il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Cammorra & Politica: a Nocera Inf. è un’altra storia !!

Aldo Bianchini
SALERNO – La risposta alla domanda posta nel titolo di questo articolo viene naturalmente da sé: “Si a Nocera Inferiore il rapporto politico-mafioso è un’altra storia”; ma non nel senso di una nuova storia di camorra e politica, piuttosto nel segno di una interpretazione diversa che viene data dalla Procura Antimafia e che se in altri luoghi (Pagani, Scafati) ha determinato sfracelli a Nocera Inferiore sembra voler colpire soltanto qualcuno dei presunti fautori-esecutori materiali di una vicenda che è “complicata assai” rispetto a quelle dei comuni viciniori che ho testè citato. E neppure nel senso più puro dell’interpretazione della denominazione che gli esperti della Procura hanno voluto dare all’intera operazione “un’altra storia”.
Alludo alla vicenda inquietante della ripresa dell’attività criminale da parte di alcuni clan (Pignataro – Cuomo – Loreto, ecc. ecc.) considerati con superficialità estinti da tempo ed alla circostanza in cui detti clan si sono mossi per fare pressioni sul Comune di Nocera Inferiore per affrettare l’approvazione di una delibera di giunta che autorizzasse una “variante in corso d’opera puntuale” (cioè mirata ad un singolo obiettivo) per consentire (scavalcando il piano urbanistico comunale -PUC- approvato appena un anno prima) l’edificazione di un fabbricato che successivamente sarebbe stato adibito a “casa famiglia”. Almeno così reciterebbe una lettera della Chiesa nocerina inviata all’amministrazione comunale una quindicina di giorni prima delle elezioni amministrative dello scorso mese di maggio al fine di sollecitare l’approvazione della delibera che puntualmente è arrivata pochissimi giorni prima del voto (signori giudici ma questo non è scambio ?)
Per questa inchiesta della DDA sono stati arrestati quattro personaggi, tra i quali anche un ex consigliere comunale Carlo Bianco + 3, su richiesta della procura Antimafia di Salerno a conclusione delle indagini portate avanti dai ROS sotto la guida della Procura della Repubblica di Nocera Inferiore.
A questo punto tutto potrebbe essere considerato concluso se non fosse per alcune domande che è lecito porre agli inquirenti anche per dipanare i molti misteri che l’inchiesta evidenzia in tutta la loro drammatica e semplice lettura, anche da parte dei non addetti ai lavori.
Per capirne di più dobbiamo forzatamente partire dalla descrizione del significato di una “variante puntuale”; la variante puntuale è un atto amministrativo assolutamente estremo perché va a modificare (se non proprio a cancellare) alcune importanti decisioni sul piano urbanistico comunale che nel corso degli anni può aver subito radicali cambiamenti socio-economici e deve, quindi essere aggiornato punto per punto. Nel caso di Nocera Inferiore parliamo, però, di un piano urbanistico che è stato approvato nel 2016 e questo fa pensare che non necessitava di “varianti puntuali” se non si vuole pensare a modificazioni forzate di decisioni già assunte appena qualche mese prima. Sicuramente per l’approvazione della “variante puntuale” ci sarà stata maretta nella maggioranza comunale in quanto uno degli assessori, in chiaro dissenso, non l’ha firmata. E se c’è stata maretta vuol dire che l’atto amministrativo non si appalesava come una normale prassi modificatoria di un PUC approvato semmai una decina di anni prima.
La seconda domanda attiene alla proprietà del terreno per la cui modifica di destinazione sarebbe intervenuta addirittura la Chiesa per sollecitare l’approvazione della delibera in funzione dell’edificazione di “una casa famiglia”. Sembra che il terreno, contrariamente a quanto riportato dalla stampa, non sia riconducibile tra le proprietà della Curia nocerina e/ salernitana; e allora perché il sacerdote ha scritto al Comune ? Per agevolare con la lettera il percorso difficoltoso della delibera, visto che il fine era di solidarietà, oppure per coprire (in maniera del tutto involontaria, questo è assolutamente scontato) lo strano rapporto politica-camorra che avrebbe determinato le forti pressioni dei clan sulla giunta municipale o quanto meno sull’ex consigliere Carlo Bianco che, a sua volta, avrebbe agevolato l’iter amministrativo. E come l’avrebbe agevolato se non è più in Consiglio ?, forse facendo pressioni su chi ha firmato la delibera ?; a questo gli inquirenti non hanno risposto.
L’ultima domanda agli inquirenti (ultima almeno per il momento) è quella relativa all’assenza tra gli indagati (così pare dalle notizie stampa !!) di tutti i sottoscrittori della delibera perché se la cosa non s’aveva da fare è lecito pensare che chi ha firmato ha commesso un illecito, quanto meno traducibile in un abuso d’ufficio anche se in totale buona fede, ma l’ha commesso e per questo va indagato e semmai punito.
E’ vero che la giustizia viene amministrata dagli uomini ma quando il modo di procedere è assolutamente stridente, se non in conflitto, con altre decisioni della stessa natura fa pensare ad una giustizia che scivola su due binari paralleli e soltanto apparentemente convergenti.

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