il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

RAVELLO FESTIVAL – IL GOVERNATORE VINCENZO DE LUCA: “STRAORDINARIA QUALITÀ ARTISTICA E LIVELLO INTERNAZIONALE”

la redazione

NAPOLI – Presentato a Napoli il programma della 66esima edizione, il Ravello Festival 2018 inizierà sabato 30 giugno e andrà avanti fino al 25 agosto

“Il Ravello Festival è uno degli appuntamenti più importanti che si svolgono in Campania e fa onore all’Italia intera – ha detto nel suo intervento il governatore Vincenzo De Luca – un festival che nasce da Wagner ma che ha la capacità di proporre un’offerta culturale varia e unica. Siamo estremamente contenti di poter contribuire come Regione alla realizzazione di una manifestazione di livello internazionale che si apre alle realtà giovanili e sperimentali del territorio, e presenta una straordinaria qualità artistica”.

Nel corso della giornata sono intervenuti, insieme al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, il vice sindaco del Comune di Ravello, Salvatore Ulisse Di Palma – che ha portato i saluti del primo cittadino, Salvatore Di Martino – il presidente della Fondazione Ravello, Sebastiano Maffettone, il segretario generale, Ermanno Guerra, ed i direttori artistici Alessio Vlad (musica), Laura Valente (danza e tendenze) e Maria Pia De Vito (jazz), che hanno illustrato il programma completo.

 

1968-2018

di Laura Valente

Direttore artistico

Danza / Formazione / Mostre / Tendenze e Nuovi Linguaggi

 

1968-2018. Sono passati cinquanta anni dal tempo in cui i soldati americani fanno piovere bombe sul Vietnam, gli studenti di Parigi bruciano i boulevard, gli artisti italiani alla Biennale di Venezia protestano coprendo e girando verso le pareti le loro tele, declamando parole come “apertura, ricerca, democratizzazione della cultura”. Pochi anni prima Peggy Guggenheim sbarcava a Venezia, esportando la pop art americana in Italia, anticipando una tre giorni rivoluzionaria Arte Povera più Azioni Povere /1968, con cui ad Amalfi Germano Celant, Marcello e Lia Rumma rendono protagonisti materiali come ferro, legno, plastica, stracci, scarti industriali, assemblati in creazioni originali e spiazzanti. Si avvia il processo di sconfinamento dell’arte “dal quadro all’ambiente” e performance e happening diventano strumenti di espressione artistica,  impegno civile, lotta alle disparità di genere, innovazione dei codici, influenzando la ricerca dei decenni successivi. A quello ‘spirito’ – fatto di simboli e icone, figli legittimi (e non) – è dedicata questa edizione della danza al Ravello Festival. Si inizia (4 luglio) con Bill T. Jones, simbolo della contact-dance, coreografo dalla tinta espressiva aspra e potente, emblema di impegno civile incentrato sulla lotta contro i pregiudizi razziali e  religiosi (“Voglio che sia chiaro il mio punto di vista sulla vita, sui diritti, come la penso, da che parte sto”). Che gli vale l’incoronazione del New York Times (“Uno dei tesori insostituibili d’America”). /Time: Study II 2018, lavoro per il festival che include il progetto Abballamm’!, fiore all’occhiello di un percorso di formazione che da tre anni realizza residenze con gli artisti ospiti, e che in questa edizione sigla il debutto dei giovani talenti della Campania in scena con i solisti della compagnia americana. Una giornata di happening / performance quella del 5 luglio: 1968/See me, feel me (titolo/omaggio a Tommy degli Who, la prima opera rock della storia) con i ballerini di Abballamm’! a cantare e danzare in piazza con gli ormai “classici”  musicali dell’epoca prima del debutto, nell’Auditorium disegnato da Oscar Niemeyer, di due nuove produzioni del festival: Antonello Tudisco/Act of mercy e Michela Barasciutti/Peggy untitled 2013-2018 (lavoro ispirato alla collezione Guggenheim di Venezia). Se c’è un artista che ha segnato l’inizio del terzo millennio è Wayne McGregor, con la sua cifra stilistica che fonde danza e arti visive, tecnologia e scienza. Il regista e corografo britannico “più apprezzato” (fonte Times) confeziona per Ravello Icons, (7 luglio) programma che fa dialogare, tra le altre, creazioni osannate dalla critica come Autobiography (ventitrè sono i cromosomi che compongono il genoma umano: McGregor ha chiesto a due genetisti di mettere in sequenza il suo, per trasformarlo in un algoritmo con altrettante espressioni coreografiche) e Woolf Works, quest’ultima ispirata agli scritti di Virginia Woolf e che vede protagonista anche l’étoile Alessandra Ferri, una delle più grandi danzatrici italiane. Dada Masilo, sudafricana di Johannesburg, cresce nella township di Soweto, prima che arrivi il successo con la rielaborazione poetica di classici del balletto romantico. “Svelo nei mie balletti violenza, arroganza e nudità. Nulla di tutto ciò è permesso, giustificato, tollerato”. A Ravello la sua “Giselle” (di William Kentridge i ‘drawings’ dello spettacolo) danza la vendetta di una donna contro le violenze su tutte le donne, tema oggi più che mai al centro del dibattito pubblico. “Se Dio avesse pensato alla danza, avrebbe creato Svetlana Zakharova”, secondo Baryšhnikov. L’étoile ucraina, regina del Bol’šoj, è al centro di Russian code, progetto originale che mescola classici di Fokine a graffianti creazioni di nuove stelle della coreografia come Vladimir Varnava (29 luglio). A Rudolf Nureyev, indiscusso mito del Novecento, l’omaggio dei Solisti della Scala di Milano a 25 anni dalla scomparsa. Serata (4 agosto) aperta da una giovane coreografa campana, Luna Cenere che, su commissione del festival, firma un ritratto ‘nudo’ (in scena) di Isadora Duncan (Natural gravitation). Arte sacra e libera, la danza per Isadora, in grado di aprire varchi infiniti e inediti verso il cambiamento. Per questo vale la pena di celebrare tutti quei ’68 che ancora fanno danzare lo spirito e le passioni.

