CERTOSA: sciogliete quel cane e … premiatelo come Hachiko

 

Aldo Bianchini

PADULA – Bisogna sciogliere quel cane e premiarlo, alla stregua del notissimo Hachiko il cane giapponese che attese il padrone dinanzi la stazione ferroviaria fino alla morte.

Qualche settimana fa scrivendo dell’abbandono della Certosa di Padula ho rimarcato con forza il problema degli animali, soprattutto dei cani, che gironzolano per i corridoi e le stanze del monumento procurando molto spesso fastidio se non proprio pericolo peri visitatori e i turisti.

Avevo anche pubblicato una foto (quella che rivedete adesso) di un cane tra i piedi di un gruppo di persone accompagnate in visita per i corridoi e i saloni dell’opera certosina; non avevo osservato bene la foto (le foto parlano !! ma solo se le si osservano con attenzione) e non avevo, quindi, colto l’afflato quasi caloroso con cui i turisti lo accoglievano in mezzo a loro. Rivedere più volte quella foto mi ha fatto pensare e ripensare e qualche dubbio mi era già venuto prima ancora che un amico, qualche giorno fa, mi ha avvicinato e con molto garbo mi ha raccontato la storia di quel cane che da questo momento in poi chiamerò idealmente Hachiko.

Dunque Hachiko aveva un padrone (D.V. di Padula) che è morto giovanissimo alcuni mesi or sono per un male incurabile e il cane è rimasto solo; solo nel senso di non avere più il padrone (i cani hanno un solo padrone vero), e da quel momento si è attaccato spasmodicamente alla consorte del suo defunto padrone.

Hachiko è stato per diverso tempo sempre in casa chiuso nel suo dolore e nell’attesa del ritorno impossibile del padrone; poi, finalmente, l’attuale padrona lo ha convinto ad uscire e lui, da animale fedele qual è, si è subito adeguato alla nuova realtà di vita ed è uscito all’aperto per seguire costantemente la sua nuova padrona che lo adora allo stesso tempo del defunto marito.

Ma c’è un problema; la signora vedova lavora in Certosa e, quindi, Hachiko la segue suo malgrado anche lì dove ha trovato un ambiente tutto nuovo da esplorare e dove tante persone lo accarezzano e, anche se inconsapevolmente, gli leniscono le ferite per la perdita del suo adorato padrone.

Ecco perché spesso si aggirava spesso per la Certosa; dalla pubblicazione della sua foto su questo giornale è stato vittima (nostro malgrado) di un provvedimento amministrativo che gli impedisce di varcare la soglia del monumento; difatti la nuova padrona ogni mattina è costretta a legarlo davanti casa e lì, in quella scomoda posizione, deve attendere il suo ritorno.

Quando questa storia mi è stata raccontata ho avvertito un certo senso di disagio e di dispiacere; avevo scambiato Hachiko per un cane randagio (almeno così mi era stato detto) e questo mi ha addolorato profondamente.

Qualcosa la si può ancora fare se la nuova direttrice Romano e il sindaco Imparato sono d’accordo; bisogna creare i presupposti per fare di Hachiko un simbolo del rapporto tra cani e uomini ed anche un vessillo da sbandierare come biglietto di presentazione a tutti i turisti che visitano la Certosa. In fondo queste storie, così come quella del vero Hachiko colpiscono sempre il cuore della gente e ci riportano comunque ad una dimensione più umana.

Almeno per questa storia mi aspetto una risposta non dico dal sindaco che mi appare più preso dalla guida politica della comunità padulese, ma dalla nuova direttrice che non solo ha dichiarato una forte apertura verso la stampa ma mi è apparsa subito come una persona decisamente impegnata nel sociale; e quella di Hachiko è una storia che comunque farebbe bene anche al monumento da lei amministrato.

 

 

2 thoughts on “CERTOSA: sciogliete quel cane e … premiatelo come Hachiko

  1. Buongiorno.
    Non sono una patita di animali, anche se da bambina la mia famiglia ha sempre avuto cani, pertanto il mio giudizio è assolutamente legato a questa storia.
    Sono d’accordo alla presenza di Hachiko in Certosa, questo cane e questa storia mi hanno veramente colpito.
    Lavoro in un Hospice e tutti i giorni mi capita di vedere l’amore dei cani per i morenti e i bambini.
    Esorto le autorità competenti ad avere lo sguardo dei semplici e a prendere decisioni, forse anche impopolari, ma cariche di umanità e di amore.

