il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

CRESCENT: recita a soggetto ?

 

 

 

 

 

 

 

 

Aldo Bianchini

 

SALERNO – Ieri nel pubblicare la nota stampa diffusa dal consigliere comunale di Forza Italia Roberto Celano avevo inserito nel titolo “recita a soggetto” che meglio parafrasava il contenuto della nota dettata più dallo spirito critico di partito che da un’attenta analisi di quello che davvero abbiamo tutti sotto gli occhi e che in tanti fanno solo finta di non vedere.

            La prima cosa che mi va di osservare è che quello del Crescent, al di là dell’essere realmente un processo politico (e questo Celano lo deve riconoscere se vuole essere credibile !!) non mi sembra che in campo, e soprattutto nelle aule di giustizia, ci sia una “diffusa volontà presunta di qualche magistrato” per dar voce a chi si contrappone al “sistema di potere deluchiano”. In campo e nelle aule c’è, invece e senza dubbio alcuno, una palese contrapposizione tra due diversi poteri (politico e giudiziario) dello Stato che in maniera molto sciagurata ci accompagna fin da quel maledetto 17 febbraio 1992 quando dalla Procura di Milano fu lanciata l’azione di Mani Pulite. E la gestione della cosa pubblica non può mai essere vincolata alla contrapposizione tra i poteri dello Stato, altrimenti va a finire sempre male e si fa sempre una cattiva giustizia; purtroppo tangentopoli ha rotto l’argine e la politica, quale che sia la sua espressione di potere, alla fine è sempre vittima quasi sacrificale di un potere (quello giudiziario) che non conosce ostacoli di sorta.

CRESCENT: recita a soggetto ?

          Certo, caro Roberto, che gli avvocati difensori dei tantissimi imputati del processo Crescent recitano a soggetto; meno male che riescono a recitare a soggetto perché soltanto così avremo, tutti, qualche garanzia in più di libertà e di vera giustizia contro lo strapotere e le tracimazioni che la magistratura mette in campo per passare dal suo compito istituzionale che è la “giustizia commutativa” in un campo che assolutamente non gli appartiene qual è la “giustizia distributiva” che garantisce sempre almeno due cose: a) maggiore e sicura penetrazione nell’immaginario collettivo che quando sente parlare di politica vede subito rosso; b) maggiore possibilità di raccogliere, anche strada facendo, nuovi elementi di accusa basati, come spesso accade, sulla paura dei singoli indagati. E questa, almeno per me, non è giustizia.

            Sicuramente Celano ha fatto benissimo a chiamare in causa la Soprintendenza, l’Amministrazione Comunale (alla quale aggiungerei l’ufficio tecnico che dovrebbe essere autonomo e indipendente), il Ministero dei beni Culturali e i diversi imprenditori impegnati nell’opera; anche questi, a loro modo, recitano a soggetto e cercano di arginare (come è giustissimo che sia nell’ottica della difesa dello stato di diritto di ognuno) lo strapotere della magistratura che per quanto attiene il “sistema di potere deluchiano” sembra funzionare a più riprese e tenere alla distanza e che nel “sistema di potere contiano” naufragò miseramente anche per colpa di tutti quei soggetti che facevano parte dell’Amministrazione Comunale, degli uffici tecnici, della Soprintendenza, del Ministero dei Beni Culturali e dei tantissimi tecnici privati e imprenditori coinvolti in quella che passò alla storia come “la manovra urbanistica per la svolta di Salerno” e che non  seppero “recitare a soggetto”.

            Ebbene quando parliamo dello scontro ormai ultraventennale tra politica e magistratura non possiamo, me per primo, assolvere tutti  i soggetti del sistema di potere contiano (perché poi sono stati realmente assolti dalla giustizia giudicante) e condannare prima della conclusione dei processi tutti i soggetti del sistema di potere deluchiano; saremmo ingiusti e poco rispettosi dello stato di diritto che ogni indagato deve poter salvaguardare anche dagli attacchi più cruenti. In questo si inserisce l’azione deterrente dei collegi difensivi che in ogni loro azione, da Carbone a Cacciatore, non fanno altro che difendere lo stato di diritto.

            Poi, Roberto Celano, con molta oculatezza pone l’accento sul fatto che in aula non si discute della bellezza della manovra urbanistica ma soltanto della legittimità dei suoi passaggi; giusto 1! Ma bisogna ricordare che anche nel ’92 tutti parlavamo della bellezza della manovra urbanistica e del fatto che in aula non si dovesse discutere di quelle cose, ma la storia ci ha detto che, comunque, le violenti azioni giudiziarie attuate nel corso delle indagini preliminari stravolsero di sana pianta l’assetto urbanistico non solo della città ma di tutta la provincia. E questo non è assolutamente giusto che venga fatto dalla magistratura che ha altri compiti.

            Infine voglio ricordare a Celano ma anche a tutti quelli che seguono il processo e le vicende giudiziarie che anche trent’anni fa ci furono implicazioni della loggia massonica salernitana che era addirittura arrivata a nascondere armi da guerra in un ristretto angolo del tribunale; nessuno voleva riconoscere l’azione di quella loggia e che l’unico magistrato (Luciano Santoro) che se ne interessò fu subito spedito al CSM per cautela preventiva.

Quei poteri forti ed occulti sono passati al contrattacco perché qualcosa si è rotto nell’accordo con il sistema di potere politico imperante e con i clan malavitosi, solo che adesso (come dicevo prima) i soggetti del sistema reggono e non si sciolgono come neve al sole.

            Quella che spesso viene confusa con “una diffusa volontà presunta di qualche magistrato” ha sicuramente un’altra genesi che va trovata in chi e come ha condotto le indagini preliminari; ma di questo scriverò quanto prima.

 

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