il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

TERREMOTO: da Zamberletti a Curcio … passando per Bertolaso e Titti Postiglione

Maddalena Mascolo

 

SALERNO – Per tutti, Giuseppe Zamberletti, passerà alla storia per via della sua legge, meglio nota come la “Legge Zamberletti”; per lo Stato una legge come tante, catalogata come la “Legge n. 219/1981” che accompagnò il  medio e lungo periodo post-terremoto sia nella fase di emergenza che in quella della ricostruzione; una legge tuttora in via di applicazione per via dei ritardi colossali accumulati da quella ricostruzione. Ma chi era, o meglio chi è stato Giuseppe Zamberletti e cosa c’entra con i terremoti ? Giuseppe Zamberletti è nato a Varese il 17 dicembre 1933 ed oggi vive serenamente la sua vecchiaia lontano dai rumori, dai rancori e dai veleni della politica. E’ stato più volte deputato, senatore e sottosegretario, ma anche “ministro dei lavori pubblici” per quattro mesi nell’87 con il governo di Amintore Fanfani. Verrà sicuramente ricordato come il “padre della protezione civile” per aver introdotto, prima, il concetto di protezione civile e, poi, per averla organizzata sul territorio nazionale. Giuseppe Zamberletti, un democristiano vecchia maniera, ha gestito al meglio due esperienze di protezione civile; dopo il sisma del Friuli del 1976 ha gestito anche il terremoto dell’Irpinia (molto più vasto e più attraversato dalla politica) del 23 novembre 1980. Per il sisma nostrano riuscì, addirittura, a predisporre ed a far approvare dal Parlamento Nazionale una legge sicuramente migliore di quella per l’emergenza e la ricostruzione del Friuli. Tenne ben divise le due fasi principali dell’emergenza e della ricostruzione ed operò per gradi e per fasce sulla base non solo di perizie tecniche ma anche di sopralluoghi personali continui e senza guardare in faccia proprio a nessuno. Nel disastro generale della politica, dell’improvvisazione, dell’irresponsabilità, dei lenti soccorsi, degli atti eroici, Giuseppe Zamberletti divenne presto una solida pietra miliare che tutti tiravano per la giacca ma che nessuno riuscì a scalfire più di tanto. Dalle stanze del suo bunker di comando installato a Napoli governò in lungo e in largo tutti i processi tecnici e amministrativi legati a quel disastroso evento sismico. Neppure la magistratura, che pure lo inseguì per molto tempo (leggasi Commissione Scalfaro denominata “le mani sul terremoto” del 5 febbraio 1991) riuscendo a metterlo sotto inchiesta, riuscì mai a travolgerlo, tanto nitida era la sua figura al di sopra delle parti. Nell’estate del 1979 si era occupato, su delega del primo ministro Giulio Andreotti, anche dell’operazione di salvataggio dei Boat People, profughi vietnamiti in fuga dal Vietnam occupato dal regime del Vietnam del Nord. L’operazione coinvolse le tre navi della Marina Militare Italiana: l’incrociatore Andrea Doria, l’incrociatore Vittorio Veneto e la nave d’appoggio Vesuvio. La spedizione, unica nel suo genere poiché si svolse senza scalo, si concluse con il salvataggio di circa 2000 persone tra uomini, donne, vecchi e bambini, che verranno poi accolti nel territorio italiano grazie all’appoggio di gruppi di volontariato quale la Croce Rossa e la Caritas italiana. Eppure in Italia non mancarono, sotto la sua gestione (anche in provincia di Salerno, leggasi l’arresto dell’ing. Rega per i prefabbricati di Valva !) gli atti scellerati di infami tangentisti; ma furono tutti atti isolati e rapidamente individuati e debellati, La Campania, la Basilicata, la Puglia e l’intero Paese non  hanno mai reso il giusto merito ad un uomo che in quel drammatico frangente riuscì a gestire circa 60mila miliardi di lire senza macchiarsi le mani. Le due esperienze, però, finirono in maniera completamente opposta: in Friuli la ricostruzione assurse a modello mondiale virtuoso, in Irpinia a modello mondiale di cattiva gestione; ma la colpa, ovviamente, non fu di Zamberletti. Tra le novità più sorprendenti inserite da Zamberletti nel testo di legge sopra citato ci fu quella di far riconoscere le vittime e i feriti del terremoto come casi riconducibili sotto la protezione della legge infortuni; in pratica i  morti e i feriti divennero morti e feriti da “infortunio sul lavoro” e la loro tutela e trattazione venne affidata all’ INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro). Dopo di lui tanti altri hanno assunto il ruolo di “capo dipartimento protezione civile” e la struttura si è modernizzata e modellata allo scorrere dei tempi, ma l’impronta data da Zamberletti è ancora l’ossatura portante.

Tra i tanti capi vale bene la pena di ricordare Guido Bertolaso che ha dato un volto umano alla protezione civile ed ha gestito molto bene alcuni momenti drammatici anche se è, poi, finito nel tritacarne del terremoto de L’Aquila del 2009; ed anche Franco Gabrielli per la tecnologica operazione salva-Concordia (la nave affondata da Francesco Schettino nel mare dell’isola del Giglio); senza dimenticare l’attuale capo Fabrizio Curcio alla sua prima emergenza drammatica.

