il Quotidiano di Salerno

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Città che vai, Presepe che trovi: dal Presepe del Camposanto al “Presepe di Sabbia”

Di Giovanna Naddeo

Scriveva Luciano de Crescenzo: “A suo dire l’umanità si divideva in due grandi gruppi nemici fra loro: i presepisti e gli alberisti. << È una suddivisione – diceva lo zio – così importante che dovrebbe comparire sui documenti di identità, né più né meno di come appare il sesso e il gruppo sanguigno. Altrimenti può accadere che un disgraziato scopre, solo a matrimonio avvenuto, di essersi unito ad un essere umano di tendenze natalizie diverse >>”.

Se per gli “alberisti” la disputa si colloca in merito alla scelta tra il classico albero verde e quello bianco innevato, se preferire l’albero vero (con conseguente polemica da parte degli ambientalisti) o l’ecologico albero “finto”, in merito al presepe la faccenda è ben diversa.

Oltre all’acceso dibattito politico e finanziario, in questi giorni gli italiani si sono divisi in merito a un’altra questione, ormai sempre più riproposta con l’aumentare del numero di comunità straniere presenti sul territorio: quale sia il giusto rapporto tra i simboli del nostro credo cristiano cattolico (seppur in uno Stato laico, “indipendente e sovrano” – art 7 Cost.) e il culto delle altre religioni.

Nel caso di specie, il polverone (per lo più mediatico) si è scatenato in merito alla decisione di Don Sante Braggiè, cappellano del cimitero civico di Cremona, di non allestire il tradizionale presepe per “non urtare la sensibilità dei musulmani”.

Il sacerdote, 57 anni, ha così motivato la sua presa di posizione:  “Un piccolo angolo del camposanto è riservato alle tombe degli islamici. Sono molti quelli che vengono qui a ricordare i loro cari. Un presepe collocato in bella vista com’era quello potrebbe essere una mancanza di rispetto per i fedeli delle altre religioni.”

Se da una parte, il presepe viene visto come mancanza di rispetto al culto di altre religioni, dall’altra parte esso rappresenta un elemento d’attrazione turistica per bianchi e mulatti, induisti o cinesi.

E’ il caso del “Presepe di Sabbia – Sand Nativity. Un mare di speranza” realizzato a Salerno da Etual Ojeda, Radovan Zivny e Gianni Schiumarini, tre scultori di fama internazionale.

Dal 10 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017, l’Arenile di Santa Teresa diventa così la cornice di una suggestiva interpretazione della Natività, con enormi montagne di sabbia trasformate in 6 grandi sculture di oltre 2 metri di altezza. L’evento, organizzato da BlueSand con il patrocinio del Comune di Salerno, rientra nell’ambito di “Luci d’Artista” e del Natale cittadino.

Tema di questa prima edizione dell’evento è “Un mare di speranza”: la Sacra Famiglia viene rappresentata su una grande onda accompagnata da alcune delle tradizionali figure che compongono ogni presepe. Un tributo al mare, da sempre fonte di vita, di commercio, di sostentamento, di scambi culturali e soprattutto di speranza e rinascita per chi sogna un futuro migliore.

Senz’alcun dubbio oggigiorno il presepe rappresenta nel mondo un’opera d’arte che si rinnova ogni anno, frutto della tradizione folkloristica di un popolo ma al tempo stesso alla ricerca di tecniche sempre più innovative di allestimento.

Dove si colloca allora il confine tra opera d’arte e oggetto di culto capace di turbare la sensibilità e la preghiera di altri credi religiosi, nell’ambito di un’Italia, un’Europa sempre più globalizzata?

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