Dall’alba a mezzanotte nel nome di Wagner

di Alessio Vlad

Direttore artistico Musica

 

Il Ravello Festival 2018, affermando una volta di più, la sua vocazione originale, si aprirà e chiuderà nel nome di Wagner.

Anzi, immaginando un percorso delimitato da due colonne uguali ma diverse nei materiali, lo stesso brano, affidato a due direttori e a due orchestre diverse, ne segnerà l’inizio e la fine.

Il 30 Giugno, infatti, Esa-Pekka Salonen, suggellando con il suo ritorno un rapporto che si vuole consolidare, eseguirà in apertura del concerto con la Philharmonia di Londra il Preludio e Morte di Isotta mentre lo stesso faranno, in chiusura, il 25 Agosto Donald Runnicles e i complessi della Deutsche Oper di Berlino.

Ambedue i programmi, pensati appositamente per il Festival, saranno interamente dedicati alla musica di Wagner.

Cosi, il palcoscenico di Villa Rufolo proteso, come la prua della nave di Tristano, su un paesaggio dove le montagne incontrano il mare, sarà il luogo ideale dove il Nord dell’Europa, alla ricerca di origini comuni, incontra il Sud.

Lì orchestre e direttori, assumendo le funzioni di chi compie un rito costante, ma sempre diverso nella sua ripetizione, cercheranno di rappresentare un’aspirazione verso il sublime.

Tra Salonen e Runnicles, si alterneranno Myung-Whun Chung e l’Orchestre Philarmonique de Radio France con Ravel e Berlioz, Jérémie Rhorer e le Cercle de l’Harmonie con le ultime tre sinfonie di Mozart, Ivan Fischer e la Budapest Festival Orchestra con Bartok, Mahler e Brahms, Valery Gergiev e il Mariinsky con Stravinskij e Tchaikovsky.

Anche quest’anno non mancherà un’orchestra giovanile: L’Orchestra Nazionale dei Conservatori Italiani affidata alle mani, sia come pianista che come direttore, di Alexander Lonquich, con musiche di Beethoven e Schubert.

Ancora, nell’ottica di valorizzare le migliori realtà musicali del territorio, l’Orchestra Filarmonica Salernitana, diretta da Ryan McAdams, sarà protagonista del Concerto all’Alba.

Tornano, nell’incanto notturno dei giardini della Villa, i Concerti di Mezzanotte.

Cinque appuntamenti dedicati al pianoforte  affidati ad Andrea Lucchesini, Sun Hee You, Varvara, Bertrand Chamayou e Federico Colli.

Quello di Ravello è un Festival che in nome di una costante ricerca della qualità, attraverso una via chiara e visibile,  vuole, e deve, essere all’altezza del luogo e di quella che è oramai un’antica e consolidata tradizione.

 

 

 

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