il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

VIA DIEGO CACCIATORE: la Città ricorda !!

 

 

Aldo Bianchini

 

SALERNO – Lo scorso venerdì, 16 novembre 2018, il Comune di Salerno ha deciso di intitolare una strada alla memoria del compianto avvocato Diego Cacciatore alla presenza di familiari, autorità e semplici curiosi; tra i quali ovviamente il figlio Cecchino, il sindaco di Salerno Enzo Napoli e il governatore della regione Vincenzo De Luca.

Detta così sembra una banale ritualità che spesso vediamo dipanarsi sotto i nostri occhi senza renderci conto e senza chiedere conto e ragione per capire se oltre al senso di non dimenticare una persona ci sia dell’altro.

Nel caso in questione c’è molto altro perché il nome di Diego Cacciatore, e della famiglia Cacciatore, rappresenta un preciso, delineato e incancellabile pezzo di storia di questa città, della nostra città.

Diego Cacciatore non era semplicemente un avvocato penalista di vaglia, era un protagonista concreto e pregnante della vita sociale, politica, professionale e relazione dell’intera Salerno, e non solo.

Diego Cacciatore, con tutti i pregi e i difetti che ognuno di noi porta per sempre con se, è stato capace di farsi rispettare, mai temere, da tutti i colleghi, come dai magistrati e dai giornalisti, ma anche dalle migliaia di clienti che ha difeso nel corso della sua lunga vita professionale.

Un fatto quasi unico nel mondo delle professioni di alto livello, come è quella dell’avvocato, dove le battaglie intestine sono all’ordine del giorno e dove il ricordo di un collega sbiadisce quasi subito nella notte del tempo.

Questa mia affermazione viene confortata dalla splendida lettera inviatami dall’avv. Giovanni Falci che per anni ha condiviso l’armadietto dove riporre la toga con Diego Cacciatore e che ora divide quello stesso armadietto con il figlio Cecchino Cacciatore che è riuscito ad ereditare il meglio di quel grande ma anche ingombrante  padre.

Un avvocato che scrive una lettera aperta per ricordare un suo grande collega è cosa assai rara; è cosa che soltanto un avvocato come Giovanni, dal carattere tumultuoso – poliedrico – eclettico e altamente professionale, può e sa fare:

  • “”Ieri è stato, per me, un bellissimo giorno perché, con l’intestazione di una strada di Salerno, prospiciente il nuovo palazzo di giustizia, si è onorata la memoria di una persona per bene della quale sono amico: Diego Cacciatore. Non a caso uso il tempo presente per definire il mio rapporto con Diego perché se hai voluto bene a una persona continui a volergliene anche dopo la sua scomparsa. Uso, inoltre il presente, perché ieri mi è capitato un fatto singolare: un giornale mi ha ricordato che Diego era morto nel 1999 cioè circa venti anni fa; se qualcuno mi avesse domandato da quando tempo Diego non c’era, gli avrei risposto “da cinque sei anni”; questo è avvenuto perché la relatività del tempo si confronta con lo spazio, come ci ha insegnato Einstein, ma anche con i sentimenti. Si dice infatti di una persona che si detesta a da cui si riceve del male “ti voglio cancellare dalla mia mente e dalla mia vita”, quindi, all’inverso, se si vuole bene si vuole che resti per sempre nella propria vita e nella memoria. Del resto il senso della intestazione di una strada è quello di non dimenticare quella persona, ma io voglio, invece, ricordare Diego. Sembra una ripetizione inutile, un rafforzativo, ricordare e non dimenticare. In effetti non è così: se esistono due parole ciò è segno che ci sono due significati. E questo lo si ricava dalla etimologia delle parole stesse: “ricordo” deriva dal latino “re-cordor” e significa “richiamare al cuore”; è quindi un termine attinente al campo semantico dei sentimenti più che della ragione, ed è decisamente individualistico e soggettivo; implica inoltre una sorta di filtro (conscio o inconscio), in base al quale alcune esperienze del passato rimangono vividamente impresse o riaffiorano quando meno ce l’aspettiamo, o se le rievochiamo per trarne conforto. Dimenticare,  dis – mens, equivale, invece, a “non mantenere nella mente”, sia per distrazione che per incuria o precisa volontà di cancellazione. In questo caso, quindi, non è il “cuore”, luogo del sentimento ad essere preso in considerazione, bensì la mente, il “cervello”, luogo della razionalità. Per me è breve la sensazione del distacco da Diego perché gli voglio ancora bene e quindi vorrei che fosse ancora nei corridoi del Tribunale e specialmente in quel tratto di corridoio in cui c’è l’armadietto delle toghe n. 10. Ora in quell’armadietto c’è la toga di Cecchino e la mia che è stata lì anche insieme a quella di Diego, n. 10 come si addice a un fuoriclasse come sicuramente lo è stato il mio amico. Io voglio ricordare quella bella persona così diversa tra le sue manifestazioni pubbliche in cui era un leone che affrontava battaglie e insorgeva contro  i soprusi, e le sue manifestazioni private dove era di una delicatezza, sensibilità ed eleganza della stessa intensità della forza in pubblico. Proprio così, mi piace ricordare, con il cuore, il Diego innamorato, padre, fratello, amico, quello che ho avuto il privilegio di conoscere, lascio agli altri non dimenticare, con il cervello, Diego avvocato e uomo pubblico. F.to: Giovanni Falci””.

