il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Biancamano story: la lunga storia di un’impresa edile

 

 

Aldo Bianchini

 

SALERNO – Giovedì 17 maggio scorso è andata in scena sul prestigioso palco del Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Salerno la consegna degli “attestati di merito per aver svolto, per oltre cinquant’anni, attività d’impresa, e per aver contribuito allo sviluppo del tessuto economico provinciale” alla presenza, tra gli altri, del governatore della Campania on. Vincenzo De Luca, del presidente di Assindustria e Camera di Commercio Andrea Prete, del famoso giornalista Oscar Giannino (impegnato in un fuori onda con il governatore) e del sindaco di Salerno Vincenzo Napoli.

Significativo quell’avverbio-preposizione “oltre” inserito dagli organizzatori nella frase-spiegazione dell’attestato a conferma che al di là del titolo dello stesso attestato che evidenzia un bel “50” (riferito agli anni di attività delle singole imprese) sono state premiate anche imprese veramente storiche ed ultracentenarie operanti a Salerno e su tutto l’ampio territorio provinciale. Difatti con l’evento di giovedì pomeriggio, presso il Teatro Verdi di Salerno, è andata in scena (come dicevo) la premiazione di circa 80 aziende salernitane con 35, 50 e più di 100 anni di attività al fine di  valorizzare il loro ruolo da protagoniste all’interno della società.

Tra queste, cioè tra quelle con più di cento anni di attività, va annoverata quella che secondo me è l’unica rimasta sul campo di una battaglia lunghissima ed altrettanto insidiosa come l’edilizia; non quella dei palazzinari, piuttosto quella di prossimità e di sostegno sociale ma anche squisitamente economico-commerciale verso tutte le classi meno abbienti che in buona sostanza sono la stragrande maggioranza dei piccoli investitori che impegnando i guadagni e i sacrifici della loro intera vita hanno creato in questo Paese una rete di economia locale sulla quale si regge l’apparato socio-economico-politico non solo dei singoli territori ma addirittura dell’intera nazione.

Questa impresa si chiama, oggi, “Edil Biancamano s.r.l.” e svolge prevalentemente la sua attività sul ristretto territorio del comune di Sassano (e del Vallo di Diano) posto nel cuore di una di quelle aree che molto genericamente definiamo di periferia senza mai riflettere che sono proprio le periferie a fornire a tutte le altre aree (metropolitane e/o urbane che siano !!) la linfa vitale per la loro stessa sopravvivenza.

Conosco l’impresa Edil Biancamano fin dall’inizio degli anni ’60, quindi conosco quell’impresa da oltre cinquant’anni ed ho avuto la possibilità ed anche il piacere di assistere a tutte le evoluzioni ed alle metamorfosi che la predetta impresa ha vissuto sulla propria pelle senza aiuti pubblici e neppure piovuti dalla tanto favoleggiata provvidenza. Al timone dell’impresa in questi ultimi cinquant’anni si sono alternati, con diverse fortune, diversi personaggi della numerosa “famiglia Biancamano”; personaggi che sono stati capaci di attraversare, in lungo e in largo, diverse e variegate generazioni passando con una certa facilità dalle pietre vive accastellate l’una sull’altra per erigere le costruzioni fino ad arrivare alle nuove e più moderne tecnologie che l’industria del settore ha messo a disposizione degli imprenditori più attenti e disposti al rinnovo continuo anche del loro “modello organizzativo e lavorativo” in funzione di un mercato che è radicalmente cambiato e che cambia giorno dopo giorno sotto gli occhi di tutti.

Ma i Biancamano non hanno saputo fare e fatto soltanto questo; fin dalle sue origini che si radicano negli ultimi anni dell’800 l’impresa Biancamano è stata capace di immergersi nello “stato sociale” di un’intera comunità fino ad entrare nei meandri più reconditi delle singole famiglie per capirne le aspettative e le esigenze e per poter rilanciare le loro ambizioni, frutto di ataviche frustrazioni, verso obiettivi più umani e civili; e sempre nell’ottica e nel segno di contribuire all’affermazione delle più impensabili e minime esigenze abitative dei tanti che uscivano letteralmente da una condizione di indigenza per avviarsi lungo i sentieri di una nuova concezione della vita familiare e associativa.

