M5S, Tofalo: dinastia De Luca padre e figlio beccati con le mani nella monnezza.

Da uff. stampa

SALERNO – Quando c’è di mezzo la “monnezza” non fa differenza essere di destra o di sinistra perché con i rifiuti si fanno i soldi. E i soldi girano attraverso le tangenti sugli appalti. Lo spiegò 25 anni fa l’ex boss pentito Nunzio Perrella al già capo della Dda di Napoli, Franco Roberti, che “la monnezza è oro, dottò”. E da ieri nella nuova inchiesta della Procura di Napoli sullo smaltimento delle ecoballe in Campania sono finiti sotto indagine per corruzione sia Roberto De Luca, figlio del governatore Vincenzo che nel Pd ci sta da anni pur considerandolo un “partito di anime morte”, e Luciano Passariello, consigliere regionale campano di Fratelli d’Italia e candidato alla Camera del centrodestra nel collegio uninominale di Napoli-Ponticelli. Stamattina, il padre dell’assessore salernitano che aspira allo scranno di sindaco che fu di Vincenzo ha commentato la vicenda invitando tutti a pensare alle nuove generazioni e agli asili nido. “Non vi preoccupate di queste effervescenze”. E’ effervescente invece quanto risulta dagli atti di indagine dei pm napoletani che, sulla scia di una inchiesta giornalistica avviata tempo fa da Fanpage, hanno svelato come in Campania sia facile pilotare gli appalti sulla gestione dei rifiuti, riscuotendo tangenti per il servizio reso. C’è un video girato dal direttore di Fanpage, indagato e perquisito anche lui per istigazione alla corruzione per essersi finto un imprenditore spregiudicato che fa affari con i politici pur di ottenere appalti, in cui si sente parlare il commercialista di Roberto De Luca di una quota del 15 per cento sulla tangente che il direttore-imprenditore avrebbe dovuto versare in cambio dell’aggiudicazione dell’appalto. Fanpage ha già dichiarato di essere pronto a pubblicarlo. Effervescenza contro effervescenza. Ma questa sui rifiuti, che nasce come una inchiesta giornalistica, coinvolge anche la Sma, la società in house della Regione Campania guidata dal padre dell’assessore indagato, Vincenzo De Luca, che lo scorso ottobre ha espletato una seconda gara per lo smaltimento di 500mila tonnellate di ecoballe da rimuovere in questi mesi. Sono indagati anche Lorenzo Di Domenico e Agostino Chiatto, rispettivamente consigliere delegato e dipendente della Sma. Chiatto è distaccato presso la segreteria di Passariello, che è a sua volta presidente della commissione di inchiesta sulle società partecipate. Lunga la sfilza degli imprenditori messi sotto inchiesta: Vincenzo Riccio, Giovanni Caruson, Abramo Maione, Salvatore Porro e Lucio Varriale. Coinvolti anche Andrea Basile, ritenuto legato al clan Cimmino, e Antonio Cristofaro, considerato in contatto con la famiglia Bidognetti. Ma l’inchiesta è destinata ad allargarsi e a travolgere altri politici, come annuncia lo stesso direttore di Fanpage, Francesco Piccinini.

 

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