il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

SANITA’: le impronte del Ruggi … una barzelletta ?

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Che dovessero arrivare provvedimenti drastici era nell’aria già da tempo, ancor prima dello scandalo fasullo degli 800 dipendenti beccati come assenteisti, ma che si dovesse arrivare al prelievo delle impronte digitali per tutti mi sembra davvero esagerato. Anche perché se mettiamo a confronto il fatto che non riusciamo a deciderci se e come prendere le impronte digitali dei migranti, l’esagerazione del Ruggi (Ospedale in San Leonardo) di Salerno diventa ancora più esagerata. E’ vero che c’è stato un clamore mediatico che ha travalicato le Alpi e su cui hanno voracemente “mangiato” tutti i talk-show delle grandi reti televisive italiane e straniere, ma è altrettanto vero che il caso si va piano sgonfiando anche a causa del solito difetto dell’informazione locale e nazionale: la mancanza di approfondimento. Basta che dalle Procure (sempre prodighe !!) esca una notizia che ecco lo scatenarsi di un finimondo senza senso e senza basi su cui poggiare il castello fantasioso che sempre si costruisce su un fatto che è ancora agli albori delle indagini e che si fonda soltanto sulle convinzioni di una delle due parti in campo. Non voglio assolutamente accaparrarmi alcun merito se ricordo ai miei lettori che fin dall’inizio ho assunto una posizione molto prudente sul “caso Ruggi” criticando apertamente l’atteggiamento dei grandi conduttori televisivi nazionali; così come non voglio accaparrarmi alcun merito se ho sempre scritto che, comunque, diversi colpevoli nel Ruggi ci sono, e come. Ma generalizzare non mi è mai piaciuto e continuo ad essere un garantista convinto, fino a prova del contrario. Da qualche settimana a questa parte, giorno dopo giorno, il numero dei dipendenti del Ruggi che viene portato fuori dall’inchiesta aumenta sempre di più er sono certo che a breve assisteremo al rinvio a giudizio soltanto di pochi elementi, ovvero quelle famose mele marce che esistono in qualsiasi ambiente lavorativo.  Ecco perché la decisione della direzione generale del Ruggi di avviare la “stagione delle impronte digitali” mi appare un po’ troppo forzata anche perché, diciamocelo con molta franchezza, non serve assolutamente a niente se non a spendere un bel po’ di denaro pubblico. E mi trovo quasi costretto a dare ragione alla sindacalista Margaret Cittadino in quanto, una volta tanto, ha detto una cosa molto condivisibile: “Il parere positivo del Garante è la conseguenza della falsa notizia degli oltre 800 assenteisti, che piano piano si sta svuotando. Questo sistema è quindi inutile rispetto all’assenteismo vero, perché in una azienda ospedaliera, dove si dovrebbe parlare solo di salute e di rilevazione di chi viene e di chi esce, tutto si dovrebbe basare sulla valutazione di chi sta a lavoro e come si lavora”. Per carità qualche provvedimento drastico ci voleva ed era anche necessario, ma arrivare al prelievo delle impronte in un Paese che, ripeto, non riesce a prendere le impronte neppure ai migranti, mi sembra davvero mostruoso. Non vorrei che la D.G. del Ruggi con questo atto avesse inteso rispondere agli effetti del clamore mediatico, se così sarebbe ancora più imbarazzante ed in giustificabile. Più di una voce, difatti, tende ad accreditare la stretta e la conseguente esigenza di istallare il sistema di rilevamento delle impronte digitali proprio al clamore dei primi numeri emersi dell’inchiesta sui “presunti fannulloni” (prendo atto che questo termine viene oggi utilizzato anche dai giornali che fino ad ieri hanno sparato veleni !!) che dopo una prima cernita sarebbero già scesi a 289 con elevate probabilità che nei prossimi giorni scendano a circa 100; e che quando si arriverà dinanzi ai GUP scenderanno ancora di molto. Sicuramente con il prelievo delle impronte digitali si elimina la squallida abitudine dei “pluricartellinatori” ma altrettanto sicuramente non saranno mai eliminate le assenze momentanee o, peggio ancora, le presenze a rendita zero. Ma qui entriamo nel problema di coscienza che, in parte, difetta in noi italiani ed a tutte le latitudini; “I nullafacenti” (come ci insegna Pietro Ichino) non sono quelli che si fanno timbrare il cartellino, o almeno non sono soltanto quelli, ma anche e soprattutto coloro i quali che, dopo aver timbrato il benedetto cartellino regolarmente in entrata ed in uscita, non fanno nulla per tutta la giornata. E questo, se non facciamo maturare le coscienze, nessuna impronta digitale potrà smascherarlo.

1 Commento

  1. sei sempre il migliore Carmine De Chiaro

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