “prima asta torrentizia” della Città. Salvo a ripensarci, anche se molto tardivamente, nel luglio 2016  la Procura della Repubblica di Salerno ha chiesto una proroga delle indagini che da tempo, comunque, battevano la fiacca. Il problema non esiste per il momento, e quando fra cent’anni il Fusandola esploderà di nuovo noi non ci saremo, come non ci saranno i soloni e i tecnici che appaiono sempre più sicuri del fatto loro ed anche i magistrati. Ma a Salerno c’è anche il pericolo del Rafastia che scorre sotto Via Velia, come il Rio Mercatello che baipassa con una strozzatura l’edificio dove ha sede il Comando Provinciale dei Carabinieri; quest’ultimo rio fu addirittura deviato per consentire l’utilizzo di un suolo che era spaccato in due dal torrente. Grande affare economico e immenso sfregio alla natura; una vera bomba ecologica e non solo. Ma tanto tutto accadrà, perché accadrà, almeno fra cent’anni. Intanto godiamoci la descrizione o meglio i canti del professore Rino Mele (fonte Il Mattino del 25 ottobre 2015) che sulla vicenda ha scritto: “La notte dell’alluvione … il Fusandola gonfiò una piena che ricordava le violenze che la storia poi mette oltraggiosamente da parte tentando di scordare … altri torrenti e fiumi quella notte alzarono la loro improvvisa superbia, il Rafastia ruppe Via Velia come un cielo di carta, e vomitò la sua ira su una città notturna, inconsapevole, chiusa dietro le finestre”. E continua il docente a scrivere il suo pensiero: “Quell’alluvione ormai la ricordiamo col folclore delle citazioni, la piccola gloria delle fotografie fatte dai balconi, i padri che insistono a raccontare. Da allora Salerno è diversa, conserva questo trauma mai superato, le centinaia di morti e feriti messi lì, da qualche parte, 318 ombre so9lidificate dalla dimenticanza che hanno, però, insegnato come Salerno e la Costiera siano una sola città, dallo scosceso delle colline alla superficie del mare”. Quelle ombre, purtroppo, non hanno avuto alcun peso sugli uomini e sui tecnici che hanno deciso, molti anni fa (non c’entrano nulla i tecnici e i soloni di oggi), di coprire il Fusandola, quelle ombre non sono entrate nei libri di scuola e soprattutto nei trattati universitari; quelle ombre non sono state mai conosciute o riconosciute dai “nuovi tecnici” esperti del territorio ma lontanissimi da quei momenti e pure da quei ricordi, forse ingigantiti dai loro nonni, ma pur sempre momenti davvero molto inquietanti e terrificanti. Era la notte tra giovedì 25 e venerdì  26 novembre 1954; io avevo nove anni ed arrivai a Salerno la mattina del giovedì successivo 2 dicembre 1954; insieme a mio padre scendemmo in città dal paese natio (Muro Lucano in provincia di Potenza) per andare a fare visita a mio fratello maggiore che studiava a Salerno e si trovava nel collegio Genovesi nel cuore della città ferita. Vidi la terra smossa, i cumuli di detriti, la rabbia, la paura e la disperazione fissi sul volto della gente, il vento gelido del terrore sferzava l’aria autunnale, mentre mio padre cercava di spiegare l’accaduto passandomi le poche notizie che si conoscevano. A Salerno in quei giorni arrivarono tutte le grandi autorità del Paese per promettere ed anche per dare, per rassicurare sul futuro che realmente ci fu e che più di qualcuno tramutò in pesanti affari personali; come sempre, come da sempre. Ma ecco che ritorna, dopo 62 anni, il poeta e scrittore Rino Mele che fa l’esatta fotografia dell’odierna situazione: “Il Fusandola ora non è più un torrente ma un carcerato messo alle fondamenta del Crescent, il nuovo teatro in cui aspettiamo di recitare una tragedia che insiste a farsi rappresentare. Quel torrente con la sua dimenticata foce rivendica uno spazio che non gli appartiene più”. Ma questo, tutto questo, gentile professore Mele i nuovi maestri dell’ambiente non lo sanno e non