il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

CONFINDUSTRIA: Boccia e l’Industria 4.0

Aldo Bianchini

SALERNO – Sarò ancora fatto all’antica, sarà colpa dell’età, ma quando sento e/o leggo questo nuovo modo di esprimersi vincolato a termini mediatici molto tecnologizzati mi viene l’orticaria, avverto cioè un senso di fastidio a pelle, è più forte di me e scrivo quello che penso. Mi ha colpito l’intervista resa dal presidente nazionale di Confindustria, dr. Vincenzo Boccia, che ha incentrato il suo intervento molto positivo sulle esigenze del sud vincolando il suo parlare ad una definizione tipicamente americana: “Industry 4.0”. Ma cosa è questa Industry 4.0 ? Bisogna ricorrere a Wikipedia, purtroppo, per capirne di più.

“””Il termine Industria 4.0 (o Industry 4.0) indica una tendenza dell’automazione industriale che integra alcune nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la produttività e la qualità produttiva degli impianti. L’industry 4.0 passa per il concetto di smart factory che si compone di 3 parti:

  • Smart production: nuove tecnologie produttive che creano collaborazione tra tutti gli elementi presenti nella produzione ovvero collaborazione tra operatore, macchine e strumenti.
  • Smart services: tutte le “infrastrutture informatiche” e tecniche che permettono di integrare i sistemi; ma anche tutte le strutture che permettono, in modo collaborativo, di integrare le aziende (fornitore – cliente) tra loro e con le strutture esterne (strade, hub, gestione dei rifiuti, ecc.)
  • Smart energy: tutto questo sempre con un occhio attento ai consumi energetici, creando sistemi più performanti e riducendo gli sprechi di energia.

La chiave di volta dell’industry 4.0 sono i sistemi ciberfisici (CPS) ovvero sistemi fisici che sono strettamente connessi con i sistemi informatici e che possono interagire e collaborare con altri sistemi CPS. Questo sta alla base della decentralizzazione e della collaborazione tra i sistemi, che è strettamente connessa con il concetto di industria 4.0”””.

La possibile “terza rivoluzione industriale” (com’è bello utilizzare la lingua italiana, almeno quando siamo qui in Italia) passa, dunque, attraverso Industry 4.0 – Smart Factory e Sistemi Ciberfici; più terra terra la terza rivoluzione industriale passa tutta attraverso la tecnologia più spinta e globalizzata, senza di essa non si va da nessuna parte.

E come fare e cosa fare per portare benefici  al Sud Italia da sempre martoriato e trascurato, anche per colpa nostra ?

Il problema se l’è posto anche l’intervistatore quando ha chiesto al presidente Boccia quale peso potranno avere ricerca e innovazione con il turismo, la cultura e l’agroalimentare. La risposta di Boccia è stata quanto mai risaputa e riciclata da vecchi schemi del passato che niente hanno prodotto nella nostra economia; ma ecco cosa ha detto il presidente: “Certo, si tratta di elementi complementari e non antitetici. Com’è noto Confindustria si batte per una politica dei fattori, che premia la capacità imprenditoriale in ogni campo, respingendo la politica dei settori disegnata a tavolino. Ma non c’è dubbio che nelle industrie dell’agroalimentare, della cultura e del turismo ci siano energie potenzialità da esaltare ai fini dello sviluppo economico del paese e del Mezzogiorno dove ci sono condizioni ambientali e imprenditoriali di grande rilievo. In questo caso gli indispensabili investimenti in infrastrutture potranno dispiegare tutta la loro utilità”.

Tutto in linea, ripeto, con lo schema di una politica ormai superata anche dalle oggettive mancate risposte economiche presenti in tutto il Paese e non soltanto nel martoriato Sud.

Ad un anno di distanza dalla clamorosa, e forse inaspettata, nomination di Enzo Boccia alla guida di Confindustria mi sarei sinceramente aspettato qualcosa di più da un imprenditore con una lunga tradizione industriale che fino al momento dell’insediamento sembrava potesse davvero portare innovazione e ricostruzione in un habitat molto particolare. Mi sarei aspettato una ricetta assolutamente nuova e propositiva che, purtroppo, fino ad oggi non c’è stata.

La storiella della differenza tecnologica tra il Nord e il Sud non regge più; del resto sarebbe difficile dimostrare il gap quando, invece, nel settore puramente tecnologico il sud è addirittura in vantaggio rispetto al nord. Se vale a qualcosa l’estrema tecnologizzazione a base di iPhone e smartPhone, per fermarci solo a questi due strumenti, è giusto prendere atto che al Sud  vanno letteralmente a ruba mentre al Nord il loro consumo-utilizzo è nella media europea. Perché, poi, questo fenomeno non si trasferisca nel mondo dell’impresa (secondo quanto affermato da Boccia) è incomprensibile e potrebbe voler dire che c’è, alla base, una carenza di formazione sulla quale bisognerebbe lavorare sodo per rilanciare davvero il mezzogiorno e il sud. Come dire che la terza rivoluzione industriale è stata recepita soltanto dai giovani e molto poco dagli adulti; in una percentuale superiore al sud rispetto al nord. E questo è davvero molto grave.

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