il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Fonderie Pisano: e se qualcuno avesse pensato ad una grande speculazione edilizia ?

Aldo Bianchini

SALERNO – E se, per davvero, qualcuno avesse intravisto una grande speculazione edilizia, la più grande di tutti i tempi, cosa potrebbe aver pensato e messo in pratica per poter raggiungere il suo obbiettivo ?
E’ soltanto un modo di vedere, al di là delle vicende di cronaca e delle singole aspirazioni in campo, quali potrebbero essere gli stratosferici interessi economici che si starebbero posizionando (neppure tanto di nascosto !!) in un quadro di accordi e di alleanze che porterebbero alla più grande operazione speculativa economico-finanziaria di tutti i tempi, almeno per quanto riguarda la città di Salerno.
E’ fantasia giornalistica ? probabilmente si, ma proprio in quella zona è già accaduto e niente impedisce di pensare che possa accadere di nuovo. La politica è multiforme ed estremamente ingegnosa, e con la scusante di dover risanare il territorio spesso avvia grandi opere speculative.
Eppure ad una siffatta situazione non ci avevo proprio pensato, pur avendo dedicato nel corso di questa inchiesta diversi articoli di approfondimento alla battaglia politica – legale e popolare che gravita intorno alle Fonderie Pisano, alle improbabili esalazioni venefiche che fuoriescono dalle sue ciminiere, alla sollevazione popolare basata su inverosimili ricadute dannose sulla loro salute, alle incertezze molto pesanti della politica ed alle controverse decisioni dei giudici; il tutto di fronte alla legittima posizione dell’azienda che difende da sempre il suo operato avendo contezza del fatto che i suoi appelli (scientificamente provati) rimangono quasi sempre inascoltati.
Perché ? perché dietro ci sono interessi economico-finanziari stratosferici; questa forse è la vera ragione di una battaglia che, nella sua stranezza, appare anche agli occhi del comune osservatore troppo gridata, troppo sbanderiata, troppo passionale in difesa della sallute delle gente e di nient’altro.
Il fatto che è già la seconda volta che la Soc. Pisano, attraverso i suoi attenti legali, richiami l’attenzione della stampa a non rendersi complice degli autori di probabili fake news artatamente organizzate.
A farmi balenare questa idea, che a prima vista appare come una pura ricostruzione giornalistica alquanto fantasiosa, è stato un lettore di questo giornale che, per mantenere l’anonimato, invece di postare il suo commento direttamente sull’ultimo mio articolo ha preferito inviarmi riservatamente un whats-app per dirmi:
“Caro Aldo vorrei indurti ad una riflessione . Nel caso della chiusura della Pisano verrebbero tante nuove costruzioni (indice molto alto per incentivare la chiusura della fabbrica). Chi sarà l’ impresa costruttrice? Forse una impresa(il proprietario non è di Salerno) che ha già costruito nella zona? Da bravo giornalista (che ha il difetto di dire la verità ) approfondisci. Sono curioso di conoscere se la tua conclusione è uguale alla mia (…….), un caloroso abbraccio. F.to: …..”.
Il suggerimento non è tanto peregrino, è sufficiente guardare a quanto è accaduto, negli ultimi decenni, nella zona di Fratte per capirne di più; un di più che va decisamente oltre le responsabilità della politica che in quella zona ha consentito tutto ed il contrario di tutto.
Dal contesto dell’intervista rilasciatami dall’avv. Gaspare Russo (già sindaco di Salerno e già presidente della regione) ho stralciato la parte inerente le responsabilità della politica nel determinismo dell’attuale situazione: “Hanno consentito gli insediamenti abitativi diffusi e massici a fianco delle industrie creando, il problema, il conflitto attuale. E’ la politica miope, direi anzi della non politica, ovvero della politica senza alcuna programmazione”; una frase che è tutto un programma e che ci induce a nuove considerazioni.
Nella Valle dell’Irno fino a qualche anno fa non c’era soltanto lo stabilimento delle Fonderie Pisano ma un’intera filiera di fonderie più o meno piccole, insediamenti che nel corso degli anni sono scomparsi per fare posto all’incalzante speculazione edilizia che ha letteralmente stravolto la “vocazione” di industria pesante che da oltre duecento anni aveva trovato in quella valle la sua giusta collocazione. Insomma, fino ad oggi, abbiamo assistito alla smobilitazione di alcune fonderie (ma anche cartiere, ecc.) non per una esigenza di risanare il territorio, piuttosto per la necessità di superare le crisi interne attraverso una colata di cemento e di soldi.
Quindi come non poter credere all’eventualità dell’arrivo della più grossa speculazione edilizia; un arrivo del tutto legittimo e legale sull’onda delle non tanto confuse strategie politiche finalizzate all’ottenimento del maggior risultato politico-elettorale possibile, non trascurando i vantaggi diretti per un indiscriminato sostegno finanziario alla stessa politica.
Lo abbiamo già visto in passato, niente di più facile che ce lo ritroveremo davanti nel prossimo futuro.
E’ soltanto una mia personale sensazione, ma dietro la decisione dei giudici del TAR intravedo anche una non tanto velata preoccupazione per quello che potrebbe accadere in quella vallata qualora lo stabilimento Pisano venisse smantellato. Ma questo lo vedremo nella prossima puntata di questa lunga vicenda; ma vedremo anche di trattare dal punto di vista esclusivamente scientifico (senza emozioni personali e senza pressioni esterne) e legislativo il rischio reale che le popolazioni dei quella zona della Valle dell’Irno corrono per la loro salute.

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