vogliono saperlo, tanto fra cent’anni, quando tutto accadrà, non ci saranno. Un lettore di questo giornale, tale Alberto, ha così commentato uno dei miei tanti articoli sul Fusandola: “”Illustre Direttore, non si può che condividere la sua “saggezza”… ma poi? Lei ci ricorda la Fusandola, e chi si ricorda dell’alveo comune Nocerino? Sicuramente Lei è informato di quello che è successo a Nocera Inferiore, nella contrada Cicalesi, una ecatombe (lo stesso periodo di quando Salerno si è scoperta novella Venezia) e tutto per una mancata elementare manutenzione ( consideri che noi dell’Agro paghiamo regolarmente il “Consorzio Bonifica” una tassa assolutamente inutile per tenere in piedi un carrozzone che fa acqua da tutte le parti). La sfido ha trovare un corso d’acqua dalle nostre parti Agro) che non sia abbandonato a se stesso, con vegetazione senza controllo e fondali e argini che sono affidati non alla tutela della protezione Civile ma alla mediazione benevole,quando c’è,della Madonna di Pompei. Lei giustamente, segnala i casi che riguardano la Città Capofila, ma ha dato un occhiata al torrente Cavaiola, una fogna a cielo aperto, e che passa sotto Nocera. Ha avuto modo di vedere in che stato versano le opere di “prevenzione” realizzate a Sarno, dopo quello che si verificò? In che stato di abbandono versano le vasche di raccolta ….. paludi. Il Sindaco Torquato ha tuonato :”vi sveglerete quando ci scapperà il morto”…. perchè a Sarno quelli che ci sono stati non sono ancora bastati? Come vede per evidenziare l’insipienza di chi ci dovrebbe governare non è necessario andare così indietro nel tempo (giusto che lo si faccia …. per non dimenticare), ma è la Natura stessa che c’è lo sottolinea e ricorda ogni volta che si verifica una goccia di acqua in più. Sono cose che si sanno e si sanno da anni, ma nessuno fa niente. Alvei fluviali sbarrati da strade o edifici per civili abitazioni, oppure ostruiti in punti critici da rifiuti o detriti antropici, condotte idriche rotte e perdenti, scavi incontrollati per fondazioni o sottoservizi, del tutto normali nelle città italiane, anche in quelle, secondo qualcuno ”più belle d’Europa”, uniti alla insufficiente manutenzione, hanno indotto una instabilità superficiale diffusa che, ove i terreni lo consentono, si estende progressivamente in profondità, con pericolosità “Crescent”. E si dorme , spendendo e spandendo per “luci di artista”( non ho niente contro questa pregevole iniziativa, ma se si rischia di andare sott’acqua mi preoccuperei prima di questo e poi delle luci, sono il solito disfattista di turno). Non a caso la Geologia Urbana, il cui studio deve essere propedeutico a qualsiasi Piano Regolatore, afferma tra l’altro che la individuazione dei fenomeni naturali presenti nei territori da urbanizzare è necessaria affinchè si possa valutare lo spazio necessario alla loro evoluzione, per controllarli ed evitare di reprimerli forzatamente, evitando di piangere prevedibilissime tragedie. Non ci vuole la zingara o qualche “personaggetto” per capire come stiamo combinati. Insomma, il più delle volte i casi di dissesto idrogeologico non sono il frutto della natura cieca e crudele, come si tende a far credere, ma il risultato di una politica impreparata e superficiale, che insegue miti ”luminosi” e tralascia e abbandona un territorio rischioso e impegnativo.  