il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Charlie Hebdo: Fiorello all’attacco della satira

Aldo Bianchini

 

SALERNO – “addò vede e addò ceca”; una frase che nella sua accezione napoletaneggiante è più esplicativa di mille e mille commenti o considerazioni. Questa è la satira, amici lettori; una satira che da tempo ha oltrepassato ogni limite deontologico e di civile convivenza. Proprio questa, però, è la debolezza che costringerà in futuro la satira sempre più all’angolo. Molto significativa la discesa in campo di un personaggio come “Fiorello” che da par suo, attraverso il social network FB, ha pesantemente bacchettato i presunti eroi di Charlie Hebdo (il giornale satirico più noto al mondo, non certamente il migliore); il suo pensiero è stato ripreso da quasi tutti i giornali nazionali. Su Il Giornale.it del 25.01.17 si legge: “”La vignetta di Charlie Hebdo sulla tragica valanga che ha sotterrato l’hotel si Rigopiano ha indignato l’Italia quasi all’unanimità. Anche Rosario Fiorello, che di comicità e satira se ne intende, ha criticato aspramente il giornale francese.”La neve è arrivata, ce ne sarà per tutto il mondo”, dice nella vignetta la morte rappresentata su un paio di sci solcare la valanga di Rigopiano. Nel leggere queste parole Fiorello, durante la sua diretta Facebook con la lettura dei quotidiani, ha attaccato senza mezzi termini la decisione di sbertucciare chi è morto e chi soffre. “Fortuna che ci siete voi di Charlie”, dice ironicamente Fiorello. “Non dico niente, ma io sto già aspettando il primo italiano, i primi comici ‘nicchiati’ che diranno che ‘è satira, bisogna rispettare il diritto di satira, la satira è sacrosanta e deve far indignare…’”. Il riferimento è alla precedente vignetta del giornale francese in cui venivano umiliati i morti del terremoto di Amatrice e che spinse alcuni vignettisti a prendere le difese di Charlie Hebdo in nome del “diritto di satira”. “Io però aggiungo – dice Fiorello – che la satira dovrebbe anche far sorridere. La satira secondo me è sberleffo ai potenti. È così che nasce”. Poi aggiunge: “Io qui non riesco né a capire né a giustificare questa vignetta”.Il commento più duro Fiorello lo aggiunge alla fine: “Io una riflessione ce l’avrei: a pezzi de merda!“. Gli ospiti apprezzano con un applauso il comico aggiunge: “Sono populista e demagogo, ma anche io ho la libertà di dire ciò che voglio. Ma non glielo dico ‘pezzi di merda’. Sennò la merda potrebbe offendersi”. E così ora aspetta il primo “nicchiato” che gli dirà “Fiorello non apprezza la satira, non capisce”. “Ma io – conclude – non trovo niente che faccia riflettere nella vignetta di Charlie Hebdo“”. Fiorello ha centrato il problema che a volte, e sempre più spesso, esplode in maniera deflagrante. L’idiozia non ha limiti e nel nome della satira si pensa di poter dire e fare tutto e di più, anche offendere la memoria dei morti o beffeggiare un intero Paese; bisogna dare una regolata a tutto questo anche se l’inondazione del web non consente più una regolamentazione pacifica del problema che ha allargato a dismisura i rischi della cattiva informazione e della cattiveria umana che non ha limiti. Nel settembre 2016 scrivevo: “Non ci dobbiamo meravigliare più di niente perchè da tempo la “cultura del limite” è stata sepolta sotto l’ombra ingombrante del più grande ossimoro della storia, quello del ‘68 che conquistò e affascinò tutto il mondo: “Vietato vietare”. Un’affermazione che andava in netta controtendenza verso le convinzioni che la storia dell’umanità ci aveva rimandato fino a quel momento, che cioè “se c’è una cosa vietata, vuol dire che il divieto rimane comunque un necessario e ineliminabile valore”. Grazie al ’68, per non dire a causa di quel maremoto, abbiamo definitivamente perso la cultura del limite e il senso dei valori sui quali per millenni l’umanità ha fondato i suoi sforzi di crescita. E sull’onda del vietato vietare si è incrementata la diffusione della difesa della stessa satira a tutti i costi e contro ogni rispetto della vita e della morte, a parte i suoi vari gradi di inquinamento stridente per quel detto “addò vede e addò ceca”. Ma cos’è la libertà di stampa, che cosa è la libertà di espressione e, soprattutto, cos’è la satira e come possono essere difese, atteso che comunque vanno difese quando sono giuste, sensate e rispettose. Il filosofo – drammaturgo – saggista francese Voltaire (pseudonimo di Froncois Marie Arouet), prima di morire e dall’alto dei suoi 84 anni, amava dire: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire”; ma sono già in tanti ad affermare che Voltaire non ha mai detto una cosa del genere !! Io più terra terra arriverei a dire semplicemente che queste cose le difendo con la mia libertà che non deve mai annullare quella dell’altro; saremmo tutti un po’ più tranquilli, giornalisti compresi. Oltretutto, contrariamente alle considerazioni del grande Voltaire,  non darei neppure un centesimo per difendere la libertà di chi si permette di offendere, anzi oltraggiare i morti di qualunque colore, ceto e nazionalità possano essere. Spesso a difesa di questa ormai presunta “libertà di stampa e di pensiero” vengono chiamati in causa i giovani, primi destinatari dell’ossimoro del ’68, che per forza di cose e in considerazione della giovane età e della mancanza di esperienza sono disposti a difendere quell’obbrobrioso “vietato vietare”. L’anno scorso, dopo la tragedia dei morti nella redazione parigina, mi piacque molto la risposta che Francesca, studentessa del Liceo Terenzio Mamiani di Roma (scuola storica fondata nel 1885, in prima fila negli anni della contestazione e primo istituto occupato nel 1998), uscendo da scuola, con una copia di Charlie allegata al Fatto Quotidiano in bella evidenza nel suo zaino, all’occasionale intervistatore televisivo rispose: “Compro sempre Il Fatto e sono contenta di aver trovato questa sorpresa. Ma non mi chiedere cosa penso di questa vignetta, della libertà di satira e dei suoi limiti. Sono questioni più grandi di me”.

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