il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Elezioni 2018: Caro Enzo Fasano ti scrivo !!

di Aniello Salzano

On. Enzo Fasano

Coordinatore Provinciale F.I.

 

Diciamocelo chiaramente: il risultato elettorale non ci ha soddisfatto. E’ inutile nasconderlo. Per cui mi infastidiscono non poco la grancassa, l’eccessivo entusiasmo e i toni trionfalistici di alcuni per un risultato che soprattutto qui per il centrodestra e per Forza Italia non è stato per niente in linea con i pronostici e i sondaggi della vigilia che premiavano generosamente proprio questa parte politica. Sottovalutare quanto è successo, fingere di non vedere quella enorme macchia gialla disegnata sui giornali da Pescara alla Sicilia è miopia politica.

Quindi ben venga una profonda riflessione per capire cosa è successo, le ragioni di un voto di protesta e di dissenso così vasto, del terremoto elettorale che in tutto il Sud ha determinato la formazione di un partito interclassista e di massa come non si vedeva dagli anni della Democrazia Cristiana, e perché tutto ciò è accaduto. Dunque è proficuo un momento di pacata riflessione e di analisi, evitando, però, la inutile caccia ad eventuali colpevoli e i processi sommari che non servono a niente, così come le dichiarazioni muscolari e i toni ultimativi, cui purtroppo alcuni dirigenti si stanno abbandonando, reiterando minacce di espulsioni nei confronti di dirigenti e di vecchi militanti: un partito autenticamente liberale è capace di tenere dentro tutte le anime, di conciliare le diverse sensibilità, di saper parlare ai sentimenti delle persone, valorizzando tutte le intelligenze e tutelando anche chi critica.

Tutti nel Partito sanno che non ho condiviso il percorso nella scelta dei candidati, esprimendo le mie perplessità. Non è un mistero che avrei preferito un ricambio più incisivo e profondo, l’inclusione di affermati ed illustri rappresentanti delle professioni e un maggiore coinvolgimento degli organi provinciali nella composizione delle liste come nelle decisioni finali. Mi sono inutilmente sforzato di suggerire criteri e soluzioni, indicando la costruzione di un progetto all’insegna del rinnovamento e dell’entusiasmo. Purtroppo le mie proposte, i miei suggerimenti hanno provocato un altezzoso fastidio, e invece che ascolto e cittadinanza hanno trovato un muro di gomma e un confronto anche aspro e duro.

Tuttavia, per non danneggiare Forza Italia, non ho recriminato su ciò che si è fatto. Ben consapevole che in tempi di elezioni è fondamentale la compattezza, ne ho preso semplicemente atto e mi sono ugualmente posto al servizio del Partito, con l’ambizione e  l’obiettivo di concorrere al suo successo. Pertanto ho rinnovato i tentativi di riportare in F.I. tanti amici, delusi e amareggiati, che ci avevano abbandonato, di aggregare, di unire ed esaltare le differenti sensibilità presenti all’interno dello stesso Partito, di svelenire i rapporti tra le varie componenti. Non è stato facile né semplice, anche perché c’era nel Partito chi giocava solo per se stesso più che per l’affermazione di un progetto, chi pretendeva di essere arbitro e nel contempo giocatore. Ma avevo assunto un impegno con l’on. Mara Carfagna che intendevo rispettare e portare a termine con lealtà e determinazione. Senza barattare o inseguire candidature personali, senza interessi personali da tutelare, mesi prima avevo accettato il suo invito ad assumere la carica di Commissario cittadino per dare il mio modesto contributo d’esperienza e di equilibrio. L’avevo fatto per la stima, l’amicizia e l’affetto che nutro nei suoi confronti e poi perché da sempre mi identifico nella cultura politica del centrodestra, alle cui sorti tengo molto così come al suo futuro.

Ora, però, ad urne chiuse, alla luce di un responso elettorale insoddisfacente, di cui tutti siamo  corresponsabili e che di certo non possiamo ignorare, è il momento dei bilanci e delle decisioni. Ritengo pertanto opportuno rassegnare l’incarico affidatomi dall’on. Carfagna, cui va il mio sincero ringraziamento per la fiducia che mi ha voluto accordare.

La mia non vuole essere diserzione, né una fuga dalle responsabilità. E’ invece la voglia di fare il semplice iscritto, il militante tra la gente, il desiderio di parlare sempre il linguaggio della verità, da uomo libero cui nessuno può tirare la giacca, nella consapevolezza che la  politica, come diceva Einstein, è più complicata della fisica.

 

 

 

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