Lei fa benissimo a ricordore il Fusandola, ma a chi? Mi scusi lo sfogo. Ho apprezzato l’articolo, speriamo, almeno, che lo abbia letto chi dovrebbe leggerlo. Io come Lei possiamo fare veramente poco …. tranne che ricordare””. Il quadro generale della drammatica situazione idrogeologica del nostro territorio, un’analisi che condivido in pieno, non deve però distrarci dal problema che ho posto con questo approfondimento: il Fusandola, che scende da Via Monti, passa sotto la Villa Comunale sfiorando il Teatro Verdi e sfocia a mare al largo di Piazza della Libertà è pericoloso o no ?. Per fare la piazza e il Crescent è stato necessario in primis risolvere il problema del passaggio in sottosuolo del Fusandola; i tecnici hanno deciso di deviare il suo corso naturale di quel poco sufficiente alla compattezza del sito su cui costruire le due importanti infrastrutture pubbliche. Gli studi portati avanti si sono basati anche sulle problematiche affrontate e risolte (si fa per dire !!) con la deviazione del Torrente Mercatello per consentire la costruzione della caserma adibita a comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri; ma in questo caso venne creata una vera e propria strozzatura, invece per il Fusandola i tecnici hanno lavorato per eliminare qualsiasi tipo di pericolo derivante da possibili strozzature. Infatti come da progettazione, regolarmente approvata dai superiori Organismi Regionali e Nazionali, è stata deviata ma ingrandita la parte finale del Torrente Fusandola. Lo sbocco a mare garantisce la massima sicurezza e sicuramente, per come è stata ampliata la foce, non ci sarà mai alcun pericolo di esplosione del torrente con grave rischio per la Piazza e per il Crescent. Insomma dal mare fino alla deviazione ed oltre è stata creata una tubazione ad altezza d’uomo che evita qualsiasi pericolo. I tecnici quindi hanno lavorato bene su tutto il tratto finale del Fusandola che è stato preso in esame dalla magistratura con indagini a carico dei tecnici progettisti ed esecutori dell’opera. Un’indagine sicuramente inutile perché, ripeto, il lavoro progettato e completato sulla foce, è un lavoro eseguito ottimamente e con la massima attenzione. Il pericolo grave, però, non è stato eliminato a monte della foce (ma in questo i tecnici indagati non c’entrano affatto) in quanto il torrente precipita dall’alto della zona di Via Monti verso valle dove si incunea in una piccola tubazione che strozza letteralmente il suo percorso che continua sotto la villa comunale fino alla confluenza nell’opera di allargamento già eseguita a regola d’arte. E’ facile capire che in caso di piena l’acqua che irrompe dall’alto trova alla fine di Via Monti una strozzatura che farà da tappo e rischierà di far esplodere, come una bomba ecologica, il torrente interrato. Come al solito, però, per un’opera eseguita alla perfezione viene avviata e tenuta in vita un’inchiesta giudiziaria inutile e per il vero problema tutti si disinteressano, a cominciare  naturalmente dal Comune. Speriamo solo che Italia Nostra e No Crescent continuino a vigilare così come hanno fatto finora.

2 Commenti

  1. Non si capiscono di conseguenza i motivi per cui si continui a sprecare fondi ed energie – alimentando liti giudiziarie inarrestabili – nel criticare e contrastare un’opera eseguita a regola d’arte, che ha migliorato il tratto terminale e lo sbocco a mare del Fusandola, invece di focalizzare l’attenzione sulla strozzatura esistente molto più a monte e lì intervenire per eliminare o quantomeno attenuare l’anomala geometria del corso d’acqua. Auguriamoci il contrario, ma se dovessero ripresentarsi le disastrose precipitazioni dell’ottobre 1954, sarebbe ancora quella strozzatura – e non certamente le migliorie realizzate a valle – a provocare esondazioni e danni al territorio.
    A meno che non si voglia sostenere che le leggi dell’idraulica possano cambiare verso !!

  2. Il torrente Fusandola compie un “salto” di una trentina di metri in Via Fusandola (non in via Monti). La vasca di accumulo che poi canalizza l’acqua nello stretto canale che sbocca a Santa Teresa viene rarissimamente ripulita, così come a monte l’alveo del torrente. Un “tappo” che si formasse in questa vasca in condizioni di forti precipitazioni sarebbe pericolosissimo.

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