L’elenco dei casi drammatici, delle persone letteralmente aiutate e supportate, delle vicende che hanno interessato la stessa impresa nel corso di questi ultimo centoventi anni sarebbe lunghissimo e difficilmente e pienamente ricostruibile. Per questa ragione è necessario fermare il tempo nell’immediato secondo dopo guerra quando al timone generale delle tante piccole ramificazioni dell’impresa arriva quello che, a buon diritto, possiamo identificare come il capostipite a cavallo tra le vecchie generazioni e quelle nuove e moderne: Paolo Biancamano. Con polso fermo, riuscì a trascinare l’impresa, la sua impresa, strappandola letteralmente alla “grande crisi” del dopo guerra per proiettarla attraverso il “boom economico” degli anni ’60 verso la totale modernizzazione e lasciarla, così semplicemente come l’aveva ricevuta, ai suoi diretti eredi che a loro volta l’hanno tenuta, curata, ampliata e consegnata agli ultimi rampolli della centenaria generazione dei Biancamano: Gaetano e Michele, giovani-cugini, valenti e tecnologizzati ultimi (in ordine di tempo) eredi di una vera e propria dinastia che riesce a miscelare anche i rapporti viscerali e familiari. A loro, difatti, è andata l’ufficialità e l’ufficializzazione dell’attestato consegnato sul palco del Verdi nel corso della manifestazione di giovedì 17 maggio 2018. A loro spetterà il mantenimento, la cura, l’evoluzione di un’azienda che in un certo verso e per certi versi ha tracciato nel profondo la storia economica e sociale di un’intera comunità come quella di Sassano, con escursioni in tutto il Vallo di Diano e anche “oltre”; si, proprio quell’avverbio inserito sull’attestato e che sta lì a significare tante cose, molte cose; un avverbio che può essere  interpretato, snocciolato e utilizzato in tantissimi modi.

Ma come sempre accade quando ci sono le “new entry”, alle loro spalle e prima di loro c’è sempre un personaggio operoso, silenzioso, metodico e produttivo; un personaggio che nella fattispecie ha un nome e un cognome: Franco Biancamano.

Ma chi è questo personaggio conosciuto e benvoluto da tutti e in tutto il paese ed in tutta la zona valdianese ? Franco è semplicemente una persona perbene che è stato capace di inserirsi al momento giusto nel posto giusto per raccogliere, ricostruire, ricompattare l’eredità di un’azienda che dalle mani del genitore stava (forse !!) per disperdersi in tanti rivoli, tutti di grande qualità operativa, troppi per assicurare una necessaria “unità aziendale” che soltanto grazie all’opera di Franco è rimasta  “sul campo di una battaglia lunghissima ed altrettanto insidiosa come l’edilizia”. Con pazienza certosina ha curato i rapporti istituzionali, quelli privati ed interpersonali; sicuramente ci ha guadagnato ma altrettanto sicuramente ci ha rimesso; ma lo ha fatto sempre nell’ottica e nel quadro di una “impresa familiare” aperta e disponibile nei confronti delle famiglie degli altri per tutte quelle ragioni prima indicate e che per sintesi possono essere definite come “impresa in funzione della crescita e dello sviluppo di una comunità e di un territorio”. Franco ha attraversato le varie crisi internazionali tenendo sempre ben fermo il timone riuscendo ad inserire quella che con gli anni era diventata la “sua impresa” nel mondo della globalizzazione senza quasi accorgersene e senza quasi mostrarlo all’attenzione del pubblico.

La capacità più grossa da attribuire a Franco, almeno per quanto io stesso possa conoscerlo, è stata quella di tenere sempre buoni rapporti con tutti, dalla politica alle istituzioni, dando alla sua azienda un viatico molto preciso che parte dall’impresa per arrivare al sociale tenendo bene in mente la difesa dei diritti e la sicurezza dei dipendenti che in centinaia e centinaia si sono alternati al lavoro nel corso di questi ultimi centoventi anni. E tutto questo è accaduto nel novero di una concezione del mondo del lavoro molto diversa da come lo vedono tanti altri; per i Biancamano e, soprattutto, per Franco Biancamano il rapporto con i propri collaboratori e dipendenti è stato sempre improntato ad una “familiarità” che potrebbe essere definita, in gergo moderno, a “tutela crescente”, nel senso che l’azienda si è sempre fatta carico dei problemi dei lavoratori e questi ultimi hanno sempre risposto (tranne ovviamente in pochissimi casi specifici) in maniera altrettanto valida e costruttiva.

Ma Franco, checché se ne possa pensare e dire, ha sempre avuto un “modus operandi” molto diverso dalla media del contesto socio-popolare in cui è nato è vissuto, ha sempre collaborato con tutti e di qualsiasi estrazione sociale, ha favorito la nascita e la crescita dell’associazionismo rinverdendo i fasti di una Pro-Loco ormai logora e spenta ed ha fatto essenzialmente “l’uomo” nell’accezione più ampia del suo significato letterale; ha scelto infine di non salire sul palco del Teatro Verdi  le cui tavole sono ambite da tantissimi, lui che da sempre mantiene un profilo pubblico molto basso, preferendo lasciare il proscenio ad i suoi legittimi eredi.

Sul palco, sui palchi si sale di solito per ricevere medaglie, premi, encomi ed attestati alla conclusione di un’impresa sportiva o di un obiettivo lavorativo e sociale; Gaetano e Michele sono saliti soltanto per ritirare in nome e per conto delle tante generazioni familiari che li hanno preceduti, e per continuare un lavoro che viene da lontano nella speranza che possa arrivare lontano in modo da consentire ai loro pronipoti di salire su un altro palco per festeggiare i duecento anni di attività.

Scrivo quello che scrivo sempre per convinzione, spesso sbaglio,  tenendo ben presente, infine, di non essere il custode delle verità, eccezion fatta per la storia che ho raccontato.

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