il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Gaspare Russo: quando le B.R. cercarono di attentare alla mia vita

  Aldo Bianchini

SALERNO – Anche se la cronaca incombe è necessario soffermarci ancora sulla situazione drammatica delle Brigate Rosse in Campania negli anni di piombo. Le BR avevano messo nel mirino anche l’avv. Gaspare Russo (come abbiamo riferito nel precedente articolo) il cui nominativo fu scoperto in uno dei famigerati elenchi che venivano diffusi mediaticamente per incutere timore e mettere tutti in fuga.

Presidente, può ritornare con la mente agli anni di piombo ed ai momenti pericolosissimi che Lei ha vissuto ?

== Si, ma non li ho vissuti soltanto io, anche una parte della Democrazia Cristiana della Regione Campania, senza distinzione di appartenenze alle correnti interne, perché l’assessore  Pino Amato trucidato a Napoli il 19 giugno 1980 era un ex fanfaniano vicino all’on. Cirino Pomicino; l’assessore Ciro Cirillo sequestrato dalle BR campane, guidate da Senzali, era della corrente dorotea dell’on. Antonio Gava; il giovane assessore Raffaele Delcogliano, beneventano era del coltivatori diretti. Io durante tutto il quinquennio che va dal 1980 al 1985 (l’anno in cui fu sconfitta la colonna delle BR della Campania) fui uno degli obiettivi principali delle BR, appartenevo alla corrente di base della D.C..

Ma allora Presidente la DC campana in quegli anni ha dato il maggior contributo di sangue e anche di fermezza ?

== Si. Come è evidente dalla successione dei fatti. Quando si condannano aprioristicamente e superficialmente gli uomini della D.C. campana si offendono non soltanto questi ma la storia. Siamo rimasti indifesi ma non abbiamo disertato.

Gesto encomiabile. Ma qualcuno espresse solidarietà ?

== Quasi nessuno. Solo durante i circa sessanta giorni del sequestro di Ciro Cirillo ad iniziative del sequestrato e di alcuni suoi amici, in primis l’onorevole Antonio Gava e l’allora sindaco di Giugliano Giovanni Pianese ed altri furono organizzate diverse iniziative per ottenere la liberazione di Cirillo.

Come mai in Campania la posizione della DC fu completamente diversa da quella nazionale ?

= Cirillo sequestrato durante la lunga prigionia spiegò ai brigatisti che cosa era la DC ed i suoi principali protagonisti campani. I brigatisti erano fuori dal mondo reale. Basti pensare nel primo interrogatorio di Cirillo sequestrato gli contestarono di essere il principale esponente del SIM. Come poi risultato dai comunicati delle BR. La risposta di Cirillo fu che lui non aveva mai avuto alcun rapporto con il SIM, cioè il Servizio Informazioni Militare italiano. I brigatisti, minacciandolo di morte, gli dissero che lui era nell’area metropolitana campana il principale esponente dello Stato imperialista delle Multinazionali. Questo per far capire il pensiero ideologico e politico delle BR campane, le quali ripiegarono poi sull’accusa a Cirillo e alla DC campana di essere i responsabili della deportazione dei proletari napoletani, riferendosi alla funzione e alle attività di competenza dell’assessore Cirillo per dare una sistemazione provvisoria, un alloggio temporaneo, ai terremotati del centro storico di Napoli. Infatti una delle ipotesi in quei giorni ventilata era quella di trasferirli provvisoriamente negli alberghi del Litorale Domizio in provincia di Caserta.

Ma era mai pensabile una simile deportazione ?

== Per chiunque abbia un minimo di conoscenza della geografia, passare dai bassi del centro storico agli alberghi lungo la Baia Domizia, una distanza tra i 20-30 chilometri da Napoli, può farsene un’idea. In realtà gli abitanti del centro storico di Napoli, in primis dei bassi e poi dei palazzi, per fare le loro molteplici abitudini di vita e di lavoro non avevano e non hanno alcuna intenzione e volontà di allontanarsi dal centro storico. Ed infatti lì restarono e in parte accettarono di andare nei fabbricati della Mostra d’Oltremare. Un sito che è di attualità anche in questi giorni per la collocazione degli atleti delle Universiadi e fanno la proposta contestata dell’installazione di casette prefabbricate all’interno della Mostra per l’alloggio degli atleti.

Ma allora non è cambiato proprio niente ?

== Direi proprio di si. Può sembrare incredibile, ma ci troviamo sempre di fronte agli stessi problemi, alla superficialità, all’improvvisazione. E’ uno specchio della nostra Regione.

Presidente, ci fu la trattativa a tre tra la camorra, lo Stato e la politica ?

== Una domanda suggestiva questa, che richiede una risposta complessa e articolata. Innanzitutto Cirillo, uomo di grande intelligenza e di iniziative, gestì dalla sua posizione di sequestrato l’intera vicenda, chiese ed ottenne solidarietà ed aiuto dai suoi amici di corrente interna della DC facente capo all’on. Gava, convinse i brigatisti che la sua uccisione non sarebbe approdata a nessun utile per la loro politica in quanto il suo posto sarebbe stato immediatamente occupato da altri esponenti della sua corrente. In parole povere spiegò e convinse i brigatisti che la sua eventuale uccisione non avrebbe comportato nessun cambiamento e nessun utile per loro e gradualmente li convinse, essendo lui un prigioniero politico, a chiedere un riscatto per la sua liberazione. Un disegno che come è noto, riuscì perfettamente, trasformando i cosiddetti combattenti rivoluzionari delle brigate rosse in ordinari sequestratori che contrattano la liberazione contro un riscatto. 

Presidente, capisco quello che dice, ma la trattativa c’è stata o no ?

== Io esprimo le mie opinioni. In tutti i sensi e in tutti i tempi e in tutte le società il sequestro di una persona, un politico, un imprenditore, un ricco, produce una trattativa per ottenere la liberazione del soggetto sequestrato contro il pagamento di un riscatto monetario da concordare.

Ho capito, ma tutto questo dimostra ancora una volta che lo Stato non è in grado di salvare i sequestrati ?

== Non lo era, non lo è stato nel “caso Moro”, temo che non lo sia neanche oggi. Questo tipo di operazione, anche oggi nelle vicende molteplici che interessano il terrorismo internazionale sono condotte con esiti vari da organismi e settori di intelligence e soprattutto nel più assoluto riserbo; per esempio quello della giornalista in Iraq. Le vicende sono molte e conosciute. E la pretesa e la ricerca di una verità incontrovertibile e vana.

Presidente ma come si inserisce la sua condanna a morte in questo quadro storico-politico da parte delle BR ?

== La vicenda che mi riguarda, che è la mia condanna a morte del 19 maggio del 1980 e i successivi tentativi da parte delle BR campane di giustiziarmi negli anni successivi fino al 1985 che segnarono la sconfitta definitiva della colonna delle BR campane si ispira nella scelta di questa nella lotta e assassinii di esponenti politici di spicco della DC campana.

Come salvò la sua vità ?

== E’ una lunga storia che non può essere raccontata in poche battute, bisogna partire dall’assassinio del procuratore della repubblica di Salerno Nicola Giacumbi il 16 maggio del 1980. In sintesi mi sono difeso da solo, rendendomi da subito conto che non potevo contare né nell’aiuto delle istituzioni politiche, né di quelle statali operanti nel settore del controterrorismo

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