il Quotidiano di Salerno

direttore: Aldo Bianchini

SANITA’: chiusura punti nascita Polla, Vallo e Sapri … la storia continua, da Babino alla Ferraioli

 

Aldo Bianchini

ROMA / VALLO di DIANO – Sulla grave questione dell’annuncio della chiusura dei “punti nascita” attivi presso i presidi ospedalieri di Polla, Vallo e Sapri è necessario continuare a discutere ed aprire un dibattito serio ed articolato in grado di coinvolgere tutte le autorità istituzionali e, comunque, tutta la rappresentanza parlamentare dell’intera provincia di Salerno. E’ necessario farlo soprattutto dopo che il Mov. 5 Stelle ha cantato vittoria (simile a quella di Pirro !!) per l’ottenimento della sospensione temporanea della chiusura prima di tutto dei punti nascita di Polla e Sapri e conseguenzialmente di Vallo della Lucania.

Il problema, se davvero esiste, deve riguardare per forza tutti i punti nascita della provincia ricadenti sotto la gestione della ASL/SA, perché i punti nascita sono lo specchio della situazione disorganizzata della sanità pubblica (che resta una delle migliori del mondo !!) che prima si lamenta della spesa generale e poi, politicamente, cerca di diffondere sul territorio qualsiasi tipo di sanità-utile invece di badare a concentrare per zone le varie eccellenze in modo da ridurre notevolmente i costi pur rimanendo affidabile e uguale per tutti. Ma questo è un antico problema che si affaccia dopo ogni competizione elettorale e, magicamente, scompare, quando stanno per arrivare nuove elezioni e nessuno vuole rischiare l’impopolarità e il ridimensionamento dei consensi nelle cabine elettorali.

Una brutta storia che drasticamente l’on. prof. Marzia Ferraioli ci riporta alla mente proprio mentre tutti gli altri (penta stellati e leghisti) inneggiano alla vittoria di Pirro.

Ecco cosa scrive la parlamentare salernitana eletta con un plebiscito nel collegio del Cilento, quello in cui ricadono i punti nascita di Polla, Sapri e Vallo:

  • Sapri, Polla e Vallo sono oramai chiuse nella “morsa dei rinvii”. Il problema “punti nascita” si riproporrà allo scadere della nuova proroga e non vi e’ dubbio alcuno sul possibile rischio di ulteriori slittamenti. De Luca continua a sottrarsi alle sue responsabilità ed avalla, col sistema del rinvio, lo scellerato piano ospedaliero dettato dal pentastellato ministero della Salute. Quel che è  auspicabile e’, invece, la trasformazione degli ospedali di Sapri e di Polla, (prevista dal nuovo piano regionale ) in DEA di primo livello. Auspicabile è, altresì,  che non ci si trovi in presenza di ulteriore  escamotage, funzionale al decorso di un  altro anno di proroga, o che non si  operi al solo fine di rimediare al danno prodotto dal provvedimento di  soppressione disposto a maggio. Occorre, dunque e subito, la costituzione di un tavolo tecnico,  che coinvolga tutte le forze politiche. Una iniziativa questa che porta alla definitiva soluzione  di un  problema che non esser più posticipato”.

 

La lettera appello dell’on. Ferraioli la troverete, ovviamente, su tutti i giornali (carta stampata e online) ma senza alcun tipo di approfondimento; invece la dichiarazione della parlamentare andrebbe analizzata e commentata da tutti. Per quanto mi riguarda sono perfettamente d’accordo con la professoressa Ferraioli quando chiama in causa Vincenzo De Luca in quanto è stato Lui negli ultimi anni “il dominus” della sanità campana, ed è proprio Lui che con grande abilità politica è riuscito, con il rito del rinvio, a beffeggiare sia i leghisti che i penta stellati che fra poco, comunque, dovrebbero togliergli lo scettro di commissario; e allora saranno risate e molte figuracce per gli arrembanti esponenti del governo giallo-verde. Sono sempre d’accordo con la Ferraioli quando insiste per l’attivazione di un tavolo tecnico capace di coinvolgere tutte le forze politiche. Il rischio che qualcuno possa dire che la Ferraioli parla in questo modo perché all’opposizione c’è, ma la stessa Ferraioli da sempre ha ragionato in questo modo quando ha dovuto affrontare problemi di carattere generale, e non soltanto di politica territoriale.

