il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Elezioni 2018: essere votati per legge !!

 

 

 

 

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Sono andato a votare per la prima volta nel lontano 1963 opo aver compiuto i fatidici 18 anni che davano il diritto di votare solo per la Camera dei Deputati; per il Senato bisognava aspettare i 21 anni di età. E fin dal 1963 mi hanno sempre detto che ogni elettore aveva il diritto inalienabile  di votare nel segreto dell’urna al fine di scegliere in perfetta autonomia e solitudine il personaggio che si voleva mandare al Parlamento nazionale.

            Negli ultimi 55 anni molte cose sono cambiate e alcuni di quei diritti inalienabili sono stati addirittura cancellati, tanto da trovarci nella quasi impossibilita’ di scegliere in maniera autentica i nostri rappresentanti politici in Parlamento.

            La cosa che più mi atterrisce e’ la regola delle quote rosa che, a mio parere molto personale, è la negazione delle negazioni perchè pone l’elettore davanti all’ineluttabilità di votare un candidato uomo al quale, quasi come un miracolo, c’è accoppiata una candidata donna: come conseguenza molte donne entrano in parlamento senza essere mai state votate. Non sono mai stato femminista ma neppure antifemminista; per me le donne dovrebbero, anche in politica, conquistare i loro posti così come fanno brillantemente in tante altre branche delle attività lavorative, a cominciare dalla magistratura dove più del 70% dei giudici sono donne.

            Negli ultimi anni mi sono sempre chiesto perchè le donne, più brave – più intelligenti – più professionali, devono aver bisogno delle “quote rosa” per poter entrare in Parlamento. E pensare che gli elettori donna sono in maggioranza rispetto agli elettori uomini; tutto dovrebbe portare ad una elezione automatica di tante donne, invece non è così (sono le stesse donne che non credono nelle donne !!) e il legislatore per colmare il divario si è inventato le quote in questione.

            Si badi bene, quello delle quote rosa non è un problema soltanto italiano ma mi sembra assurdo che la cosiddetta “parità di genere” debba passare attraverso la “preferenza di genere”.

            Il problema c’è ed è gigantesco, tanto che in Svezia (Paese ai massimi livelli di parità) nel 2010 il ministro dell’istruzione si è posto il problema e per evitare gli effetti opposti ha chiesto l’abolizione della legge.

Non come in Spagna dove dal 2007 e’ stata approvata una legge sulle quote rosa nelle elezioni, che prevede che nessun sesso può avere una rappresentanza superiore al 60% e inferiore al 40%. Insomma un po’ come  sta accadendo in Italia dove, sempre per legge, le quote rosa dovrebbero non essere inferiori al 45% del totale degli eletti.

            Capisco tutto ed il contrario di tutto ma i miei dubbi restano più forti di prima; per il diritto al voto le donne hanno combattuto battaglie indescrivibili di civiltà e di diritti pienamente condivisibili; ma aggiungere a questo il diritto di essere votati per legge mi sembra davvero un pò troppo, anche perchè si rischia come in Svezia di ottenere i risultati contrari perchè si violano palesemente le basi stesse del diritto da parte di tutti al “voto segreto e libero”; insomma andare in un seggio per votare un personaggio e scoprire che a questi è agganciata una donna non è molto esaltante.

Pensate se la stessa norma venisse applicata per i concorsi in magistratura (Bellomo permettendo !!) per creare “posti facilitati alle donne”, potremmo trovarci davvero con un corpo di giudici soltanto al femminile, viste le proporzioni delle attuali percentuali.

Mi chiedo sempre che sfizio c’è ad essere eletti per legge partendo da una base elettorale che in maggioranza è costituita da donne.

E poi, se ci caliamo sul territorio, ci troviamo di fronte a delle assurdità come quella di Agropoli dove c’è una parlamentare donna già nominata per grazia ricevuta, alla quale si potrebbe aggiungere anche un maschio (Franco Alfieri) che dopo aver ottenuto cinque anni la candidatura della sua delfina, oggi potrebbe addirittura accompagnarla in Parlamento. Fortunatamente è finita diversamente e la Capozzolo è diventata ex parlamentare.

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