il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Departures, Journeys, destinations: la cultura !!, da Albanese a Sarli, passando per la D’Alto

Aldo Bianchini

VALLO di DIANO – Che cosa è la cultura ? E’ stata questa, la domanda dalle mille risposte, che ha rappresentato il “filo conduttore” della quattro giorni itinerante voluta e organizzata dalla “Association of Italian Canadian Writers” (AICW). Alcune decine di scrittori e autori presenti alla rassegna capeggiata dal Comune di Padula e seguita da Monte San Giacomo e Teggiano. Autori e scrittori locali ma anche, come nello spirito dell’incontro, di caratura nazionale e internazionale con la presenza di diversi canadesi. Una rassegna biennale che, badate bene, non viene organizzata per presentare questo o quel libro, questa o quella opera, bensì per porre agli stessi autori-scrittori ed agli interessati spettatori degli incontri a tema; un tema che varia ogni nuova edizione della rassegna. Quella di quest’anno, tenutasi dall’ 11 al 14 agosto, è stata incentrata, come dicevo in apertura, sulla vera essenza della cultura. Ognuno ha risposto a suo modo, come è giusto che sia; qualcuno è addirittura uscito dal tema dettato, altri (pochi in verità !!) hanno pienamente centrato l’obiettivo. Ma se non dipaniamo il quesito iniziale e non rispondiamo alla domanda non possiamo andare avanti. Dunque la cultura è un viaggio, anzi il viaggio che ognuno di noi compie come meglio crede e avvalendosi di tutti i mezzi messi a disposizione della sua fame di conoscenza, dalla letteratura più nota ai supporti tecnologici più avanzati. Ma in buona sostanza la biennale italo-canadese (fondata nel 1986) non è altro che riproposizione in chiave moderna, e forse più accettabile, del libro come fonte di cultura nell’epoca in il libro in senso lato batte la fiacca soprattutto quando tende a fare cultura lontano mille miglia dai facili gossip. Il viaggio può essere reale ma anche virtuale, comunque mentale; le  varie sfaccettature del problema danno la possibilità di leggere e interpretare la cultura, quella con la “C” maiuscola, sulla scorta degli elementi fondanti che ognuno possiede come dote personale, quasi come il dna. Dall’alto di una collina, ma anche da un pianoro come da una nuda stanza dalla quale spiccare il volo verso il mondo e, quindi, verso la cultura. Non c’è nessun freno inibitore e nessuna distinzione di ceto, colore e nazione, la cultura garantisce anche questo a patto che la si cerchi sempre, comunque e dovunque. Una famosa azienda multinazionale produttrice di scarpe ginniche, ad esempio, ha chiamato i suoi prodotti “journeys”, con lo stesso spirito (credo !!) dello Spandau Ballet nel suo “Journeys to glory” (viaggio verso la gloria), un album del 1981 che potrebbe essere assunto come base di ogni discussione sulla cultura a livello planetario. Non ho seguito tutte le fasi e gli appuntamenti della biennale italo-canadese, tre momenti li ho vissuti comunque intensamente e sono riuscito a cogliere tre risposte diverse alla domanda iniziale “Che cosa è la cultura ?”.

Nell’appuntamento tenutosi a  Monte San Giacomo mi ha sorpreso l’intervento di Michele Albanese (direttore generale della Bcc Monte Pruno) che con grande semplicità ha spiegato come “il viaggio reale” gli ha dischiuso le porte della cultura per aprirlo alla comprensione degli altri, dei meno abbienti, dei bisognosi e di tutti quelli che potrebbero avere un problema; in pratica il viaggio reale, inteso come momento culturale, gli ha fatto capire in primo luogo che “dietro ogni uomo c’è sempre una dignità, una famiglia, una storia, un tessuto sociale che deve essere rispettato; ed in secondo luogo che le parole “emigrati, migranti” devono essere sostituite con “italiani all’estero” da valere anche per le altre numerose comunità che si raccolgono in Paesi diversi dalla originaria provenienza.

Per “il viaggio virtuale” ci ha pensato la direttrice scolastica Barbara D’Alto che, sempre a Monte San Giacomo, ha saputo meravigliosamente coniugare la bellezza estetica con quella culturale in un difficilissimo binomio. Secondo la D’Alto, in sintesi, l’uomo stesso è cultura perché ha iniziato il suo viaggio agli albori della civiltà e lo continua ancora oggi senza fermarsi mai; la cultura della D’Alto (personale e generale) inizia con Adamo, passa per la preistoria, affonda le sue radici nella mitologia greco-romana, impregna il rinascimento (che è mondiale e non soltanto italiano) ed arriva ai giorni nostri dopo aver conquistato addirittura “la Luna”, anche se non c’è più bisogno della famose “agorà” in cui i soloni si immergevano in discorsi ermetici per aiutare la crescita di intere generazioni di giovani.

L’ultima verità è quella portata nel dibattito dall’avv. Emilio Sarli con le sue opere inneggianti a “Maria de Cardona e Giulio Cesare La Galla” (quest’ultimo amico profondo di Galileo Galilei)  che ci conducono per mano in “un viaggio culturale” per corti, accademie, stelle e università, quasi come Virgilio condusse il “Sommo Poeta” nel viaggio culturale più noto dell’umanità che porta il nome di “Divina Commedia”. Lo scrittore Sarli ha toccato, nel suo viaggio, l’intera epoca rinascimentale (foriera di grandi espressioni culturali, e non solo) facendo leva sui percorsi esistenziali e culturali dei due personaggi profondamente legati tra loro (anche se solo virtualmente) ed a Padula seppure completamente diversi. Ma l’autore, Sarli, ha sapientemente messo l’accento anche sulla valenza dei vari piani culturali, senza distinzione di paralleli terrestri che connotano sempre il nord dal sud, a cominciare da quel “fattore di sconvolgimento culturale e scientifico causato da quel cannocchiale che mise in crisi la consolidata concezione tutta filosofica e astronomica denominata aristotelico-telemaica”. Ma a Padula, nel cuore della Certosa, ho avuto anche modo di conoscere la “cultura prorompente” ad opera della prof.ssa Manuela Cipri Università La Sapienza) che si è scontrata duramente con la “cultura aggressiva” della prof.ssa Eleonora Rao (Università di Salerno) che si sono battute ad (ir) regolar tenzone per l’affermazione delle rispettive tesi sulla visione del mondo attraverso l’oblò della cultura. Infine un bravo sincero e meritato a Gianfranco Cataldo, ispiratore ed animatore di tutti gli appuntamenti della quattro giorni preparata nel solco della grande disponibilità del diplomatico Enrico Padula che no n finisce mai di stupire.

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