La sanità pubblica in Campania, e soprattutto nel Cilento-Vallo di Diano, funziona così male che un signore come Sergio Annunziata, che non è più sindaco e neppure vicesindaco, riesce grazie alla sua sudditanza verso “il dominus” della sanità campana a presiedere ancora e dopo oltre due anni la Conferenza dei Sindaci della sanità gestita dall’ALS-SA, solo ed anhche perché De Luca non ha trovato ancora il delfino giusto da posizionare in quel ruolo così delicato ed importante. E ci ritroviamo con una Conferenza dei Sindaci che, ovviamente, non funziona pur rimanendo di una arroganza assoluta dei suoi componenti; fino al punto che un giornalista del Vallo di Diano dopo aver chiesto ad Annunziata chi fosse il presidente della Conferenza si è sentito rispondere con forza “Sono io”.

E allora tra il rischio chiusura dei punti nascita, le speculazioni politiche da destra e da sinistra, l’insipienza del presidente della Conferenza dei Sindaci che in questo momento avrebbe potuto gestire meglio la vicenda se avesse avuto il potere per farlo, cosa rimane effettivamente da fare per salvare i punti nascita che nessuno vuole mollare.

In verità non rimane molto da fare, anche perché le istituzioni sanitarie e politiche, così come la politica, sono rimasti assolutamente sordi ai consigli ed alla rilettura del problema fatto dal dr. Nunzio Antonio Babino (già direttore sanitario del presidio ospedaliero di Polla e dirigente sanitario di lungo corso) per il semplice fatto che l’ex direttore non si è mai sottomesso totalmente alla politica ed ha cercato, invece, il giusto ed equilibrato rapporto per la salvaguardia dei confini difensivi della sanità pubblica. Eppure nella lettera di Babino sono concretizzati tutti i giusti passaggi risolutivi dell’annoso problema, e non solo dei punti nascita.

Per correttezza ripropongo, in calce, la lettera aperta scritta su Facebook da Babino il 14 novembre scorso; una lettera che, credo, in pochi hanno letto. Purtroppo nel nostro Paese funziona proprio così; quando qualcuno opera in nome e per conto della legalità nel pubblico finisce, sempre, nelle spire voluttuose delle congiure e della discriminazione.

Nunzio Antonio Babino (nota tratta da Facebook del 14.11.18)

