SALA CONSILINA: carcere e tribunale … come, dove, quando ?

 

Aldo Bianchini

SALA CONSILINA – Come premessa al contenuto del presente articolo mi corre l’obbligo di precisare che l’avv. Angelo Paladino (di Sala C.) è forse l’ultimo romantico a credere che il carcere soppresso possa ritornare a vivere lì dove è sempre stato nella zona alta di Sala Consilina e che il tribunale possa ritornare nella sua sede che lo ha ospitato per anni prima dello scippo. In questa ottica ha organizzato l’ennesima conferenza stampa.

Per questa ragione i suoi ripetuti tentativi di rimescolare le acque sono tutti apprezzabili e condivisibili; anche perché in questa battaglia si accompagna da sempre all’altra persona che opera e spera non solo nella restaurazione del carcere ma anche nel ritorno del tribunale che fu scippato con un vero e proprio golpe politico-istituzionale a causa dell’insipienza degli amministratori e dell’avvocatura locale. Parlo del dr. Pietro Cusati, già dirigente amministrativo del tribunale e giornalista di vaglia del Vallo di Diano nonché segretario dell’Associazione Giornalisti Amici del Vallo di Diano e, dunque, con tutti i titoli necessari per condurre la difficile battaglia.

Tutto il resto è, purtroppo, aria fritta; vorrei sbagliarmi, spero di sbagliarmi, ma ho la sensazione che tutto ciò che è stato inopinatamente scippato in barba a principi logici e di assoluta semplicità per la loro comprensione non ritornerà mai più nei suoi alvei naturali; basta pensare al fatto che un tribunale piccolo assorbe un altro più grande che, per inciso, opera in un’altra regione, in un’altra provincia e in un’altra Corte di Appello. E invece delle sommosse di popolo gli amministratori locali e l’avvocatura salese, dopo simboliche e spicciole manifestazioni, organizzarono e consumarono una cena  con gli amministratori e gli avvocati di Lagonegro; anche se ad onor del vero uno striscione, forse dimenticato, ancora campeggia in bella vista all’uscita della svincolo autostradale di Sala C. per inneggiare al ritorno del tribunale. La vicenda, quindi, si spiega da se.

Ma per ritornare alla conferenza stampa organizzata ottimamente la mattina di giovedì 25 ottobre nel bar Coppola di Sala Consilina dai combattenti Angelo Paladino e Pietro Cusati è giusto pubblicare ciò che Paladino ha detto in sintesi (fonte Ondanews.it): “Viviamo una situazione di forte crisi economica e credo che Sala Consilina abbia bisogno di risorse sostanziali e di politici capaci di garantire nuove prospettiveNon è una novità che i burocrati siano contrari alla ristrutturazione delle carceri ma la volontà politica dovrebbe avere la forza di essere sovrastante alla volontà dei burocratiChi può riaprire il carcere in questo momento è il Ministro Bonafede dunque chiedere con lui un incontro, in modo che possa autorevolmente risolvere la questione“.

Purtroppo neppure l’avv. Angelo Paladino affonda la lama nella piaga che, comunque, è vistosa ed è sotto gli occhi di tutti.

Nella vicenda carcere, come per il tribunale, ci sono tre responsabilità politiche di prima grandezza:

  • Il Partito Democratico, con tutta la filiera di comando (Governo Nazionale, Regione, Provincia, Comuni) che fallì l’operazione prima che il Tribunale venisse scippato dall’azione politica contraria che in tanti addebitano all’on. Gianni Pittella (allora sicuro plenipotenziario del PD nazionale);
  • Le false promesse dell’attuale governatore della Campania Vincenzo De Luca nel corso della campagna elettorale regionale del 2015, promesse che incantarono tutti i politici e i presunti grandi elettori del Vallo. Insomma, tanti beoti in grado solo di applaudire freneticamente il capo, senza riflettere e senza guardare in faccia la realtà. E di beoti ce ne sono, purtroppo, anche oggi.
  • Il Mov. 5 Stelle che da quando ha ottenuto nel Vallo la maggioranza assoluta di voti nelle elezioni politiche del 4 marzo scorso non ne ha azzeccata nemmeno una, forse a causa di una disorganizzazione territoriale che contraddistingue quel movimento nella difficoltosa scelta di una leader-schip capace di dettare le linee programmatiche.

Peccato che in una delle tante mosse sbagliate dei Cinque Stelle sia caduto anche il sindaco di Sala Consilina, avv. Francesco Cavallone, che nella speranza di poter riportare il carcere e il tribunale nella sua città (quando è stato scippato il tribunale era sindaco Gaetano Ferrari) si arrampica su tutti gli specchi; anche quelli artificiosamente messi in piedi dai penta stellati. Difatti, andare a Roma con il sen. Francesco Castiello (Cinque Stelle) per Cavallone ha avuto un significato ben preciso: dimostrare il suo interesse per la città al di sopra e al di fuori delle bandiere politiche. Anche se la visita ha avuto un esito a dir poco offensiva per un sindaco ed un senatore che si muovono in nome e per conto del popolo.

Ma c’è anche di più; nessuno poteva mai immaginare che pochi giorni dopo la visita romana dei due esponenti politici qualcuno (dei Cinquestelle ?) si sarebbe preso la briga di accompagnare qualche ministeriale in visita ad un’altra struttura che potrebbe diventare il carcere ufficiale di Lagonegro, struttura che si trova, però, nel potentino.

A questo punto si potrebbe dire di tutto e di più sull’azione profusa dai Cinquestelle nell’opera di recupero del carcere e del tribunale; basta segnalare come il sen. Francesco Castiello si è approcciato con i funzionari del Ministero a Roma dove non solo non è stato ricevuto dal ministro Bonafede ma, credo, neppure dal capo di gabinetto. E così non si va da nessuna parte; forse proprio questo è il limite organizzativo ed operativo del Mov. 5 Stelle che mettendo tutti sullo stesso piano (militanti, candidati, eletti, sindaci e ministri) cade penosamente sui suoi stessi piedi appena comincia a camminare. Per la cronaca, però, è doveroso ricordare che anche per la delegazione del PD (qualche anno fa) ci fu la stessa figuraccia e i parlamentari locali non furono ricevuti, come per Castiello, neppure dal capo di gabinetto.

Dice bene, infine, l’avv. Angelo Paladino quando da politico navigato indica che “Chi può riaprire il carcere in questo momento è il Ministro Bonafede dunque chiedere con lui un incontro, in modo che possa autorevolmente risolvere la questione”. Ammesso, e non facilmente concesso, che il Ministro possa davvero risolvere la questione e sia nelle condizioni di autonomia fino al punto di ricevere una benché minima delegazione interessata alla risoluzione dello spinoso problema.

Ma al di là dello stigmatizzare l’insipiente impotenza dei parlamentari nominati (potrebbe apparire come sparare sulla croce rossa !!) a rappresentarsi ed a rappresentare le istanze del territorio in sede nazionale, è opportuno continuare a lottare ed a credere in una positiva risoluzione del problema (come dice spesso Pierino Cusati, sicuramente più di tanti altri ottimo conoscitore della materia del contendere).

 

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