 

Non mi resta che esprimere all’intera famiglia Cacciatore e soprattutto a Cecchino tutta la mia soddisfazione per un evento del genere; lo faccio insieme alla direttrice editoriale di questo giornale dott.ssa Maddalena Mascolo ed all’intera redazione. E mi corre l’obbligo di aggiungere anche le felicitazioni del dr. Pietro Cusati (già dirigente del tribunale di Sala Consilina e attuale giudice tributario) che ha conosciuto a lungo il compianto avvocato Diego Cacciatore.

Qualche mese fa, all’indomani della decisione del Comune di Salerno di intitolare una strada per Diego scrissi un articolo che mi fa piacere ripubblicare in calce al presente.

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Diego Cacciatore: un uomo … una storia

Aldo Bianchini

SALERNO (16.07.18) – Con 6 voti su 9, gli assenti (Luigi Carmelo Della Greca – Domenico De Maio – Giovanni Savastano) hanno sempre e comunque torto, la giunta comunale di Palazzo Guerra il 10 luglio scorso ha deliberato di intestare una nuova strada di Salerno al compianto avvocato penalista Diego Cacciatore, deceduto all’età di 63 anni nel settembre del 1999. La città tutta e il Comune tappano un buco profondissimo, tra dimenticanze – distrazioni e noncuranze, e con gravissimo ritardo (sono trascorsi quasi vent’anni dalla morte del noto penalista) va a riempire una casella importante per la storia della città di Salerno, della Provincia, e non solo.

Parlavo all’inizio degli assenti che hanno sempre torto perché, soprattutto in casi come questi, ci dovrebbe essere schierata l’intera giunta e, forse, anche il Consiglio Comunale per ricordare, anche se con un atto formale, un uomo che ha dato personalmente tantissimo alla città ed alla provincia sulla scia di quanto aveva già dato il padre Francesco Cacciatore (detto Cecchino), avvocato penalista – politico insigne, senatore ed amministratore locale coraggioso. Una delibera del genere non è un fatto marginale e non deve essere declassata alla stregua di un compassata routine; con questo atto il Comune di Salerno consegna alla sua città il ricordo di un uomo, sicuramente al di sopra delle righe, che ha contribuito a scrivere nel corso della sua breve vita un pezzo della nostra storia contemporanea.

Il necessario, però, adesso è prendere atto che il buco è stato rattoppato alla meglio e potremo avere in città anche “Via Diego Cacciatore” nella zona tra Via Unità d’Italia e Torrione; anche se sarebbe stato molto meglio deliberare l’intitolazione della strada con un atto unico e non comprensivo di altre intitolazioni; il personaggio, l’uomo e il professionista lo meritavano.

Personalmente ho conosciuto poco l’avvocato Diego Cacciatore, l’ho seguito di più e meglio attraverso il suo impegno politico e professionale in cui non ha risparmiato energie ed in cui non si è risparmiato anche dopo le prime avvisaglie di una tempesta che stava arrivando in maniera inesorabile. Pochi, quindi, gli elementi di giudizio ma sufficienti a delineare il quadro di uomo vero, prima ancora che professionista e politico, capace di dire pane al pane e vino al vino e senza fare sconti a nessuno, neppure ai tantissimi magistrati con i quali nel corso della sua attività si è confrontato e spesso scontrato nelle aule del palazzo di giustizia dove, ancora oggi, risuonano il suo tono di voce e la passione forense che spendeva anche nei processi meno importanti.