“”Sappiamo che il Vallo di Diano non è all’attenzione della politica che conta e vorremmo tanto che lo fosse. Perché è la politica a decidere, non il Comitato percorso nascite del Ministero della salute, che sta a Roma e che è stato chiamato ad esprimere solo un parere su deroghe dalla normativa nazionale. Un parere non è una decisione e dagli atti resi noti dalla stessa stampa risulta che la decisione, ovvero il provvedimento finalizzato a chiudere i punti nascita di Polla e Sapri, è stato adottato dalla Regione  Campania e pubblicato sul BURC nella giornata di  ieri 12 novembre 2018. Il parere sulla richiesta di deroga risale ad agosto 2018 (prot.24125 -8-08082018) e nessuno ne ha mai parlato pubblicamente. Del resto ben sappiamo come il nostro Sistema sanitario sia  di esclusiva competenza regionale, per legge dello Stato. Ciò premesso, chi e perché ha deciso in danno del Vallo di Diano? I dati parlano chiaro: nel 2016 sono nati a Polla 345 bambini, a Sapri 296, a Vallo della Lucania 263. Lo stesso andamento delle nascite si è verificato anche negli anni precedenti.  Perché dunque viene mantenuto il Centro nascite a Vallo della Lucania, che rispetto a Polla e Sapri è il Presidio con meno nascite? Si ignora colpevolmente, perciò mi permetto di ricordarlo, che a Polla nei Reparti di Ostetricia-Ginecologia, Pediatria e nel Nido, con caratteristiche di Unità neonatale, ci sono gli spazi molto più ampi, rispetto a quelli che ha Vallo della Lucania o Sapri.  Si ignora, colpevolmente, che il maggior numero di personale in servizio (Ostetrici-Ginecologi, Ostetriche, Pediatri, Infermieri) sono in servizio a Polla. Si ignora, colpevolmente, che chiudere il Centro nascita di Polla significa chiudere anche la Ginecologia, il Nido (con spazi ed attrezzature da vera ed autonoma Unità neonatale) ed anche la Pediatria, come si legge nello stesso provvedimento regionale. Quale enorme disagio per le donne (non solo partorienti) e per i bambini  del Vallo di Diano ! Raggiungere Vallo della Lucania significa girare per Eboli e/o per Sapri. Occorre più di un’ora di viaggio! Senza il Centro nascite, come può funzionare il Pronto soccorso ginecologico ed il Pronto soccorso pediatrico, da sempre il punto forte dell’Ospedale di Polla? Dunque le decisioni vanno riviste! Tutti sappiamo bene che le decisioni spettano alla politica. Non vi sono deroghe! Che significa richiedere di nuovo pareri su deroghe, che sono in contrasto con l’obiettivo della la normativa nazionale (che tutti conosciamo da anni) di mantenere soltanto i Centri nascita con almeno 500 nati/anno?  E’ chiaro che a Sud di Salerno, per quasi mille nati ogni anno spetterebbero quasi due Centri nascita. Se è uno soltanto ed è ubicato a Vallo della Lucania bisogna sapere che, relativamente al Presidio di Vallo della Lucania, la Commissione nazionale, così come scritto negli atti, ha espresso parere positivo sulla deroga soltanto per un anno. Evidentemente esistono dubbi sulla reale possibilità di far partorire a Vallo tutte le donne del territorio a Sud di Salerno, circa 250 mila abitanti. Evidentemente la Commissione avrà avuto qualche dubbio anche sulla reale recettività e capacità del Reparto Ostetricia e Unità neonatale di Vallo a concentrare quasi mille nascite/anno. Ed allora bisogna decidere, più che riproporre richiesta di parere su deroghe. Polla ha gli spazi e le attrezzature (addirittura ha una sala operatoria dedicata), ha il personale medico ed infermieristico e quindi la capacità di essere Centro nascite, molto più di Vallo della Lucania e di Sapri. Verificate! Vero è che a Sud di Salerno è ragionevole individuare almeno due punti nascita, essendo i parti complessivamente quasi mille ogni anno. Polla può essere almeno uno dei due punti nascita da individuare! Se Vallo della Lucania, dopo un anno, si rivelasse insufficiente per gli spazi e per il personale in servizio, volete che un vasto territorio, esteso quasi come la Valle d’Aosta ed il Molise, resti senza Centro nascite ? Che cosa significa ciò si legge nel provvedimento regionale: “i posti letto in chiusura…. vanno riprogrammati ad altre discipline”? In base a quali necessità? Il primo gennaio 2019, giorno deciso per la chiusura, è purtroppo assai vicino. Verificate il numero dei parti, gli spazi disponibili ed il personale in servizio e poi decidete!””

