il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

FALVELLA: il tavolo in Paradiso, nuova destra, giudizi e programmazione !!

 

 

 

 

 

 

 

Aldo Bianchini

SALERNO – Il 7 luglio dell’anno scorso (2017) lassù nei cieli azzurri c’era stata la pacificazione definitiva tra i protagonisti dell’orrendo fatto di sangue in cui, ben 46 anni fa, trovò la morte Carlo Falvella per mano finale di Giovanni Marini con quell’unica e ferale coltellata dritta nel cuore del giovane missino.

            Quest’anno, mentre sulla Terra si celebrava il ricordo di quel brutto periodo di scontro tra destra e sinistra, il tavolo sulle nuvole ha registrato per la prima volta una vera e seria concertazione per discutere delle inattese novità governativa e per stilare una programmazione di possibili interventi.

            Ho dovuto attendere la conclusione del tavolo, a tarda notte del 7 luglio 2018, per scrivere il resoconto della seduta importante e coinvolgente, ed ecco il risultato.

            Seduti intorno al grande tavolo rotondo, quasi come se fossero in pieno consiglio dei ministri, questa volta erano in tanti. Nelle tre posizioni strategiche e ben visibili tra loro hanno preso posto i tre veri protagonisti della vicenda: Carlo Falvella con fare dominante e con la consapevolezza di essere il migliore, Francesco Mastrogiovanni sempre irascibile – rivoluzionario e recalcitrante, e Giovanni Marini con lo sguardo abbassato e con fare dimesso (come nel suo costume). Nelle posizioni strategiche dal punto di vista culturale e politico prendono posto: Guido Rossa, Vittorio Bachelet, Nino Colucci e Tommaso Biamonte; in posizione un po’ defilata i due ex brigatisti rossi Annalaura Braghetti e Bruno Seghetti che dall’anno scorso sono stati ammessi al tavolo anche se soltanto in via sperimentale e senza diritto di voto; ben lontano da Mastrogiovanni il mitico ex sindaco pescatore Angelo Vassallo che, per colpa di quel TSO troppo rapidamente ordinato a carico del maestro anarchico, da quest’anno ha avuto solo il permesso di sedersi al tavolo senza diritto alla parola e senza diritto al voto.

            Rimanendo in piedi per meglio esprimersi, fa da padrone di casa il fratello di Carlo, l’indimenticato Pippo Falvella che con la sua innata classe politica e con il dono di una dialettica forense poco eguagliabile prende decisamente la parola per dire: “”Cari camerati, compagni e amici, per la prima volta dopo anni di incomprensioni e di battaglie personali e ideologiche anche qui in Paradiso siamo riusciti a sederci tutti intorno ad un tavolo non per fare un’ammucchiata come stanno facendo quelli laggiù, ma per incominciare un discorso serio sulla fine delle ideologie per le quali quasi tutti noi abbiamo dato il meglio della nostra vita e in qualche caso ci abbiamo rimesso anche la pelle. E’ giunto il momento di fare e dire cose serie tenendo ben ferme le nostre rispettive origini politiche che non possono essere dimenticate e rimescolate in un unico calderone come sta avvenendo sotto di noi ad opera di uomini e donne che non hanno più una specifica identità””.

            Viene interrotto dall’eterno borbottio di Tommaso Biamonte, comunista di ferro e politico corretto,: “”Stai dicendo cose scontate, caro Pippo, tutto quello cui stiamo assistendo da quassù era già previsto ed era ampiamente nell’aria fin dai tempi di tangentopoli. L’ho gridato più volte sui giornali e dagli schermi televisivi salernitani e sono stato l’unico a prefigurare questi scenari di oggi partendo dall’analisi prima buonista e poi aspra e contraria dell’atteggiamento autoritario di Vincenzo De Luca che ha deluso tutte le mie aspettative. Con l’eccesso di personalizzazione è finita la politica, quella vera, quella per la quale noi tutti abbiamo dato tutte le nostre idee e il nostro impegno; l’abbraccio diabolico tra Salvini e Di Maio era prevedibile e previsto, ma anche quello tra Renzi e Berlusconi che dura tuttora””.

            “Mi sembri il primo della classe -tuona Nino Colucci verso Biamonte- con questo tuo fare quasi professorale; non sei cambiato per nulla e continui a pontificare anche qui in Paradiso. Non sei più in Consiglio Comunale o nella Camera dei Deputati. Cerca di immergerti nella realtà e capirai, una volta per tutte, che gli avvenimenti di questi ultimi mesi non sono altro che il naturale traguardo di un nuovo modo di fare politica che sta invadendo e travolgendo tutto il mondo, altro che storie””.

            “”No, signori, stiamo andando fuori strada e soprattutto stiamo rischiando di litigare tra noi per l’ennesima volta -è la voce di Vittorio Bachelet che si alza su tutto il mormorio generale- ci siamo seduti a questo tavolo grazie ai buoni uffici di Carlo e dobbiamo cercare di trovare una linea comune, anche strategica se volete ma comune, per essere in grado con la nostra esperienza di avviare una linea produttiva e non distruttiva come spesso, in passato, è accaduto sulla Terra. In caso contrario i nostri sacrifici non saranno serviti a nulla””.

            “”Prendo la parola in nome e per conto delle Brigate RosseAnnalaura Braghetti a parlare- e se me lo consentite anche a nome di Guido Rossa che noi abbiamo trucidato in una fredda mattina del 24 gennaio 1979 mentre si recava in Tribunale a Genova per testimoniare contro di noi. Come quel delitto fu per il nostro movimento un punto di non ritorno, così deve essere il lavoro che questo tavolo dovrà cercare di esprimere. Da molto tempo mi sono pentita di aver combattuto con le armi e non con la parola, io lo ammetto ma molti miei compagni non lo riconosceranno mai. Feci di tutto per scongiurare l’assassinio di Vittorio Bachelet il 12 febbraio dell’80; Vittorio mi appariva come il giusto anello di congiunzione per offrire una resa dignitosa in cambio della nostra libertà. Ma nessuno volle ascoltare le mie pressanti richieste, e fu la fine. Cerchiamo ora di dare un contributo serio e costruttivo, altrimenti il tavolo non ha ragione di esistere se serve soltanto per sceneggiare le nostre idee del passato””.

            “”Amici, è il momento di calmarsi e di chiudere questo primo incontro che laggiù chiamerebbero breafing -dice con autorevolezza Carlo Falvella- nel segno di un’approssimazione e velocità che quest’anno ha contraddistinto la breve cerimonia di commemorazione che vedo essersi già conclusa da molti minuti senza niente di costruttivo. Per dirla alla Totò, noi siamo seri perché apparteniamo ad un altro mondo e non possiamo permetterci sbavature e lungaggini. Mi sembra di aver capito che lo spirito di tutti noi va verso una soluzione collegiale del problema dell’antipolitica. Dobbiamo procedere per gradi e predisporre un nuovo appuntamento per sentire Angelo Vassallo e dargli la possibilità di parola e di voto. Poi dobbiamo comporre due squadre con il compito di scendere sulla Terra per analizzare più da vicino il fenomeno e relazionare a questo tavolo prima del prossimo appuntamento annuale. Soltanto nella seduta del 7 luglio 2019 prenderemo decisioni definitive. Passiamo ai voti””.

            Rapido il conteggio delle schede, otto su otto approvano la proposta di Carlo; restano fuori i due brigatisti e l’ex sindaco pescatore che ancora non hanno avuto il diritto di voto.

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