il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

PISANO/4: la fabbrica della trasparenza … tra lavoro e controlli !!

Aldo Bianchini

SALERNO – Ormai non sanno più come mobilitare la popolazione civile contro le “Fonderie Pisano”; alla ricerca di miasmi inesistenti e di accuse fantomatiche l’associazione “Salute e Vita” arrivando fino al punto di ipotizzare un’emergenza sanitaria che potrebbe mettere a rischio addirittura la salute dei bambini. Da qui la mobilitazione dei genitori, sabato 18 novembre, facenti capo all’associazione “Presidio Permanente” che hanno attivato un presidio davanti ai cancelli del plesso scolastico. Non so se le Istituzioni non fanno nulla per fermare il pericolo contro l’ambiente e la salute, so per certo che esistono molte associazioni, troppe per essere tutte credibili.

Sull’onda di questo attacco senza quartiere è giusto ricordare ai “protestatari” che le Fonderie Pisano hanno rappresentato anche altro per Fratte e per l’intera città.

Ci fu un tempo in cui lo stabilimento delle Fonderie Pisano di Fratte rappresentò un punto di riferimento, probabilmente un punto di arrivo, non solo per la folla della popolazione che ambiva ad un posto di lavoro ammiccando benevolmente ma anche, se non soprattutto, per le istituzioni che da sempre sono chiamate tradizionalmente al controllo del mondo del lavoro. Parlo degli anni 60 e 70 quando andare a visitare o ad ispezionare lo stabilimento Pisano significava andare in una realtà industriale perfettamente organizzata, dalla quale poter attingere anche nuovi ed interessanti elementi in merito all’igiene ed alla prevenzione sui posti di lavoro.

Oggi le cose sembrano radicalmente cambiate e se da un lato la folla della popolazione non è più sognante e si lancia in una battaglia senza un senso logico (ma pur di “fare ammuina” si fa questo ed altro !!), dall’altro lato c’è la ciurma dei lavoratori dipendenti in perenne ansia da prestazione e ci sono anche le istituzioni che ondeggiano e non riescono a farci capire, ma forse non lo capiscono nemmeno loro stesse, quali e quanti sarebbero i rischi immanenti per la salute pubblica che fuoriescono dalle ciminiere delle Fonderie invadendo tutta la zona del comprensorio di Fratte. Le istituzioni, in pratica, di fronte alle urla inconsulte della fola tentennano, perdono la loro proverbiale professionalità e si muovono alla Ponzio Pilato così come fece, appunto Pilato, per il famigerato processo contro Cristo. Insomma, quando il potere costituito non sa che pesci prendere, che fa ?; si affida alla folla osannante e/o delirante per giustificare le sue indecisioni e per appagare il giustizialismo popolare cercando di pilotarlo verso la conservazione del potere (il caso ILVA dovrebbe insegnarci qualcosa !!).

Quando si verificano queste circostanze di incertezze, indecisioni, preoccupazioni bisogna sempre prendere atto che le istituzioni non sono mai ferme nell’interpretazione delle norme in materia ambientale e cercano di tirarla alla lunga per guadagnare tempo ed evitare una decisione finale; accade, cioè, l’esatto contrario di quanto si aspetta un imprenditore che ha bisogno, invece, di decisioni concrete e ravvicinate per poter pianificare i necessari investimenti a sostegno della produttività e della sicurezza dei dipendenti sui luoghi di lavoro. E’ l’insicurezza delle istituzioni a creare i maggiori problemi per l’imprenditoria industriale che, sebbene raccolta a riccio in Confindustria, non riesce ancora a proporsi ed a proporre eclatanti novità in campo operativo; finanche la proiezione nazionale di Enzo Boccia non ha dato i frutti sperati se non la riproposizione di vecchie metodiche che non hanno mai pubblicato un progetto industriale di cambiamento del Paese; e di questo ne soffrono tutti coloro i quali cercano di investire e/o di rinnovarsi.

Entrai per la prima volta nello stabilimento di Fratte delle Fonderie Pisano nei primi anni ’70, ero un giovane ispettore degli infortuni sul lavoro ma ero già cosciente di entrare in una specie di santuario dell’industria pesante salernitana, ero preoccupato ma al tempo stesso sicuro delle conoscenze che avevo maturato negli anni precedenti in materia di sicurezza e di igiene del lavoro. Mi era stato ordinato di verificare le cause e le circostanze in cui si era verificato un brutto incidente sul lavoro per presumibili carenze sotto il profilo della sicurezza e dei presidi personali antinfortunistici che le aziende avevano ed hanno l’obbligo di fornire ai singoli lavoratori. Entrai in punta di piedi e con grande umiltà in quella che all’epoca era considerata una delle più grosse realtà lavorative dell’intera provincia di Salerno, e non solo. Fui accolto da un personaggio che ha segnato la storia delle Fonderie Pisano, almeno sotto il profilo della sicurezza dei lavoratori; conoscevo da tempo Giuseppe Della Rocca (detto Peppino) e mi fidavo ciecamente della sua passata esperienza di “ispettore previdenziale” che metteva a disposizione non solo dell’azienda ma anche dei giovani colleghi chiamati al loro dovere di controllo. Fui introdotto nello studio dell’ingegnere Pisano (Luigi, ndr !!) che probabilmente ingegnere vero non lo era ma che certamente ne sapeva di più di un semplice laureato in ingegneria; soprattutto conosceva a fondo la fonderia in senso lato e si impegnava con tutte le sue forze nella ricerca dei nuovi accorgimenti a tutela della sicurezza personale di tutti i suoi dipendenti. L’ingegnere prima mi spiegò, con molto garbo, l’organizzazione del suo metodo lavorativo e poi, con Peppino, mi accompagnò in fabbrica sul luogo del grave incidente occorso allo sfortunato lavoratore. Camminavo su un tappeto nero, quasi come se mi trovassi su un red-carpet al contrario, non avvertivo odori particolarmente malsani (pensate che eravamo negli anni ’70), gli operai continuavano indisturbati il loro lavoro sulla destra e sulla sinistra del lungo corridoio di passaggio. Sul posto dell’infortunio, dall’esame visivo ed obiettivo delle macchine e dei sistemi di sicurezza non rilevai alcuna infrazione alle regole allora in vigore ed in tal senso rapportai ai S.O. per le decisioni conseguenti; uscii convinto che in quella fabbrica la cura della sicurezza (ambientale e personale) dei lavoratori veniva dispiegata quasi in forma maniacale ed aggiornata al passo delle nuove tecnologie lavorative ma anche antinfortunistiche che nel corso dei decenni hanno modificato quasi radicalmente la difficile materia della sicurezza sul lavoro.

Negli anni successivi ho visitato tante altre volte lo stabilimento delle Fonderie Pisano e non ho mai cambiato il giudizio che maturai in quella prima visita ispettiva degli anni ’70; non credo che in questi ultimi anni la nuova e più tecnica leader-schip delle Fonderie (capeggiata dal vero ingegnere Ciro) abbia potuto operare in danno dei lavoratori e della salute pubblica, venendo così meno alla “mission” che il vecchio patron Luigi aveva sognato e realizzato nell’ottica ovviamente degli interessi imprenditoriali ma anche e diffusamente in favore dell’occupazione e dei lavoratori.

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