il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

FALCONE: ventisei anni dopo … cosa è cambiato ?

Aldo Bianchini
SALERNO – L’anno scorso, in occasione del venticinquesimo anniversario della strage di Capaci scrissi che mi era stato sufficiente cambiare soltanto il titolo all’articolo perché non era praticamente cambiato nulla e che il mistero si è aggiunto ad altri misteri ancora più inestricabili dei primi.
Avevo torto perché qualcosa, anzi più di qualcosa, è cambiato nella sostanza della guerra continua tra Stato e Mafia e che quindi le vittime di Capaci (Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo (magistrato), Vito Schifani – Rocco Dicillo e Antonio Montinaro) non sono assolutamente morti invano; la loro vita finita sotto il caldo asfalto dell’autostrada che da Punta Raisi porta a Palermo è stata immolata per una giusta causa.
A fornirmi questa nuova chiave di lettura è stata la recente sentenza di condanna di alcuni personaggi che avrebbero preso parte, direttamente e indirettamente, alla famigerata trattativa Stato-Mafia per avviare una quiete dopo le tempeste dei tanti attentati e morti di quegli anni. Le sentenze si rispettano e, quindi, fino a sentenza definitiva dobbiamo dare per buono il contenuto del primo pronunciamento della giustizia che, tra gli altri, ha condannato a diversi anni di galera il famoso generale dei Carabinieri Mario Mori
La prima riflessione che mi viene da fare su quella sentenza è che dalla stessa lo Stato è stato tirato fuori con l’assoluzione dell’ex ministro dell’interno Nicola Mancino; e quindi se lo Stato non c’è sarà difficile sostenere in Appello e in Cassazione che c’è stata una trattativa; a meno di non sostenere che lo Stato era rappresentato soltanto dal generale Mori.
E’ indubbiamente una mia ipotesi, anche suggestiva dal punto di vista giornalistico; tra lo Stato e la Mafia in quegli anni non c’è mai stato un avvicinamento diretto con incontri più o meno segreti per pattuire questa o quella posizione come ha sostenuto a processo il figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino. Se un contatto c’è stato è avvenuto soltanto a livello investigativo con l’intelligence di Mario Mori capace di intercettare il cambiamento epocale che stava avvenendo all’interno della mafia che passava dall’epoca delle stragi e degli attentati sanguinari a quella più diplomatica, informatica e tecnologizzata del presente. E quello fu l’unico momento di contatto virtuale che mise nelle condizioni Mario Mori di fare “strage democratica” di tantissimi capi-bastone a cominciare dal clamoroso arresto del capo dei capi Totò Riina. Sicuramente si trattò del primo step di una guerra che doveva continuare; e quello step consentì la decapitazione della mafia assassina; non si poteva pretendere la sconfitta anche della nuova mafia che, probabilmente, fece di tutto per liberarsi di quella ormai ingombrante dei Riina, dei Badalamenti e dei Pulvirenti (tanto per fare soltanto tre nomi). E il gruppo investigativo di Mori intuendo per tempo ciò che stava accadendo fu lesto ad inserirsi negli squarci lasciati, forse volontariamente, liberi della nuovo mafia.
Da qui la ragione per cui Mario Mori si professa assolutamente innocente e spera di dimostrarlo tra Appello e Cassazione.
Ma quando si parla di mafia ovviamente c’è sempre qualche cosa di sospetto che potrebbe portare a pensare che, in quegli anni, la nuova mafia avviò la pulizia dei vecchi capi ma gettò le basi anche per una sua difesa ad oltranza cercando di colpire gli intelligenti investigatori di Mori attraverso la loro delegittimazione istituzionale sulla base di dichiarazioni e soffiate artatamente consegnate nelle mani di altri investigatori che cominciarono ad indagare sul gruppo storico e capacissimo che è stato condannato con la sentenza di primo grado.
Ed è qui che lo Stato potrebbe aver sbagliato tutto, lottando contro se stesso avrebbe consentito alla “nuova mafia” di emergere completamente e di radicarsi con nuovi sistemi (da quelli tecnologici a quelli finanziari) abbandonando le vecchie logiche assassine; difatti da quegli anni molto stranamente la mafia difficilmente spara e uccide.
In definitiva potrebbe essere la storia di sempre che continueremo a ripetere negli anni che verranno.

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