    Evviva Hachiko!!!

    laura marotta

  2. Credo che questa stupidaggine serva solo ad accrescere un ipotetico pubblico avezzo alla lacrima facile. Non è così: il monumento in questione patisce i dolori di una cattiva funzionalità per il fatto che uomini e mezzi, in passato sono stati dissipati e mai valorizzati e ridotti solo al conseguimento dello stipendio assistenzialista e alla totale abdicazione di progetti finanziati per la totale fruizione e per la sua completa visione del turista interessato e elevato culturalmente. Hanno preso parte, all’interno delle stanze di clausura, mostre che hanno rimpinguato i portafogli di sedicenti critici dell’arte, sfiorata da personaggi politici la cui forza poggiava sull’enormità di promesse mai esperite, gestione dei luogi e dei depositi solo ai fini della caligine imperitura di un tempo misconosciuto. E la Certosa poteva essere altro? Sicuramente e la sua bellezza ne è testimonianza, nonostante venga costantemente vilipesa e trattata come se fosse un contenitore all’interno del quale variegati assembramenti umani sfilano solo per il loro tornaconto sopravvivente.
    La storia di un cane che si infila tra le moine di un gruppo di visitatori e l’ascoltare storie che non hanno alcuna aderenza al reale, francamente mi restituisce l’immagie di uno cronista che è attento solo alla crosta del problema. Pur sapendo che le condizioni in cui versano animali e genti di Padula non sono dissimili nell’indigenza e nella vergogna di approssimazione sociale. Qui non intervengono riti propiziatori per cambiare il verso di una sorte negletta, ma ci si appoggia a qualsiasi espediente per sopravvivere e in un certo senso, quel cane interpreta alla perfezione i potenziali scrigni di vettovaglie che s’atteggiano davanti ai suoi occhi. E’ normale che quel vagabondare affligga le sensibilità di chi per la prima volta l’accarezza ed è anche scontato che qualcuno reagisca, prelevando dal suo “scrigno di vettovaglie” qualcosa che possa allietare il suo stomaco e la sua ennesima grigia giornata: Ma quachuno si starà chiedendo: in tutto questo vi si pongono basi logiche di intendimento, oppure lo scrivente sta subendo gli effetti di una cruenta pullulazione delle temperature? La presenza di animali nella casa alta , forse, è l’ultimo dei probemi. Se ci si sposta poco fuori del monumentale ingresso, in quella nuova realtà prendono posto tutte le dolenti prevaricazioni che il centralismo democratico ha generato e tutta la congerie di incongrenze che il fine politico dell’intervento in quarant’anni non mai saputo intendere. E’ palese la notevole discrepanza tra il corpo del popolo e la gestione dei beni materiali a disposizione; è sotto gli occhi di tutti lo spospolamento in atto in un paese dove i ruoli funzionali della gestione amministrativa si limitano solo a gestire gli ingenti danni del passato; in questo luogo si uccide per pochi grammi di sostanza psicotropa e gli addetti al lavoro si sono precipitati nel comunicare che non esiste un problema sociale vallivo; i forum dei giovani che imitano strategie passate e inconcludenti e ciononostante qualcuno dall’alto ha il coraggio di ratificare un “bravo – ben fatto”; la cieca e obsoleta osservanza di inesistenti vocazioni del territorio, negando che l’implementazione di un plesso industriale produttivo ( i nuovi artefatti per la tutela dell’ambente e i dispositivi di legge vigenti, non potrebbero permettere quanto è successo negli ultimi vent’anni all’Ilva di Taranto per intenderci) potrebbe finalmente gettare le basi per una nuova versione di vita sociale del Vallo; in altri articoli di questo quotidiano abbiamo apprezzato quanto inquinimento sia sparso nei dintorni della Certosa e avete provato a spostarvi verso l’interno delle aree collinari per apprezzare la congerie di micro discariche – fiore all’occhiello dell’amministrazione Imparato -.
    La lista potrebbe continuare fino a sera con la preghiera che, d’ora in avanti, si lascino i cani blandire turisti e successivamente si scavi ordinatamente, inchiodandola la verità.

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