il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

Ciclismo: Salerno e il Giro … un matrimonio mai celebrato !!

 

 

 

 

 

 

 

Aldo Bianchini

 

SALERNO – La storia tra Salerno, intesa come comunità, e il Giro d’Italia di ciclismo non si è mai seriamente consacrata in un indissolubile matrimonio; c’è stato un lungo periodo di fidanzamento ma nulla più.

            Cominciò il Giro a corteggiare la splendida città, con annesse le due meravigliose costiere, nel 1913 con il buon ciclista Giuseppe Azzini che vinse la tappa in volata ma non il Giro che andò, con una controversa classifica a punti, al quasi sconosciuto Carlo Orani (p. 37) che prevalse su Eberardo Pavesi (p. 43) e sullo stesso Azzini (p. 48). Un’esperienza, quella della classifica a punti che non fu mai più ripetuta; pensate che nel 1913 con una classifica a tempi avrebbe vinto Galetti con 22’53” su Azzini e 1.11’55” su Pavesi.

            Sedici anni dopo, nel 1929, ritornò alla carica con il campionissimo Alfredo Binda che Piemontesi e Zanaga lasciarono vincere sul lungomare stracolmo di tifosi. Naturalmente quel giro di 14 tappe fu vinto da Binda (ne vinse cinque in tutto) con 3’44” su Piemontesi e 5’04” su Frascarelli.

            Passarono gli anni e quando sembrava un fidanzamento finito, 20 anni dopo, nel 1949 il Giro fece il suo grande ritorno a Salerno e l’amore sbocciò di nuovo con il mitico Fausto Coppi che sul lungomare festeggiante travolse in volata Leoni e Bartali e si lanciò verso la vittoria finale con i devastanti 23’47” su Gino Bartali e ben 28’27” sul povero Cottur schiacciato tra due colossi del ciclismo di tutti i tempi.

            Sembrava che il fidanzamento dovesse concludersi in un giusto e durevole matrimonio quando, nel 1956, arrivò la prima tegola sulla testa dei salernitani e, quindi, del rapporto con il Giro. A Salerno il 26 maggio stravinse il favoloso velocista spagnolo Miguel Poblet che bruciò in volata Zucconelli e Schaer. Il Giro fu vinto dallo straordinario scalatore lussemburghese Charly Gaul (mio primo e, forse, unico idolo ciclistico) con 3’27” su Fiorenzo Magni e 6’53” su Coletto. Il Giro del ’56 passerà alla storia sportiva e politica per due motivi essenziali. Quella sportiva dovuta al fatto che nella tappa Murano-Trento la corsa fu fermata sul Monte Bondone perché, secondo i bene informati, in gara era rimasto soltanto Charly Gaul che aveva sfidato una tempesta di pioggia, neve e grandine; furono subito recuperati due ciclisti (Fantini e Magni) fermatisi a pochi chilometri dalla vetta, e poi furono riammessi altri 40 atleti per poter chiudere il Giro due giorni dopo. Ma la cosa molto più grave, perché politica, si registrò proprio a Salerno che sull’onda di violente contestazioni giovanili tra la destra e l’estrema sinistra visse momenti difficili per l’ordine pubblico; le contestazione, però, erano diffuse per tutto il territorio nazionale e indussero gli organizzatori ad annullare la tappa Salerno-Frascati. Quei disagi giovanili nazionali ed europei portarono nel successivo mese di ottobre ai moti rivoluzionari in Ungheria con centinaia di morti e migliaia di feriti.

            L’amore tra Salerno e il Giro si fermo per altri undici anni. Ritornò con vigore e con le speranze di un matrimonio definitivo nel 1967, ma quello fu l’annus orribilis per Salerno e per il Giro. Sul lungomare, di fronte, a Palazzo Sant’Agostino, il poderoso tedesco Rudy Altig tagliò in volata il traguardo affollatissimo di gente che d’improvvisò occupò la sede stradale provocando causò una caduta generale dei ciclisti subito dopo il traguardo. Il peggio arrivò qualche minuto dopo quando molti atleti, tra cui il vincitore Altig, si resero conto che le loro biciclette erano state rubate dopo la loro caduta e che i ladri avevano visitato anche i grossi pullman riservati alle squadre rubando di tutto e di più, lasciando sulle pavimentazioni degli stessi addirittura escrementi fisiologici umani. Una vergogna per Salerno e per l’immagine negativa proiettata in tutto il mondo.

            Fu necessario far passare diciotto anni per rivedere, nel 1985, il Giro a Salerno che giunse da Paola; vinse Stefano Allocchio in volata su Saronni e Freuler. Il Giro fu vinto dal campione Bernard Hinault con 1’08” su Francesco Moser e 2’55” su Greg Lemond. Quella che era una speranza di un riabbraccio amoroso finì ugualmente male; non cadde nessuno ma i furti e gli scempi aumentarono rispetto al 1967.

            Più o meno la stessa storia nel 1995, anno in cui vinse Rolf Sorensen, in volata su Frattini e Simoni. Il Giro andò a Tony Rominger con 4’13” su Berzin e 4’55” su Ugrumov.

            Da allora sono passati 23 anni e il Giro non è più tornato a Salerno che ancora deve dare dimostrazione della sua maturità sportiva; anche sabato 12 maggio 2018 al suo passaggio c’è stato sempre più di qualche imbecille che ha attraversato la strada nell’imminenza del passaggio dei corridori. Fortunatamente non è accaduto niente, ma queste cose gli organizzatori le registrano e le memorizzano utilizzandole quando dovranno scegliere le sedi di arrivi e partenze dei prossimi Giri. Un matrimonio, dunque, soltanto sfiorato e mai celebrato.

            Resta il rammarico, ma anche lo splendido ricordo dei sette atleti che hanno trionfato a Salerno: Giuseppe Azzini, Alfredo Binda, Fausto Coppi, Miguel Poblet, Rudy Altig, Stefano Allocchio e Rolf Sorensen e con il vanto che due di questi (Binda e Coppi) sono stati celebrati come “campionissimi” di tutti i tempi dopo aver vinto ben 5 giri d’Italia a testa.

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