Lo Spirito dell’accoglienza: il Mediterraneo Patria

Di Giovanni Falci

SALERNO – Dall’incontro delle culture nasce l’arte, dallo scontro la morte.

La ceramica è l’esempio tangibile e concreto dell’incontro della cultura araba, orientale, con quella occidentale.

Non è mai esistita la Guerra della Ceramica né si è mai tentato di imporre un tipo di ceramica su un altro.

Questo incontro di culture è avvenuto nel Mediterraneo allorquando dalla Mesopotamia iniziò a girare questa tecnica di arte fatta di smalti e colori vivi.

Il colore che proprio qui, sul Mediterraneo si vede meglio che altrove.

Sul Mediterraneo c’è la luce giusta per vedere i colori.

Né troppo abbagliante come sull’equatore, né troppo fioca come nel Nord Europa.

Non a caso i Greci avevano costruito i loro templi aperti con ampi spazi tra le colonne proprio per poter vedere i colori della natura circostante: il blu del mare, l’azzurro del cielo, il giallo della ginestra, il bianco delle nuvole, il verde della macchia.

Al Nord invece le cattedrali gotiche hanno dovuto ricorrere a vetri colorati per vedere quel colore che qui da noi ci circonda.

E cosa c’è di più vivo del colore?

Non si dice forse di una persona è sbiancata come un morto?

Esiste, allora, un mar Mediterraneo, un bacino che connette una decina di paesi.

Gli uomini vocianti nei cafés chantants di Spagna, quelli che vagano per il Porto di Genova, sulle banchine di Marsiglia, ad Algeri, in Grecia, sono simili a noi cilentani.

Questa genia è differente da quei popoli dell’Europa centrale, sempre abbottonati fino al collo che non sanno “lasciarsi andare”, che non sanno che cosa è la gioia, tanto differente dalla risata.

E’ questo il Mediterraneo, quell’odore, quel profumo che sentiamo con la nostra pelle.

Il Mediterraneo è un paese che vive pieno di giochi e di sorrisi.

Ed è proprio grazie a questi dettagli che si può dare valido senso alla parola Patria.

La Patria infatti non è un’astrazione che spinge gli uomini al massacro, ma è un certo gusto della vita, comune ad esseri umani, per cui ci si può sentire più vicini ad uno spagnolo o a un libanese piuttosto che ad un normanno o un alsaziano.

Oggi tutto questo, purtroppo, non è ben chiaro a tutti coloro che vogliono “respingere” il prossimo, vogliono “rispedire a casa” chi giunge, o meglio, molte volte tenta di giungere da noi.

Costoro ragionano in nome di un nazionalismo e una superiorità senza senso.

Questi interventi e propagande di forze politiche europee nuove ma allo stesso tempo vecchie e decrepite, fa rivivere invece quel concetto di “nazionalismo” che in passato si è già condannato da sé con i suoi atti.

I nazionalismi compaiono sempre nella storia come segni di decadenza.

Quando crolla l’Impero Romano, nel momento della decadenza appunto, compaiono le nazioni e da allora l’Occidente non ha più ritrovato la sua unità.

Certo non voglio servire la causa di un regionalismo mediterraneo o ancora esaltare la superiorità di una cultura nei confronti di un’altra.

Così facendo mi sentirei di riprodurre il fascismo alla rovescia, opporre i popoli latini ai popoli nordici.

Esiste su questo un continuo malinteso che va chiarito.

L’errore deriva dal fatto che si confonde Mediterraneo e latinità e che si colloca a Roma ciò che ha avuto inizio ad Atene.

Non è mia intenzione proclamare una specie di nazionalismo del sole.

Ma il mare nostrum fa rivivere l’immagine di quell’antichità latina che non è quella autentica, quello è il Mediterraneo astratto e convenzionale rappresentato da Roma e dai Romani.

Questo popolo di imitatori senza immaginazione che immaginò tuttavia di sostituire con il genio guerriero il genio artistico e il senso della vita di cui mancava.

E quest’ordine che tanto ci vanno vantando fu quello imposto dalla forza e non quello che respira nell’intelligenza.

Il Mediterraneo è invece altrove.

E’ la negazione stessa di Roma e del genio latino.

E’ vivo e vita.

Esistono altre evidenze storiche che ci dimostrano che ogni volta che una dottrina ha incontrato il Mediterraneo, nello sconvolgimento di idee che ne è conseguito, a rimanere intatto e a vincere è sempre stato lui: il luogo (Mediterraneo) ha vinto le dottrine.

E’ stato così per il Cristianesimo, dottrina giudaica chiusa, dura, esclusiva, che quando ha incontrato il Mediterraneo ha generato il cattolicesimo che lo ha adattato all’uomo.

E’ stato un mediterraneo, Francesco d’Assisi, a fare del cristianesimo un inno alla gioia semplice e alla natura.

Lo stesso fascismo non ha avuto la stessa faccia in Germania ed in Italia: a fronte del buongiorno hitleriano “heil Hitler”, troviamo il fascista italiano più affabile e vivace; qui la dottrina sembra essersi ritirata dinanzi al luogo.

Personalmente io rivendico al Mediterraneo la sua vita, i cortili, i cipressi, le corone di peperoncini; rivendico gli Apolli dorici e non le copie del Vaticano.

Bisogna rivendicare e fare nostri i paesaggi annichiliti di sole e non le scene da cinema degli sbarchi o le voci dei comandanti.

E proprio per queste ragioni io escludo apriori un principio di nazionalismo mediterraneo che comporterebbe, come ho detto prima, la questione di una “superiorità” della cultura mediterranea che non ha senso.

L’uomo si esprime in armonia con i suoi luoghi; non esiste una cultura più o meno grande.

Esistono culture più o meno vere.

Ed il principio unificatore non deve essere nazionalistico o peggio ancora etnico ma deve essere l’uomo nella sua spiritualità.

Tornando alla pace, in conclusione, a me, laico convinto, sembra che la più attuale definizione della Pace l’abbia data San Paolo: “Cristo è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione”.

Sembra quasi che San Paolo avesse visto in televisione i cd campi profughi all’interno dei quali, tra quattro muri, vengono rinchiusi questi disperati che non vogliono farci del male.

Che abbia visto il muro eretto in Marocco dal governo spagnolo per ostacolare l’accoglienza.

Noi difendiamo il nostro privilegio di benessere e opulenza imponendo povertà e morte del prossimo.

Non può funzionare così.

Non è giusto.

 

 

 

 

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