1 Commento

  1. L’articolo di Aldo Bianchini è di assoluta attualità, oltre che di grande utilità per capire, in quanto viene messa in evidenza l’importanza e l’assoluta centralità in materia di programmazione dei servizi sanitari, che la Legge attribuisce al Comitato di Rappresentanza e al suo Presidente.
    Purtroppo, spesso il Comitato di rappresentanza viene confuso con la Conferenza dei Sindaci, che invece è rappresentata dal consesso di tutti i sindaci dei Comuni ricadenti nel territorio della Azienda Sanitaria Locale, i quali, per l’esercizio delle loro funzioni, devono eleggere 5 loro Rappresentanti, che costituiscono appunto il Comitato di rappresentanza.
    Il ruolo importantissimo del Comitato di rappresentanza è definito dalla Legge Regionale della Campania n.32 del 3 novembre 1994, che tra l’altro individua (art.20, comma 5), allorché il Comitato viene costituito e quindi nella prima seduta, il suo Presidente, nella persona del Sindaco del Comune avente il maggior numero di abitanti.
    La stessa Legge prevede altresì (art.20, comma 10) che i componenti delegati del comitato di rappresentanza decadono allorché decade il sindaco del rispettivo comune.
    Il successivo art.21 elenca gli importanti compiti attribuiti al suddetto Comitato e precisa i rapporti che lo stesso ha con l’Azienda sanitaria locale.
    Ritengo sia molto utile per tutti, soprattutto per i politici, rileggere i due articoli che di seguito vengono riportati integralmente:

    Art. 20
    Il Sindaco, la Conferenza dei Sindaci e il Comitato di rappresentanza.
    1. Gli organi rappresentativi dei comuni esprimono, nell’ambito territoriale di ciascuna Azienda sanitaria locale, i bisogni socio – sanitari delle rispettive comunità locali.
    2. Nelle aziende sanitarie locali il cui ambito territoriale coincide con quello del comune spetta al sindaco e a un suo delegato la rappresentanza del comune per le seguenti funzioni:
    a. provvedere alla definizione, nell’ambito della programmazione regionale delle linee di indirizzo per l’impostazione programmatica delle attività dell’azienda:
    b. esaminare il bilancio pluriennale di previsione ed il bilancio di esercizio e rimettere alla Giunta regionale le relative osservazioni;
    c. verificare l’andamento generale dell’attività segnalando al direttore generale ed alla Giunta regionale valutazioni e proposte anche con la finalità di assicurare l’adeguata erogazione delle prestazioni previste dai livelli uniformi di assistenza;
    d. contribuire alla definizione dei piani attuativi programmatici dell’Azienda sanitaria locale trasmettendo al direttore generale ed alla Giunta regionale valutazioni e proposte.
    3. Nelle Aziende sanitarie locali il cui ambito territoriale non coincide con il territorio del comune, le funzioni del sindaco previste al comma 2 sono svolte dalla conferenza dei sindaci dei comuni ricompresi nell’ambito territoriale di ciascuna Azienda sanitaria locale, costituita nel suo seno da cinque componenti nominati dalla stessa conferenza. (1)
    4. I nominativi dei componenti del comitato di rappresentanza sono comunicati, nei successivi dieci giorni dalla loro designazione da parte della conferenza dei sindaci, alla Regione che provvede, con decreto del Presidente della giunta regionale, alla istituzione del comitato di rappresentanza per ciascuna Azienda sanitaria locale ed alla notifica del decreto al Direttore generale e ai nominati componenti. (2)
    5. Il comitato di rappresentanza, così costituito, è convocato e presieduto dal sindaco o un suo delegato del comune che ha il maggior numero di abitanti. (3)
    6. Fermo restando quanto previsto dal comma 5, per la disciplina delle modalità di convocazione della conferenza, della validità della seduta, della procedura di voto, si applicano le disposizioni statutarie e regolamentari del consiglio comunale con il maggior numero di abitanti. (4)
    [7. Le risultanze della votazione vengono comunicate entro 10 giorni alla Regione che provvede con decreto del Presidente della Giunta regionale, alla istituzione del comitato di rappresentanza per ciascuna Azienda sanitaria locale ed alla notifica del decreto al direttore generale.] (5)
    7 bis. In caso di mancata elezione del comitato di rappresentanza dopo tre convocazioni successive, il Presidente della Giunta regionale assegna, con lettera notificata ai sindaci dei comuni ricadenti nell’ambito territoriale dell’azienda, un termine non superiore a venti giorni per provvedere. Decorso inutilmente detto termine, il Presidente adotta i provvedimenti necessari e procede, con proprio decreto, all’istituzione del comitato di rappresentanza, formato da cinque componenti scelti tra i sindaci dei comuni che, nell’ambito territoriale e di riferimento, contano il maggior numero di abitanti. (6)
    [8. Il comitato di rappresentanza è convocato, nella prima seduta, dal sindaco che, tra i componenti eletti rappresenta il comune con maggior numero di abitanti, entro 15 gg. dalla data di istituzione.] (5)
    [9. Nel corso della prima seduta si procede all'elezione del presidente ed alla designazione del segretario, scelto tra i dirigenti amministrativi dei comuni dell'Azienda sanitaria locale. Tale seduta è presieduta dal sindaco di cui al comma precedente, mentre le funzioni di segretario sono svolte dal componente più giovane.] (5)
    10. I componenti delegati del comitato di rappresentanza decadono allorché decade il sindaco del rispettivo comune. Il comitato di rappresentanza è interamente rinnovato se, per dimissioni o altre cause, venga a mancare la metà dei suoi membri elettivi. (7)
    11. Restano ferme le attribuzioni dei sindaci di cui all’art. 3 della legge regionale 8 marzo 1985, n. 13, in materia di igiene e sanità pubblica nonché, le competenze della Regione di cui all’art. 4 della stessa legge regionale.
    11 bis. Il comitato dei sindaci di distretto si riunisce e valuta preliminarmente gli argomenti all’ordine del giorno del comitato di rappresentanza insieme ai propri rappresentanti che sono così vincolati al rispetto delle decisioni adottate. (8)
    11 ter. Su richiesta della maggioranza, o di un terzo dei componenti del comitato di rappresentanza dei sindaci dei comuni rientranti nell’ambito territoriale dell’Azienda sanitaria locale, su problemi a forte impatto (mancato rispetto dei Livelli essenziali di assistenza, apertura o chiusura di macrostrutture con ricadute sui livelli di occupazione o sui consumi di risorse economiche), il Presidente del comitato di rappresentanza convoca i sindaci o loro delegati di tutti i comuni rientranti negli ambiti territoriali delle aziende sanitarie locali. (8)
    ________________________________________
    (1) Comma così sostituito dall’articolo 1, comma 1, lettera g) della legge regionale 21 luglio 2012, n. 23.
    (2) Comma così sostituito dall’articolo 1, comma 1, lettera h) della legge regionale 21 luglio 2012, n. 23.
    (3) Comma così sostituito dall’articolo 1, comma 1, lettera i) della legge regionale 21 luglio 2012, n. 23.
    (4) Comma così sostituito dall’articolo 1, comma 1, lettera l) della legge regionale 21 luglio 2012, n. 23.
    (5) Comma abrogato dall’articolo 1, comma 1, lettera m) della legge regionale 21 luglio 2012, n. 23.
    (6) Comma aggiunto dall’articolo 1, comma 6, lettera b) della legge regionale 5 maggio 2011, n. 7.
    (7) Comma così sostituito dall’articolo 1, comma 1, lettera n) della legge regionale 21 luglio 2012, n. 23.
    (8) Comma aggiunto dall’articolo 1, comma 1, lettera o) della legge regionale 21 luglio 2012, n. 23.
    ________________________________________
    ________________________________________
    Art. 21
    Rapporti tra aziende sanitarie locali e organi rappresentativi dei comuni.
    1. Il direttore generale di ciascuna azienda sanitaria locale orienta la propria attività programmatica sulle linee di indirizzo fornite dal sindaco o dal comitato di rappresentanza.
    2. Copia degli atti adottati dal direttore generale in materia di programmazione, bilancio pluriennale di previsione, bilancio di esercizio, sono trasmessi al sindaco o al comitato di rappresentanza per il relativo esame nonché, per le relative osservazioni e proposte.
    3. Al fine di consentire l’esercizio della funzione di verifica dell’andamento generale dell’azienda sanitaria locale il direttore generale provvede a redigere relazioni annuali da inviarsi al sindaco o al comitato di rappresentanza.

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