Ma, fortunatamente, Curcio è accompagnato e quasi assistito dalla bravissima

Titti Postiglione (una quarantacinquenne salernitana doc, creata da Guido Bertolaso e lasciata in eredità ai suoi successori) che oggi su delega di Curcio coordina tutte le operazioni di soccorso della Protezione Civile. Oggi come allora, non è cambiato niente; lo scenario che si apre davanti agli occhi dei soccorritori è sempre lo stesso: apocalittico. Una montagna di bare, i centri storici devastati, paese rasi al suolo, gente disperata, tendopoli, soccorritori stremati e amministratori disposti a tutto; anche ad andare in galera pur di difendere le loro comunità; un po’ come sta facendo il sindaco di Amatrice,

Sergio Pirozzi, che pochi mesi fa aveva addirittura minacciato la secessione dal Lazio per via della paventataa chiusura dell’ospedale che, invece, il terremoto ha praticamente distrutto. Sembra una banalità, quasi un controsenso rispetto alla civiltà della comunicazione, ma anche la semplice esigenza di compilare l’elenco dei morti e dei feriti è una faccenda difficilissima, ora come allora in assenza di registri di riferimento andati distrutti ci si deve basare soltanto sul ricordo e sulla conoscenza dei sopravvissuti; sia per l’ufficio anagrafe dei comuni come per gli alberghi ed altre strutture recettive. Ma ritornando per un attimo a Zamberletti va anche ricordato che, tra le tante novità della sua legge c’era anche la dichiarazione firmata dal sindaco in materia di suppellettili; per le masserizie e gli elettrodomestici normali lo Stato dava subito un milione e mezzo di lire; se tra le perdite c’era il televisore a colori l’indennizzo provvisorio saliva subito a tre milioni di lire.

Il comune di Laviano (tanto per fare un esempio) risultò essere, forse, il comune d’Italia in cui tutti i nuclei familiari (anche quelli sperduti sulle montagne) avevano in casa il televisore a colori quando il colore era ancora alle sue prime apparizioni anche nelle grandi città del nord. Dieci milioni subito ai diretti eredi di ogni cittadino morto, ai feriti veniva garantita assistenza ospedaliera e una indennità giornaliera pari a quella percepita dai dipendenti dell’industria. E c’era l’ordine di largheggiare, di non badare ai cavilli, di superare le gabbie burocratiche; insomma lo Stato cercava con la viltà dei soldi di reprimere qualsiasi tentativo di contestazione per tutte le sue manchevolezze. E tutti finirono stritolati in quella macchina infernale: sindaci, amministratori, funzionari pubblici che senza mai compiere atti illegali probabilmente superarono barriere che in tempi normali erano lontane da ogni pensiero. E con i soldi, con gli indennizzi e con le promesse successive di prebende ci fu anche chi, ovviamente, fece di tutto questo una speculazione politica o chi, semplicemente, fu costretto a violare la privacy di tante famiglie contadine. Ma tutto questo lo vedremo nella prossima puntata.

1 Commento

  1. Gentilissima dott.ssa Mascolo, mi creda, non c’è nulla di personale , ma ritengo (forse sbagliando) che i suggerimenti dati dal sgnor Orlando e dalla signora/ina Marisa meritavano almeno di essere aprofonditi.
    Chi si permette di commentarLa sa di farlo ad una persona intelligente e pronta a raccogliere le eventuali velate critiche mosse.Cercando di controbbatere anche e princialmente quelle considerazioni che possono sembrare superficiali e ingenerose.
    A questo proposito mi consento di rapresenterLe, con il massimo del rispetto, e conscio che anche io sicuramente posso sbagliare ma con il terremoto, vorrei ricordarle alcune cose sul dottor Zamberletti e giàche ci siamo sul suo erede Bertolaso.
    Il terremoto ,purtroppo , colpisce , e i due “vecchi” maestri hanno trovato modo di predicare. Ma da quale pulpito? Il nome di Zamberletti è legato a doppio filo al terremoto del 1980 in Irpinia. Parlamentare per 6 legislature, dal 1968 al 1992, salì alla ribalta per la gestione del sisma in Friuli del 1976. Tanto che, ancora oggi, viene indicato come un modello. Ma la stagione di grazia di Zamberletti è finita con il disastro in Irpinia. Fu lui a coordinare la prima fase della ricostruzione. I numeri della commissione parlamentare, istituita nel 1989 e presieduta da Oscar Luigi Scalfaro, sono giudici impietosi: nonostante la spesa di 50 miliardi di lire, a 10 anni dal terremoto,vi erano ancora 28.572 persone che vivevano ancora in roulotte e in containers, mentre altri 4.405 erano negli alberghi. Zamberletti si è sempre difeso, sostenendo che “lo spreco e le falle sono nate quando il tutto è stato gestito in maniera locale e quindi anche la ricostruzione è servita a gestire campagne elettorali e interessi localistici”.Ma Lui, che non si è macchiato di niente ed è vero, dove era? Non basta avere le mani pulite (in questo Paese quello che dovrebbe essere la norma diventa motivo di pregio), per tenerle in tasca…..bisogna usarle le mani e denunciare quello che stava accadendo.Tropo facile trincerarsi dietro ….io non ho rubato niente (cosa che dovrebbe …..dico dovrebbe essere normale),bisognava denunciare il rischio del malaffare. Su Bertolaso, invece, basta una lettera di alcuni cittadini dell’Aquila. Che hanno accusato l’ex numero uno della Protezione civile di “menzogne, repressione, speculazione e ipocrisia”. Tanto da chiedergli: “Non ti vergogni nemmeno un po’?”.Niente contro il Suo pensiero,dott.ssa Mascolo, ma con tutta la buona volontà di questo mondo, nonriesco a inquadrare il dottor zamberletti come un padre nobile.Onesto,pulito……….ma i fatti almenoper quel che riguarda la Campania sono stati apocalittici.

Invia una Risposta

Attenzione: la moderazione dei commenti è attiva e questo può ritardare la loro pubblicazione. Non inoltrare più volte lo stesso commento.