Poche volte ho dialogato con lui ed ho sempre avuto la sensazione che avesse una innata disponibilità al dialogo, una sensibilità fuori del comune ed un altissimo senso del rispetto del ruolo degli altri, a cominciare da noi giornalisti.

Fu capace nel corso della sua vita forense di difendere l’ex magistrato d’assalto Alfonso Lamberti (caduto in grave disgrazia anche tra i colleghi dopo l’attentato e l’uccisione della figlia Simonetta) ma anche la primula rossa della camorra Pasquale Loreto che spesso ho definito “l’uomo dagli occhi di ghiaccio” (catturato a Pagani per colpa della sua dolce Melania).

Nel primo caso Diego Cacciatore colse, a mio avviso, tra le righe di un’inchiesta troppo forte  le motivazioni di grande dolore umano che stavano travolgendo l’uomo Lamberti prima che il magistrato; nel secondo esercitò fino in fondo e senza paura alcuna il ruolo di difensore che la toga gli imponeva. Non c’è stato mai nulla di stridente nella vita e nella professione di Diego Cacciatore perché è stato capace di vivere le due cose con grande convinzione della bontà delle sue scelte.

Ma non ha risparmiato neppure le toghe dei colleghi quando andavano redarguite a dovere e prima di ogni altro personaggio salernitano capì fin dall’inizio che la tangentopoli nostrana era una grande bufala nata, probabilmente, dalle amicizie salernitane dell’allora pm di mani pulite Antonio Di Pietro ed arrivò a definire un suo collega come “Calimero, pulcino tutto nero” in un memorabile fondo sulla prima pagina di Cronache del Mezzogiorno.

Insomma Diego Cacciatore è stato un maestro dell’avvocatura salernitana, e non solo; la sua passione per la toga lo portò, inevitabilmente, ad essere amato e odiato al tempo stesso; mi piace ricordarlo con una frase scritta dall’avvocato Gian Ettore Gassani all’indomani della sua improvvisa morte per colpa di un ferale infarto: “Il rapporto che mi legava con questo avvocato è stato davvero speciale. Ricordo che una volta fui gravemente minacciato all’Aula Bunker da un presunto esponente di un clan con il quale avevo avuto una discussione e Cacciatore fu il primo a venire da me per darmi il senso della sua solidarietà, invitandomi a bere un caffè con lui. Voleva  assolutamente capire cosa fosse successo. In quella occasione, questo immenso penalista mi disse: “Guai a te se hai paura a fare questo lavoro…”.

Ecco, Diego Cacciatore non aveva paura di niente e di nessuno e credeva ciecamente nella magia della toga intesa come servizio e mai come strumento di potere personale.

Spiccata anche la sua propensione umana e professionale vero un territorio come il Vallo di Diano dove il padre aveva scavato profonde radici con la sua ultima esperienza di amministratore locale con la carica di sindaco di Montesano sulla Marcella. Incuriosito dalla notizia ho chiesto al mio amico dr. Pietro Cusati (già dirigente amministrativo del tribunale di Sala Consilina) quale ricordo avesse dell’uomo e del penalista scomparso nel 1999. Secca e lapidaria la risposta: “Diego Cacciatore è stato un vero avvocato penalista, da cancelliere ascoltavo con molto interesse le sue arringhe che anche i magistrati seguivano e rispettavano; insieme all’avvocato Mario Rivellese -suo grande amico- ha lasciato una traccia indelebile nella storia giudiziaria del tribunale salese ed ha fatto da nave scuola per tantissimi giovani avvocati che si avvicinava a lui quasi in punta di piedi”.

L’ultima grande apparizione pubblica in cui ero presente, l‘avvocato Diego Cacciatore la consumò il giorno 10 dicembre 1996 nell’ambito del convegno “Medico e giudice a confronto: la responsabilità per colpa professionale tra prescrizioni normative e la informazione-disinformazione della pubblica opinione” tenutosi nei saloni dell’azienda ospedaliera di Salerno e nel corso del quale sciorinò tutta la arte oratoria su un argomento di grandissima sensibilità giuridica e giudiziaria.

E’ morto nel settembre del 1999 ed ora la sua città, la città che tanto amava, lo ricorderà per sempre con la Via Diego Cacciatore.

 

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