il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Elezioni 2018: la partita diversa di Fasano, gli imprenditori di Tofalo e lo strano vertice

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aldo Bianchini

 

SALERNO – Nelle more della lunga carrellata tra i personaggi, positivi e negativi, che hanno contraddistinto la campagna elettorale appena conclusa è necessario incominciare, anche, a commentare le dichiarazioni pubbliche dei vincenti e dei perdenti per capire come potrà profilarsi, sotto l’aspetto politico, il futuro della città capoluogo e dell’intera provincia. Ci provo !!

            La prima considerazione che mi viene da fare è quella che, dopo lo stravolgimento degli equilibri politici di tutto il territorio provinciale, nulla sembra essersi mosso e/o scomposto nel granitico “sistema di potere deluchiano” che è e resta l’unico sistema di potere dopo la clamorosa batosta elettorale che non ha coinvolto solo la provincia di Salerno ma anche tutto il territorio della Regione Campania. Quasi come a dire che il deluchismo ha perso su tutti i fronti ed ha coinvolto anche chi poteva ancora sopravvivere alla tempesta elettorale del 4 marzo 2018.

            Difatti sia alla Camera dei Deputati che al Senato l’intero territorio della provincia di Salerno non ha portato alcun rappresentante del Partito Democratico o, per meglio dire, del sistema di potere deluchiano. E’ necessario spostarsi in Basilicata e Calabria per trovare Gianni Pittella (candidato eletto a Salerno per il Senato) e Marco Minniti (candidato eletto a Salerno per la Camera dei Deputati. Il figlio del capo, Piero, è stato eletto a Caserta dopo essere stato sonoramente bocciato a Salerno. Il risultato elettorale, che è sotto gli occhi di tutti, ci rimanda il crollo totale del PD che, per certiversi, è anche il partito del governatore.

            Sarebbe il caso, dunque, di chiedersi come mai l’assetto di potere che governa Salerno e provincia da oltre 25 anni sembra mantenere tuttora una strana ed inquietante immobilità; tanto da far organizzare un vertice ristretto in Comune a Salerno tra il governatore, i due figli e il “grande vecchio” Felice Marotta per parlare sembra dei malumori emersi in seno alla maggioranza comunale dopo le elezioni e per bloccare sul nascere ogni eccesso; ovvero il “cerchio magico” che incontra il sindaco della città capoluogo e l’onnipresente Marotta in una sede istituzionale e non politica di partito, come la regola avrebbe voluto. Facili e consequenziali le domande che tutti dovremmo porci: a quale titolo è stato organizzato e consumato un “summit” decisivo ai fini della soppressione di ogni libertà di pensiero all’interno dell’amministrazione comunale di Salerno ? e le forze di opposizione dove sono e perché non hanno aggredito, politicamente, un momento così basso della politica di questi ultimi anni ?.

            L’unica risposta possibile è che le forze di opposizione (segnatamente Forza Italia e il Mov5S) è che siano già impegnate nell’organizzare l’ultimo vero assalto alla roccaforte deluchiana, il famigerato Fort Apache del quale ho tanto scritto in passato, per smantellare ogni resistenza e liberare finalmente la città capoluogo e la provincia dall’ossessiva presenza del potere esercitato in una forma capillare e strategicamente efficace.

            E come si stanno organizzando le predette forze di opposizione ?

            Al riguardo è illuminante una bella pagina de “Il Mattino”  (edizione dell’ 8 marzo scorso) nella quale vengono riportate le interviste a due esponenti importanti delle forze di opposizione: Enzo Fasano per Forza Italia, e Angelo Tofalo per il Mov.5S; due interviste che aprono squarci interessanti su quale potrebbe essere l’azione che i due gruppi politici cercheranno di mettere in atto contro il soffocante deluchismo.

            Non voglio dire che il contenuto delle due interviste (realizzate rispettivamente da Roberto Junior Ler e da Giovanna Di Giorgio) appare, almeno ai miei occhi, come la conferma di una sorta di arrendevole immobilismo quando si tratta di trasportare il successo delle politiche in sede amministrativa, ma le stesse interviste non annunciano mosse clamorose per il ribaltamento del sistema deluchiano, piuttosto aprono scenari già noti e assolutamente inservibili per l’assalto a Fort Apache; ovvero fanno pensare a linee programmatiche del tutto inefficaci.

            Cominciamo da Enzo Fasano (deputato riconfermato); il leader di Forza Italia a Salerno mette subito le mani avanti e afferma che “le elezioni locali sono un caso a parte. In questi anni abbiamo avuto non poche difficoltà”; certo che le elezioni locali sono un caso a parte, ma questo stato di cose è stato voluto essenzialmente dal centro destra che (al di là dei singoli episodi di transumanza verso i lidi deluchiani) ha sempre cercato, in maniera strutturale, di assecondare le aspettative deluchiane in cambio di una improbabile desistenza in sede politica. Quanto accaduto nelle amministrative del 2006 con l’accordo De Luca-Cosentino-Cirielli è rimasto nella storia. Non solo, Fasano si trincera dietro la caduta del PD per giustificare la mezza debacle di Forza Italia e dice: “…se il PD di De Luca avesse retto avremmo avuto tutti i nostri candidati eletti…”. Mi chiedo se un partito presente su tutto il territorio provinciale possa farsi scudo dell’insuccesso degli altri per giustificare il proprio.

            Ad Angelo Tofalo (deputato rieletto del M5S) vorrei evidenziare almeno un paio di cose. Il suo partito esprime a livello provinciale dieci parlamentari, un consigliere regionale e un’eurodeputata, però appena due anni fa non è stato in grado di allestire una lista per le amministrative del 2016, e dovrà aspettare ancora tre anni per recuperare il tempo perduto sperando che il partito nel frattempo non si dissolva. Mi viene da sorridere quando leggo che l’onorevole Tofalo sta lavorando per conquistare “…il tessuto imprenditoriale, gli ordini professionali e i giovani studenti”. Premesso che gli ordini professionali e i giovani studenti non portano voti, quella degli imprenditori è una vera chimera. E mi chiedo se ci si può fidare di imprenditori (uno dei quali addirittura candidato nel PD) che soltanto due anni fa sputtanarono meschinamente e pubblicamente le figure dei due giovani del centro destra, Roberto Celano e Gaetano Amatruda, per via delle sponsorizzazioni richieste ufficialmente e legittimamente. Gli imprenditori salernitani vivono di luce riflessa e per conquistarli bisogna prima gestire il vero potere dal quale gli stessi sono inevitabilmente attratti.

             Il quadro futuro non è per niente foriero di mosse politiche da prendere in considerazione perché, al di là di queste battute, i due maggiori partiti di opposizione sembrano già essersi chiusi su loro stessi favorendo, anche involontariamente, le strategie politiche deluchiane. E la storia continua.

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